Contenuti video, un mercato in espansione e l'Italia c'è
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Contenuti video, un mercato in espansione e l’Italia c’è

Avod, Svod, Tvod, Mcn, Pvod. C’è un universo di modelli e di spettatori, una logica del tutto nuova con cui si distribuiscono, propongono, vendono contenuti video, una granularità di offerta che da un lato è capace di dare risposta a ogni esigenza e desiderio e dall’altro è una opportunità per chi fa business in questo ambito.

Tornando alle sigle. Avod sta per Advertising video on demand, in Svod la S sta per Subscription, in Tvod la T sta per Transaction. Si tratta quindi di piattaforme che propongono contenuti video pagati, rispettivamente, dalla pubblicità, dagli abbonamenti o dalle singole transazioni, quindi dagli acquisti del singolo contenuto. E poi ci sono i Multi channel network che invece lavorano con i contenuti pubblicati su altre piattaforme, sostanzialmente Youtube, mentre i Pvod sono i servizi che si concentrano su contenuti Premium che quindi possono essere, per quanto riguarda il modello economico, soprattutto ad abbonamento e a transazione.

Questo in estrema sintesi e senza la pretesa di disegnare un mappa completa, ma con il desiderio di gettare uno sguardo su un mondo che sta crescendo moltissimo anche nel nostro Paese anche grazie a scaleup e startup che hanno deciso di puntare su questo fenomeno che sta trasformando il modo in cui consumiamo contenuti video.

Se si pensa a piattaforme Svod di certo quella che viene prima in mente, la più popolare, è Netflix che ha saputo conquistare un pubblico globale e che sempre più è orientata a proporre contenuti autoprodotti. Se si pensa a piattaforme Tvod la parte del leone in Italia e con un piano di espansione in Europa in pieno sviluppo, la fa Chili, se si pensa a una piattaforma Avod un nome italiano è quello di VVVVID, se poi si guarda all’ambito dei Multi channel network la scaleup italiana che sovviene è Greater Fool Media.

Tanti modelli quindi, tanto quante sono le opportunità per non parlare dei contenuti. Tutte le aziende citate non sono startup alle prime armi ma aziende che già fatturano ben oltre il milione di euro e sono aziende che hanno ben chiaro sia il loro posizionamento, sia la loro evoluzione.

C’è chi come Chili punta sui contenuti di prima scelta come i film dei grandi Studios di Hollywood che sono pure azionisti della società milanese (Sony Pictures Entertainment, Paramount Pictures, 20th Century Fox, Viacom, Warner Bros), che punta su un pubblico appassionato e che propone oltre ai film anche contenuti di informazione, la possibilità di acquistare i biglietti del cinema, merchandising. C’è chi come VVVVID che guarda soprattutto al pubblico dei young adult e dei kid e propone contenuti selezionati con molta cura oltre che essere molto attenta ai video di animazione, compresi quelli nati specificamente per essere visti da dispositivi mobili, e dando valore alla community. C’è chi come Greater Fool Media che mette insieme produzioni diverse indipendenti che si basano su Youtube e le fa crescere con strategie mirate ed efficaci e anche in questo caso rivolte soprattutto al pubblico dei giovani e dei bambini.

Netflix e Chili guadagnano vendendo abbonamenti e contenuti agli utenti, VVVVID e Greater Fool Media fanno leva sulla pubblicità anch’essa sempre più sofisticata e alla ricerca di veicoli di comunicazione mirati ed efficaci.

La cosa interessante è che queste piattaforme benché tutte accessibili online si posizionano in modo molto diverso dimostrando come dietro alla fruizione di un contenuto video vi siano non solo organizzazioni efficaci, snelle, fortemente ottimizzate dal punto di vista dei costi, capaci di studiare a fondo il mercato al fine di rispondere alle esigenze specifiche e orientate, tutte, all’espansione internazionale; ma anche modelli di business raffinati che spesso si accompagnano anche ad azioni volte a sostenere videomaker emergenti e forme di intrattenimento che escono da internet per tornare nei cinema e nei teatri.

Una varietà di attori gira attorno a questo mondo, oltre alle piattaforme ci sono i cinema, le media agency, gli inserzionisti, i colossi del web, le tecnologie per gestire contenuti, pubblicità, utenti e trasformare in modo radicale la relazione tra chi propone il contenuto e chi lo guarda. Ma soprattutto c’è la capacità di intuire come il mercato sta cambiando, capire che oggi Youtube è il ‘canale tv’ che occupa il terzo posto tra i più visti in Italia nel prime-time serale, intuire come la televisione generalista è di fatto superata e come i quasi-monopoli sono un paradigma non più sostenibile, comprendere che le nuove generazioni di utenti sono anche produttori, commentatori, che influenzano le tendenze, che concorrono a crearle e distruggerle, che guardano con occhio sempre più critico la pubblicità, che vogliono una maggiore qualità, che vogliono contenuti internazionali visibili con diversi dispositivi, in ogni lingua possibile, in ogni momento possibile, anche quando la connessione non c’è o non è sufficientemente buona.

E soprattutto sapere che è un mercato in forte cambiamento costante, che i vari modelli che oggi funzionano devono essere rinnovabili, espandibili e capaci di abbracciare il paradigma che è mutevole ma è anche una grande opportunità da cogliere. È il caso di dire che ne vedremo delle belle.

@emilabirascid

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direttore
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Pubblicato il:

23 luglio 2018

Categorie:

Editoriali, Must Read


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