Creadd Ventures punta a raccogliere 100 milioni di franchi svizzeri

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La raccolta per Creadd 2, il secondo fondo del venture capital svizzero Creadd Ventures, è ufficialmente partita con l’obiettivo ambizioso di raccogliere 100 milioni di franchi svizzeri.

La strategia riflette la crescita delle partecipate e la necessità di sostenere round di finanziamento sempre più consistenti, osserva Lorenzo Leoni, co-fondatore di Creadd insieme a Paolo Orsatti.

La prima fase prevede l’impegno di circa 25 milioni di franchi svizzeri da investitori già consolidati e con lunga esperienza, mentre la seconda – prevista per il prossimo anno – aprirà la porta a family office e altri limited partner europei e asiatici.

Creadd è disposto a valutare proposte da partner capaci di accompagnare il roadshow internazionale e di creare fiducia presso investitori che non hanno ancora rapporti diretti con il team.

I placement agent possono giocare un ruolo chiave nell’ampliamento della base di LP, soprattutto in mercati come Singapore e Giappone, dove Creadd ha già forti contatti, nonché a Hong Kong.

L’obiettivo di Creadd 2 è la costruzione di un portafoglio di 12-15 società con una struttura 8+2, otto anni di durata standard del veicolo per investire, gestire e portare a maturazione le partecipazioni e due anni di estensione opzionale.

L’investimento avviene in tre-quattro anni tramite capital call, con ticket iniziali da un milione a 5 milioni di franchi svizzeri e una riserva del 50% per follow-on. L’esposizione per singola società è limitata al 15% del capitale.

La strategia di allocazione settoriale prevede una distribuzione bilanciata: il 35%‑45% in lifescience e medtech, il 35%‑45% in tecnologie deeptech e il 20%‑30% in soluzioni IA e SaaS B2B. Una struttura disciplinata che assicura diversificazione, scalabilità e difesa dei diritti pro-rata.

I protagonisti

Lorenzo Leoni e Paolo Orsatti sono gli artefici di Creadd, fondo profondamente radicato nell’ecosistema tecnologico del Canton Ticino.

Lorenzo Leoni a sinistra e Paolo Orsatti, managing partner di Creadd Ventures

Leoni, imprenditore seriale e venture capitalist, ha costruito la sua reputazione tra Stati Uniti ed Europa nel settore biotech, portando con sé un bagaglio di esperienze che oggi si riflette nelle aziende healthcare nel portafoglio del fondo. La sua visione è quella di individuare aziende con proprietà intellettuale solida e potenziale clinico significativo, capaci di trasformare la ricerca in soluzioni concrete per la salute.

Accanto a lui, Orsatti porta un background industriale radicato nel mondo dei semiconduttori e delle telecomunicazioni, ha maturato competenze profonde nell’hardware e nelle tecnologie industriali. È grazie a questa prospettiva che Creadd ha sviluppato una seconda anima, quella del deep tech, capace di intercettare innovazioni in automazione, componentistica e sistemi avanzati.

La complementarità tra Leoni e Orsatti è uno dei punti di forza del fondo: due verticali diversi, ma entrambi radicati in settori ad alta intensità tecnologica e con barriere difendibili. Questa sinergia consente a Creadd di muoversi con sicurezza tra biotech e industrial technologies, integrando l’AI come tecnologia abilitante e mantenendo una coerenza strategica che ha già portato a risultati tangibili.

Leoni e Orsatti gestiscono anche TiVentures, fondo istituzionale evergreen nato nel 2016 sotto l’egida della Fondazione del Centenario BancaStato, investe esclusivamente in startup con radici nel Canton Ticino. Con ticket medi di circa CHF 500 mila franchi svizzeri e valutazioni d’ingresso tra 3 e 5 milioni di franchi svizzeri, ha sostenuto circa 25 aziende in dieci anni, raggiungendo oggi la fase di “harvesting” del portafoglio.

