Cubbit, ecco la rivoluzione del cloud
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Cubbit, ecco la rivoluzione del cloud

“Nasciamo a Bologna nel 2016, anno in cui vinciamo il Premio Nazionale Innovazione, siamo la prima startup italiana che è stata selezionata dal programma di cybersecurity di Techstars e Barclays, che ora sono nostri investitori così come anche il fondo Barcamper Ventures di Gianluca Dettori. Abbiamo due business angel italiani a bordo, che sono Nicolò Manaresi e Alessandro Fiorentino, e siamo finanziati dalla commissione europea (Horizon 2020) specie per l’impatto green della nostra tecnologia”, così Stefano Onofri racconta a Startupbusiness la sua startup Cubbit di cui è Ceo, che ha in questi giorni in atto anche una campagna crowdfunding su Kickstarter che si chiuderà il 31 marzo dove è possibile pre-ordinare la Cubbit Cell .

Cubbit permette di riciclare le risorse internet inutilizzate per trasformarle nel cloud più competitivo, sicuro e green oggi disponibile. L’utente di Cubbit ottiene infatti un servizio cloud simile a Dropbox o Google Drive, ma criptato, espandibile fino a 4TB e con impatto ambientale dieci volte inferiore agli standard. Il tutto senza dover pagare alcun abbonamento mensile. La tecnologia di Cubbit sostituisce i data center centralizzati – imponenti infrastrutture su cui si basano i servizi di cloud – con un sistema distribuito, fatto di piccoli dispositivi – detti appunto Cubbit Cell – che vengono collegati peer-to-peer mettendo a fattor comune le proprie risorse.

Più in dettaglio Cubbit Cell è un dispositivo plug-and-cloud. È immediatamente pronto all’uso con 512 GB di spazio di archiviazione nel cloud nella sua versione base. Qualunque cosa accada a una singola Cubbit Cell – una disconnessione, un blackout – i dati sono sempre perfettamente al sicuro, accessibili ovunque. Non sono memorizzati all’interno del singolo dispositivo ma sono distribuiti nello “sciame” di Cubbit Cells. Il servizio offerto ha diversi vantaggi rispetto ad altre soluzioni di archiviazione per esempio all’utente sono concessi fino a quattro account. In questo modo, è possibile acquistare la cella con più amici e sfruttare insieme lo spazio di archiviazione cloud; la Cubbit Cell è espandibile fino a 4 TB di spazio cloud gratuitamente, collegando un qualsiasi dispositivo di archiviazione esterna tramite l’apposita entrata USB. Per ogni GB di storage fisico che l’utente collega alla Cubbit Cell, la metà viene trasformata in spazio cloud e reso disponibile all’utente, l’altra metà viene utilizzato per ridondare le informazioni e i file non sono memorizzati all’interno di una singola unità, ma crittografati, suddivisi in blocchi, moltiplicati (per assicurarne la ridondanza) e distribuiti sulla rete di Cubbit. Nessuno oltre l’utente (nemmeno i sistemi di Cubbit) conosce né la password né la chiave di crittografia utilizzata.

“Dopo due anni di ricerca e sviluppo lacrime e sangue, – aggiunge Onofri – il nostro software è up and running in una beta fatta su 10 Paesi e ora appunto siamo su Kickstarter per la versione B2C di cubbit. Le innovazioni fondamentali della nostra soluzione sono due. Semplificando: quella tecnologica è smettere di mettere tutte le uova in un paniere, così come è stato fatto coi dati digitali fino a ora; quella business è creare un modello che renda il servizio di cloud storage finalmente gratis (così come Whatsapp ha fatto con gli sms) senza che il prodotto sia la privacy dell’utente, ma sfruttando le risorse internet che già abbiamo e non sfruttiamo”.

Oggi Cubbit ha raccolto 270mila dollari dagli investitori ai quali si aggiungono i capitali raccolti con la campagna su Kickstarter che al momento ammontano a 250mila dollari pari a oltre il 500% dell’obiettivo iniziale, ma ci sono ancora alcuni giorni prima che la campagna si chiuda.

“Siamo in quattro co-fondatori, un ingegnere informatico, un fisico, un economista e un giurista. Ma non è l’inizio di una barzelletta. È il Collegio Superiore dell’università di Bologna che ci ha fatto incontrare. Curiosità: abbiamo iniziato ristrutturando un appartamento dove lavoravano di giorno e affittavamo le camere di notte su Airbnb come bootstrapping. Ora siamo in 15”, dice il Ceo condividendo pezzetti della storia della società che ha già raccolto entusiasmo e approvazione anche da parte della comunità scientifica. Dal 2018 infatti, Cubbit collabora con il CERN e altri 11 partner dei settori accademico e industriale all’interno di un progetto europeo volto a rinnovare l’infrastruttura cloud per la scienza.

Un ulteriore riconoscimento per la società arriva dall’Università di Bologna che ha deciso di assegnare a Cubbit lo status di prima startup ufficialmente accreditata dell’Alma Mater Studiorum. I quattro fondatori, Marco Moschettini, Stefano Onofri, Alessandro Cillario e Lorenzo Posani sono infatti tutti alumni dell’Università di Bologna, e la scelta di essere la prima startup accreditata ha anche un importante valore simbolico. Onofri e Cillario, infatti, sono gli ideatori dello StartUp Day dell’Alma Mater.

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Pubblicato il:

28 marzo 2019


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