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Calcolo ROI, cos’è, formula ed esempi di return on investment

ROI e i suoi fratelli: cosa vogliono dire Roi, Roe, Roas, Ros e come calcolarli e perché gli investitori vogliono vedere questi indici di reddittività.

21 Giu 2022

Spesso quando si vuole lanciare una startup o già ci si lavora, o per essa si vogliono investire soldi in una attività finanziaria, di marketing o sul personale, una delle domande che ci si pone sin da subito è: «ma alla fine quanto ci guadagno?». Eppure per misurare il successo di un investimento basta partire da una formula: ROI, uno dei calcoli più semplici e allo stesso tempo efficaci.

Cos’è il ROI

Il ROI (Return On Investment) indica il tasso di rendimento (return) sul totale degli investimenti (investment) di un’impresa. È il tasso di redditività che ci permette quindi di valutare già in principio il successo di un investimento. Ci consente di scoprire quante volte i ricavi di un’attività coprono i suoi costi.

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In economia aziendale è uno degli indici di bilancio di più frequente utilizzo nell’analisi di redditività aziendale. Si ottiene facendo il rapporto fra il risultato operativo – dato dalla differenza dei ricavi (core business) e costi (costi di produzione) – e il totale del capitale investito operativo netto – ovvero il totale degli investimenti per produrre quella operazione.

Il ROI può essere utilizzato anche per valutare le performance di altri settori, come quello del marketing per le campagne digital o sponsorizzazioni sui social.

A cosa serve il Ritorno sull’investimento

Il Return on investment è utile per calcolare, guidare e quindi scegliere la strategia giusta da utilizzare in un investimento, ovvero su quale tipo di operazione conviene impiegare l’investimento. In poche parole serve a valutare e a scegliere quale sia l’azione migliore per prevenire i rischi. Il ROI tra gli indici di redditività è quello che si focalizza sul business dell’impresa, per capire se l’attività dell’impresa sia svolta in maniera efficace, portando reddito soprattutto per logiche di lungo termine e per dare una continuità aziendale – detto semplicemente, per non fallire.

Cosa sono gli indici di redditività

Gli indici di redditività in primis sono utilizzati nell’Analisi di Bilancio. Per redditività si intende la capacità dei ricavi di coprire i costi e remunerare il capitale di rischio. Gli indici di redditività fanno parte della classe degli indici di bilancio e misurano la capacità di un’impresa di generare valore e produrre reddito. La loro funzione primaria è di fornire indicatori sintetici che favoriscano un confronto agevole tra bilanci di annualità differenti o anche di imprese diverse. Esistono numerosi indici di redditività, detti anche indicatori economici. Ovviamente il loro impiego dipende dal tipo di azienda (forma giuridica e legale, oggetto sociale ecc..) o dal tipo di business. Come si può notare, gli indici di redditività possono avere denominazione diverse, a causa dell’influenze degli acronimi inglesi sulle discipline aziendali.

ROI

Return on investment, rendimento del capitale investito.

Come abbiamo analizzato, il ROI è utile per verificare se gli investimenti effettuati siano in grado di generare reddito. Si calcola mettendo a rapporto due valori: reddito operativo e totale attivo di stato patrimoniale.

ROE

Return on equity, redditività del capitale proprio aziendale (del capitale proprio investito dall’investitore)

È un indice utilizzato in particolare per l’analisi delle società quotate: la differenza tra queste ultime rispetto alle PMI è di avere già una valorizzazione di mercato. Il ROE diventa importante in caso di acquisizione di un’impresa. Infatti può aiutare a capire in che misura investire in tale azienda sia profittevole.

La differenza tra ROI e ROE sta nel fatto che nel primo caso indica quanto rende l’investimento in sé. Nel secondo quanto rende l’investimento all’investitore. I due valori quindi potrebbero anche coincidere o essere differenti.

Si calcola mettendo a rapporto risultato di esercizio (reddito netto) e patrimonio netto. Si esprime nella seguente formula: (utile / patrimonio netto) X 100. Il risultato è in forma percentuale (%). Quindi se il ROE ottenuto dai dati di un’azienda risulta essere il 10%, significa che il capitale investito direttamente dai soci guadagna 10 euro ogni 100 euro investiti.

