Per chi lo ha conosciuto davvero, Gino era semplicemente il Prof. Così lo chiamavano gli studenti, che in fondo non ha mai smesso di avere quel nomignolo, anche fuori dalle aule. Era una guida naturale, uno di quelli che non dovevano alzare la voce per farsi ascoltare. Per le istituzioni, invece, Luigi Nicolais era un nome che coincideva con una funzione, quasi con un’idea di interesse pubblico praticato, non dichiarato.
Era esattamente come ci si immagina un professore universitario nel senso più pieno del termine: una persona che insegnava, certo, ma che portava con sé anche una conoscenza profonda dell’industria, della ricerca applicata, delle responsabilità che arrivano quando le decisioni incidono davvero sulla realtà.
Nicolais è stato uno di quei rari uomini capaci di tenere insieme ricerca, visione e istituzioni senza mai ridurle a compartimenti stagni. Scienziato di fama internazionale, tra i più citati al mondo nel campo dei materiali avanzati, ha costruito collegamenti solidi tra università, impresa e pubblica amministrazione quando farlo non era ancora una “missione”, ma una scelta controcorrente.
Oltre 350 pubblicazioni scientifiche. Ministro per le Riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione dal 2006 al 2008, anno in cui nasceva Startupbusiness, subito dopo Lucio Stanca che aveva portato al debutto quel ruolo, assessore alla Ricerca della Regione Campania, Presidente del CNR, docente all’Università Federico II di Napoli, professore negli Stati Uniti, professore emerito di Scienza e tecnologia dei materiali per l’ateneo federiciano. Un cammino che attraversa ricerca, università e istituzioni lasciando tracce concrete, non solo incarichi.
Nato a Napoli, avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 9 febbraio. Ha portato il talento del Sud nel mondo senza mai recidere il legame con le proprie radici. Figlio di Sant’Anastasia, ha vissuto tra Napoli, Roma e Vico Equense, restando sempre profondamente ancorato alla sua terra. Non per nostalgia, ma per responsabilità.
Cosa ci lascia oggi Gino Nicolais? La risposta va oltre i ruoli ricoperti e oltre i curricula. Oltre alle ricerche sui polimeri che lo hanno reso un riferimento mondiale nella scienza dei materiali, Nicolais lascia un modo di intendere l’innovazione come processo collettivo, concreto, misurabile. Un approccio che ha generato spin-off, startup, nuove traiettorie di trasferimento tecnologico, molto prima che questi termini entrassero nel linguaggio comune.
Il titolo più importante, quello che resta, non è scritto da nessuna parte. È stato l’uomo che, prima di molti, ha creduto davvero nell’ecosistema delle startup italiane e, in particolare, in quello del Sud. Quando parlare di innovazione non era una moda da raccontare, ma una responsabilità da assumersi.
Per questo è stato più di un professore: è stato un maestro. Non per retorica, ma per metodo. Per le dritte nette, i complimenti sinceri, i consigli pratici dati senza filtri. Ha spinto molti di noi a fare, a connettere, a superare frammentazioni inutili, a pensare in grande restando con i piedi ben piantati nella realtà. Quando parlava di innovazione, partiva sempre dai fatti. Le frasi fatte non gli sono mai appartenute.
Per me, e per molti, è stato anche un amico. È stato facile, per mondi diversi, provare a coinvolgerlo: politica, istituzioni, università, industria. E in ogni contesto ha cercato di lasciare un segno, non una firma. Era uno di quelli che aprono strade, mettono in relazione persone e includono i talenti attraverso le azioni, prima ancora che con le parole.
Da ministro avviò misure che prepararono il terreno al venture capital nel Mezzogiorno, tra cui strumenti pionieristici come il Fondo HT Sud. Tentativi concreti, non perfetti ma necessari, per collegare ricerca e capitale e far nascere nuove imprese. Oggi quelle scelte sembrano naturali. Allora richiedevano visione e coraggio.
Ha dimostrato che il talento nato a Napoli può competere e brillare a livello globale senza rinnegare le proprie radici. Con rigore, con umanità, senza mai scindere competenza e responsabilità.
Tra i suoi ultimi progetti c’è Materias, acceleratore early-stage dedicato all’innovazione tecnologica e al trasferimento tecnologico. Un’infrastruttura silenziosa ma strategica, pensata per trasformare ricerca scientifica e materiali avanzati in nuove imprese, con un asse operativo tra Napoli e Bari e una base nel campus della Federico II a San Giovanni a Teduccio. Un luogo che oggi non è solo “dove c’è l’Apple Academy”, ma anche uno dei punti in cui Nicolais ha continuato a lavorare per l’università e per il territorio, anche dopo aver concluso l’impegno accademico.
Oggi Napoli, il Sud e l’Italia perdono una mente straordinaria. Il mondo della ricerca e dell’università perde un punto fermo. Chi crede nell’innovazione come responsabilità collettiva perde un riferimento autentico.
Grazie, Gino. Per ciò che hai costruito. Per ciò che hai suggerito, creato, ispirato. Grazie anche per i complimenti e per i consigli che ci hanno aiutato a pensare e ad agire meglio. Per aver reso l’innovazione “made in Naples” una cosa seria, credibile, concreta, internazionale.
La camera ardente di Luigi Nicolais, professore emerito di Scienza e Tecnologia dei Materiali dell’Università Federico II di Napoli, sarà allestita oggi, 12 gennaio, dalle ore 15.30 alle 20.30 nell’Aula Pessina dell’Ateneo federiciano (sede centrale del Rettorato). Sarà riaperta domani, 13 gennaio, dalle ore 8.00 fino al trasferimento del feretro nella Basilica di Santa Chiara, dove alle ore 16.00 si svolgeranno le esequie.
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