Com'è la startup di Billy Berlusconi, la fabbrica degli avatar
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK
Com’è la startup di Billy Berlusconi, la fabbrica degli avatar

Provando a immaginare dove potrebbe essere IGOODI, la startup di Billy Berlusconi, tra 5-10 anni, forse Billy si è visto come il tycoon di una multinazionale iper-tech con ufficio all’ultimo piano di qualche building di Hong Kong. Il physique du role ce l’ha, e probabilmente il fiuto, perché l’industria degli avatar è di quelle strane, che ora come ora sembrano lontane dalla realtà, ma hanno il potenziale per essere una bomba.

A cosa serva crearsi un avatar è la domanda giusta, perché è chiaro che la tecnologia di IGOODI, la prima factory italiana di Avatar realistici, è complessa, ha richiesto sforzi e investimenti e non è un divertissement.

Il progetto si chiama “The Digital You”: una capsula digitale di metallo, in cui gli utenti possono entrare, farsi scansionare e ricevere – attraverso un’app dedicata – il proprio alter ego digitale, ovvero un modello digitale di se stessi in 3D. Un digital twin, non di un oggetto, tecnologia agli esordi e di cui abbiamo scritto, ma di un essere umano. 

Come funziona: all’interno della capsula avviene la scansione della persona con la massima precisione, tramite le più avanzate tecniche di fotogrammetria e un processo di misurazione biometrica. Si tratta di un altro “se stesso” completamente virtuale, identico all’originale fisico.

“The Digital You” è costituito da tre componenti: “The Gate”, la cabina di scansione automatizzata dal design avveniristico; la piattaforma tecnologica e un’applicazione mobile per la gestione dell’avatar da parte dell’utente, disponibile per sistemi operativi iOS e Android.

Billy Berlusconi (figlio di Paolo Berlusconi) e il suo team hanno investito anni di ricerca, progetti e brevetti. E creato qualcosa che ancora non esiste. 

Ma tornando alla domanda iniziale: a cosa serve un avatar digitale?

“Questa scommessa riguarda l’ingresso del corpo delle persone nel mondo digitale attraverso la presenza della propria immagine dinamica, e questo può avere molteplici applicazioni nel B2B e rivoluzionare anche molti ambiti del B2C” ha detto Billy Berlusconi.

I campi di applicazione nel B2B di “The Digital You” sono molteplici e spaziano dalla moda allo sport e benessere, dalla salute all’intrattenimento, passando per i social network.

Nel campo del fashion sarà possibile far fronte al problema dei resi nell’e-commerce; nel mondo dei casting per le sfilate i book dei modelli potranno essere sostituiti da avatar che ne certificano aspetto e misure fisiche.

Nell’ambito della salute la tecnologia di IGOODI troverà applicazioni in campo ortopedico rendendo possibile la stampa di tutori 3D coerenti con le misure fisiche del paziente; in campo dermatologico si potrà innovare la diagnostica dei nei; nell’ambito della riabilitazione motoria sarà possibile utilizzare l’avatar del paziente per stimolare i suoi neuroni specchio e facilitare così il riapprendimento del movimento.

Nel campo dello sport e benessere si potranno progettare percorsi di allenamento e miglioramento fisico programmando scansioni periodiche del corpo che emetteranno dati aggiornati direttamente trasmissibili a personal trainer, fisioterapisti e nutrizionisti.

Rispetto all’industria dell’intrattenimento e del gaming la creazione di avatar potrà avere risvolti significativi nel mondo degli e-sports e dei videogame, con esperienze totalmente immersive che assottigliano il confine tra reale e virtuale.

Sui social network si apriranno anche nuove opportunità per i brand che vorranno creare nuove esperienze per i propri follower che si saranno dotati di avatar digitali, come ad esempio la creazione di contest ad hoc.

IGOODI e GELLIFY

IGOODI ha già delle partnership con Politecnico di Milano all’ Università degli Studi di Verona, che hanno contribuito alla realizzazione della tecnologia;  ma un altro punto a favore della sua validità come progetto industriale è dato dall’ingresso della società nel portafoglio di Gellify, la piattaforma di innovazione B2B che ha sede a Bologna che accompagna le startup digitali in un processo di gellificazione, cioè di consolidamento del proprio modello di business, e le connette alle aziende tradizionali.

GELLIFY sta supportando il team nel progetto “The Digital You” e nell’implementazione della piattaforma e dell’applicazione mobile.

“L’ingresso di IGOODI nel portafoglio di GELLIFY rafforza la nostra presenza nell’ambito dello sviluppo di tecnologie innovative applicate alle intersezioni tra il mondo fisico, quello digitale e il design. – dichiara Fabio Nalucci, CEO e Founder di GELLIFY – Siamo certi che molti ambiti del B2B potranno giovare di queste tecnologie ed offrire ai propri utenti nuovi potenziali.” 

Il mercato potenziale

Se volessimo dare una dimensione di mercato a IGOODI, non essendoci ancora una vera e propria industria degli avatar (tralasciando le app con cui si creano avatar digitali, ma che sono un’altra cosa), possiamo fare riferimento all’industria dei digital twin, un mercato che, secondo MarketsandMarkets,  dovrebbe passare da 3,8 miliardi di dollari nel 2019 a 35,8 miliardi di dollari entro il 2025, con un CAGR del 37,8%.

Ma è solo un punto di riferimento, poiché questa industria dei digital twin non tiene conto di ‘un avatar di se stessi’;  l’industria degli avatar, se decollerà, è destinata ad assumere una sua dimensione e campi applicativi che probabilmente oggigiorno non siamo ancora in grado di immaginare.

Per farsi un’idea del potenziale, bisogna pensare a Lilmiquela , l’avatar su Instagram di una modella con oltre i,6 milioni di follower, di cui non è ancora stata rivelata la vera identità, ma che fa promozione ai brand. Nessuno dei suoi follower si ha mai lamentato che sia un avatar, a riprova del fatto che la percezione del confine tra digitale e reale è un aspetto della cultura umana in forte discontinuità rispetto al passato, soprattutto nelle giovani generazioni.

Fino a oggi il digitale è entrato nella nostra vita, adesso saremo noi, con il nostro corpo, a entrare nel digitale. Roba da far impallidire Second Life.

Donatella Cambosu

 

 

 

 

Share:

direttore
Ricevi la nostra newsletter

Pubblicato il:

20 ottobre 2019


Articoli correlati
Video Consigliati
reply