ROAS

Return On Advertising Spend, Ritorno sull’investimento pubblicitario.

Si differenzia dal ROI perché è semplicemente la differenza tra il guadagno derivante dalla campagna marketing e la spesa sostenuta per la campagna stessa.

Nel calcolare il ROI, invece, bisogna tenere conto delle spese: per esempio in caso di un e-commerce, si dovrà sottrarre dal guadagno le spese relative ai costi di spedizione e le spese di magazzino.

La differenza tra ROI e ROAS è che il ROAS è l’indicatore specifico per l’advertising e più semplice da calcolare, ma non così specifico come il ROI, che misura proprio la redditività di una campagna e nel cui calcolo vanno considerati tutti i costi.

ROS

Return on sales, redditività delle vendite

Il ROS permette di calcolare quanto l’azienda guadagni direttamente dalle vendite. In qualche modo rappresenta una media dei margini sulle vendite. Il ROS si ottiene mettendo a rapporto tra due valori di bilancio: reddito operativo; ricavi da vendite e prestazioni. Così facendo, la formula che si ottiene è questa: (reddito operativo / ricavi da vendite) X 100.

Un ROS minimo deve essere maggiore degli oneri finanziari sul valore della produzione, ovvero, il reddito operativo deve essere in grado di ripagare almeno gli interessi passivi. Dal momento che è strettamente collegato al ciclo produttivo e commerciale dell’azienda, dovrebbe essere monitorato ogni trimestre.

Qual è la formula per calcolare il ROI

Profitto (Reddito Operativo)

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Capitale investito netto (Operativo)

In realtà bisogna tenere a mente che il più delle volte per ROI, specialmente in economia aziendale, non si deve intendere l’Utile (rapporto tra Costi e Ricavi) ma il Reddito operativo, ovvero il numeratore sarà dato dal risultato della gestione caratteristica (core business dell’impresa), escludendo proventi e oneri relativi alla gestione straordinaria (esempio le tasse o finanziamenti); il denominatore invece sarà la somma impiegata nei soli investimenti caratteristici dell’attività d’impresa al netto dei rispettivi fondi ammortamento e di eventuali accantonamenti: ovvero quanto si sta decidendo di investire nella gestione caratteristica (core business) .

Esempio di calcolo del ROI

Uno dei casi in cui il ROI può essere utilizzato è quando un investitore vuole fare un AUCAP nel capitale della startup cui già investe oppure quando un investitore vuole investire in una nuova startup. Tra i primi indici di redditività andrà sicuramente a notare il ROI. Facciamo un esempio:

Una startup sta per fare una exit perché una società terza è interessata alla sua acquisizione. Se quest’ultima acquista la startup per la somma complessiva di 1.000.000 di euro (incluse le spese di notaio, imposte di registro ecc…) e la rivende tempo dopo per 1.200.000 euro, avrà un profitto del 20%, ovvero 200.000 euro sarà il valore del ROI. Potrebbe però non coincidere con il ROE, perché se avesse preso 500.000 euro di capitali propri e gli altri 500.000 li avesse presi tramite magari un’holding, avrebbe sempre avuto 200.000 euro in valore assoluto di profitto – in quanto lo ha venduto sempre a 1.200.000 euro – ma in questo caso i 200.000 euro non saranno paragonati a 1.000.000 di capitali propri, bensì solo 500.000 euro; ecco che il suo ROE sarebbe allora del 40%. Questo fa capire che il profitto personale che si può ottenere da un investimento non deriva tanto da quanto bene o male vale l’investimento di per sé, ma anche dall’utilizzo del capitale. Se il ROI è l’indice per conferire maggiore continuità aziendale, il ROE lo è ancora di più, perché è l’indice legato alla crescita del patrimonio a lungo termine.

Ecco perché in molti casi, non basta limitarsi ad un semplice calcolo (ricavo – spesa = guadagno), ma bisognerà giocare su più indici di redditività possibili.

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