Scenari per le strategie di investimento tra USA, Cina, Europa

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L’aumento dei deficit di bilancio sta cambiando le aspettative sulla politica monetaria statunitense: gli investitori sono sempre più convinti che il “dominio fiscale” — la pressione sulle banche centrali a mantenere i tassi bassi per alleggerire il peso del debito pubblico — definirà la prossima fase dei mercati globali.

All’Economic Outlook – Special Edition 2026 della Camera di Commercio Svizzera a Hong Kong, i relatori hanno avvertito che la credibilità della Federal Reserve dipende da come gestirà inflazione, shock energetici e pressioni politiche.

Martin Hennecke, head of Asia Investment Advisory di St. James’s Place Wealth Management, ha richiamato l’avvertimento dell’ex presidente Fed Janet Yellen: le condizioni per il dominio fiscale si stanno chiaramente rafforzando. Ha spiegato che i deficit sono ormai così ampi che la Fed potrebbe dare priorità alla riduzione dei costi di servizio del debito rispetto alla lotta all’inflazione, rischiando tassi reali negativi ed erosione del potere d’acquisto.

Antony Creighton, director e head of Strategy (Asia ex-Japan) di Lazard Asset Management, ha condiviso la preoccupazione. Pur riconoscendo che la geopolitica domina le prime pagine, ha osservato: «Escludendo i rumori di fondo, i segnali più forti che riceviamo riguardano i deficit di bilancio».

Bassam Salem, moderatore e chairman del Finance and Banking Council di SwissChamHK, ha scherzato dicendo che “tre è il nuovo due”, riferendosi al fatto che la Fed sembra a suo agio con un’inflazione al 3% invece del tradizionale obiettivo del 2% — segnale di una maggiore tolleranza nella politica monetaria.

Tuttavia, Dong Chen, chief investment officer Asia di Bank J. Safra Sarasin, ritiene improbabile che il presidente Fed Kevin Walsh assecondi le pressioni politiche a scapito della credibilità. Secondo lui, la posizione di Walsh contro il dominio fiscale indica che resterà concentrato sull’inflazione, anche se ulteriori rialzi dei tassi non sono imminenti.

Obbligazioni, azioni e asset alternativi

Il panel ha concordato che i mercati azionari offrono ancora valore selettivo, mentre quelli obbligazionari affrontano ostacoli strutturali. Creighton ha sottolineato la strategia di Lazard di “stare vicino alle aziende e lontano dai governi”, riflettendo scetticismo sulla sostenibilità del debito sovrano. Hennecke ha avvertito che i deficit negli Stati Uniti e nell’Eurozona potrebbero prevalere sui tradizionali mandati antiinflazione, rendendo meno attraenti i titoli di Stato nonostante i rendimenti al 45%.

L’oro è emerso come alternativa rifugio. Chen ha ricordato come la confisca degli asset russi nel 2022 abbia innescato un disaccoppiamento tra prezzi dell’oro e tassi reali USA, spingendo i mercati emergenti a rimpatriare riserve per timore di sanzioni finanziarie americane. Creighton ha definito la mossa “comportamentale”, riflesso di una fiducia ridotta nei custodi occidentali più che di una necessità economica. È stato citato anche il bitcoin come parte della diversificazione, pur con avvertimenti sulla volatilità.

Le azioni restano più appetibili delle obbligazioni grazie alla maggiore resilienza in contesti inflazionistici, ma i rischi di bolle in IA e tecnologia impongono prudenza. L’entusiasmo attorno a tecnologia e intelligenza artificiale — l’IPO record di SpaceX, che ha reso Elon Musk per un breve periodo un “trilionario”, è stata citata come esempio di valutazioni gonfiate.

Salem ha osservato che SpaceX tratta a quasi 100 volte i ricavi, ben oltre Apple (10) e Nvidia (14). Eva Lee, head of Greater China Equities di UBS Global Wealth Management CIO, ha avvertito che gli investitori ora chiedono monetizzazione agli sviluppatori di modelli IA, non più crescita a ogni costo, spostando l’attenzione sulle catene di fornitura di semiconduttori e sui produttori di apparecchiature con domanda tangibile.

Lee ha aggiunto che gli hyperscaler cinesi come Alibaba faticano perché le attività core affrontano concorrenza intensa e margini sottili, impedendo loro di replicare la redditività dei concorrenti americani.

Creighton ha messo in guardia dal dichiarare che “questa volta è diverso”, ma ha riconosciuto che, sebbene gli sviluppatori di modelli IA possano trovarsi in territorio di bolla, le aziende consolidate con profitti restano solide. Hennecke ha segnalato i rapidi progressi della Cina nelle esportazioni hitech come minaccia competitiva per Corea del Sud e Taiwan, suggerendo che le valutazioni delle IPO americane potrebbero essere vulnerabili alla concorrenza globale.

Da sinistra a destra Martin Hennecke, Eva Lee, Dong Chen, Antony Creighton, Bassam Salem

Opportunità di diversificazione

Nonostante i consumi deboli, Chen ha sostenuto che i beni di consumo di base cinesi offrono benefici di diversificazione, con una correlazione di appena 0,15 rispetto all’S&P 500 negli ultimi 15 anni. Hennecke ha aggiunto che i risparmi delle famiglie in Cina restano consistenti, il che potrebbe favorire un rimbalzo inatteso della spesa.

Entrambi hanno visto valore in settori a lungo liquidati come “morti”, quali immobiliare e beni di consumo, che potrebbero offrire opportunità contrarian. Lee ha sottolineato che le esportazioni cinesi di apparecchiature per semiconduttori stanno sostenendo la crescita del PIL nonostante la domanda interna debole, evidenziando la natura “a K” dell’economia.

I relatori hanno toccato anche i mercati privati e le restrizioni ai capitali. Lee ha notato che i limiti agli investimenti outbound imposti da Pechino stanno frenando assicuratori e acquirenti immobiliari cinesi a Hong Kong, riducendo la liquidità nel real estate.

Salem ha osservato che gli investitori della Cina continentale faticano a spostare fondi all’estero a causa del tetto annuo di 50 mila dollari USA, creando margini di negoziazione per gli acquirenti locali. Chen ha suggerito che i mercati privati potrebbero beneficiare della diversificazione, soprattutto in Asia, dove storie legate a consumi e biotech potrebbero riemergere dopo anni di trascuratezza.

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