Creadd Ventures, invece, è privato e focalizzato su scaleup senza vincoli geografici. Con un portafoglio di 7-8 aziende, ha raccolto 12 milioni di franchi svizzeri tra fine 2023 e 2025, quasi completamente allocati. La sua funzione è dare continuità agli investimenti di TiVentures, accompagnando le società verso round da 30-40 milioni di franchi svizzeri insieme a co-investitori di primo piano come United Ventures, Swisscom Ventures, Emerald e Partech.

La tesi d’investimento

La filosofia di investimento di TiVentures e Creadd Ventures si concentra su settori ad alta intensità tecnologica, dove la proprietà intellettuale e il know-how difendibile rappresentano un vero vantaggio competitivo.

L’attenzione è rivolta principalmente all’healthcare – biotech, medtech e soluzioni digitali per la salute – e alle tecnologie industriali, oggi spesso racchiuse sotto l’etichetta di deep tech: semiconduttori, telecomunicazioni, automazione e hardware avanzato.

L’intelligenza artificiale non è considerata una verticale autonoma, bensì una tecnologia abilitante che deve integrarsi in applicazioni B2B o SaaS legate ai due ambiti principali.

Tra i risultati più significativi spicca Gain Therapeutics, portata al Nasdaq in meno di quattro anni. L’azienda ha recentemente pubblicato dati di fase 2 incoraggianti sul Parkinson, con un potenziale farmaco first-in-class capace di trasformare la gestione della malattia. Oltre al ritorno finanziario, il caso rappresenta una validazione clinica di grande impatto.

Un altro esempio è xFarm, società di agricoltura digitale cresciuta fino a superare i 200 dipendenti e presente in Europa e Brasile. Nata con il sostegno di TiVentures e poi accompagnata da Creadd, oggi è tra i leader globali del settore e attiva in acquisizioni.

Infine, Delvitech si distingue per i sistemi di ispezione ottica dei circuiti elettronici, con una forte presenza in India e prospettive di validazione industriale nel breve termine. Questi tre casi illustrano il percorso tipico dei fondi: ingresso nelle fasi iniziali con TiVentures, continuità e scale-up con Creadd, fino a risultati di portata internazionale.

Un ecosistema in evoluzione

La Svizzera è al vertice mondiale dell’innovazione da 14 anni consecutivi, grazie a poli come ETH Zurich ed EPFL, che hanno generato oltre 660 spin-off con un tasso di sopravvivenza del 93% e un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di dollari.

Nonostante questa pipeline solida, persiste un divario strutturale di capitale. I round serie A sono diminuiti in numero, pur registrando volumi record, con ticket sempre più elevati che mettono in difficoltà i fondi locali.

La sinergia tra fondi istituzionali e privati crea un continuum che riduce il rischio nelle fasi iniziali e sostiene la crescita nelle successive. In assenza di grandi ancore pubbliche come Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Bpifrance o European Investment Fund (EIF), il modello svizzero è quello di crescere organicamente, “un po’ come le startup”, osserva Leoni.

Con Creadd 2, la sfida sarà scalare ulteriormente, mantenendo la fiducia degli investitori e la qualità del portafoglio. La priorità è consolidare i primi commitment, per poi aprirsi a una platea globale. La presenza di relazioni in Asia – tra Singapore, Giappone e Hong Kong – offre un ponte naturale verso mercati e capitali internazionali.

La raccolta di 100 milioni di franchi svizzeri segna un salto di qualità per Creadd Ventures e per l’intero ecosistema svizzero, pronto a competere su scala globale con fondi di dimensione maggiore.

Oltre metà dei VC svizzeri gestisce meno di 50 milioni di franchi svizzeri, senza la capacità di sostenere round di crescita, anche se nuovi round da 60-70 milioni di franchi svizzeri in corso, confermano che i venture capital svizzeri stiano entrando in una nuova fase di maturità.

Tuttavia questo non è ancora sufficiente. I mega-fondi paneuropei, privi di competenze deeptech, entrano solo dal serie B in avanti, fornendo il 96% del capitale late-stage. Con il nuovo fondo, Creadd Ventures mira a colmare questo vuoto, acquisendo quote dominanti già alla validazione commerciale, prima dell’arrivo dei grandi investitori internazionali.

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