Continua il viaggio alla scoperta delle aziende genovesi e liguri che fanno innovazione in collaborazione con Fondazione Genova Startup
Rendere scalabile lo sviluppo di hardware avanzato è la sfida su cui lavora DBSpace, startup deeptech genovese fondata da Dario Bruna (nella foro), che ha messo al centro del proprio business le turbomacchine, macchine rotanti (come pompe, compressori, turbine, ventilatori) che trasferiscono energia tra un fluido e un albero meccanico e che, spesso invisibili all’utente finale, sono decisive per l’efficienza di infrastrutture, dai motori aeronautici alle centrali energetiche, dagli impianti navali ai sistemi per l’idrogeno e la propulsione spaziale.
Dopo le prime validazioni tecnologiche e l’ingresso in un ecosistema di investitori e programmi specializzati nello spazio e nel deeptech, l’azienda è oggi in una nuova fase di crescita e raccolta capitali, con l’obiettivo di finalizzare lo sviluppo e accelerare industrializzazione e commercializzazione delle proprie tecnologie.
Bruna, ingegnere meccanico formatosi a Genova, ha costruito un percorso internazionale tra ricerca, industria e accademia: prima di fondare DBSpace ha lavorato al NASA Glenn Research Center, in Rolls-Royce nel Regno Unito, in MTU Aero Engines e all’Università di Cambridge, contesti in cui turbomacchine, aerospazio ed energia richiedono standard molto alti di prestazione e affidabilità.
La startup opera nel settore spaziale: “Lo spazio è uno dei nostri primi mercati, perché è il contesto in cui le prestazioni richieste sono più estreme e dove una turbomacchina efficiente, compatta e affidabile può fare davvero la differenza”, spiega Bruna.
DBSpace è nata sviluppando e-pump e turbomacchine avanzate per la propulsione spaziale, con l’obiettivo di rendere più economici, flessibili, sostenibili e affidabili l’accesso e la mobilità nello spazio. Il primo ambito applicativo è la new space economy, dove cresce la domanda di soluzioni per lanciatori, kick-stage, veicoli orbitali, sistemi di trasferimento e rifornimento in orbita e infrastrutture spaziali. “Lo spazio sta diventando un’infrastruttura industriale. Perché questo accada servono tecnologie più accessibili, più affidabili e più facilmente integrabili. Le e-pump possono contribuire a semplificare alcune architetture propulsive, diminuire i costi, aumentare la flessibilità delle missioni e supportare lo sviluppo di sistemi riutilizzabili”.
Attraverso un processo di trasferimento tecnologico, DBSpace punta a diventare un punto di riferimento nelle e-pump e nelle turbomacchine avanzate anche in altri settori, come energia, idrogeno, marittimo e mobilità sostenibile. Nel portafoglio tecnologico dell’azienda rientrano infatti soluzioni trasversali basate su sistemi rotanti ad alte prestazioni, elettrificazione, gestione di fluidi complessi e applicazioni criogeniche. “La nostra visione è costruire una tecnologia duale: nata per lo spazio, ma utile anche sulla Terra. Le sfide che affrontiamo nei sistemi spaziali sono molto vicine a quelle che molti settori industriali dovranno affrontare nei prossimi anni”.
Per Bruna il punto non è soltanto costruire turbomacchine con prestazioni migliori. “Il vero problema dell’hardware avanzato è che spesso viene sviluppato come un progetto unico, quasi artigianale. Ogni nuovo sistema richiede anni di lavoro, investimenti elevati e una quantità enorme di conoscenza che rischia di non essere pienamente capitalizzata. Noi vogliamo cambiare questo paradigma”.
Alla base di DBSpace c’è infatti una piattaforma ingegneristica proprietaria, Cognix Turbo, che accelera progettazione, validazione e sviluppo di hardware complesso. “Non vogliamo ripartire da zero a ogni nuovo progetto. Vogliamo trasformare l’ingegneria in un processo cumulativo: ogni attività, ogni test, ogni simulazione e ogni scelta progettuale devono contribuire a rendere più veloce e più solido lo sviluppo successivo. Questo è ciò che intendiamo quando diciamo che vogliamo rendere scalabile la turbomacchina avanzata, e lo facciamo grazie alla nostra piattaforma ingegneristica e alle nostre architetture proprietarie”.
È così che DBSpace si è evoluta in una realtà deeptech industriale, nella quale tecnologie, proprietà intellettuale e capacità ingegneristiche sviluppate per lo spazio possono generare ricadute anche in altri settori ad alta intensità tecnologica. “Il nostro obiettivo non è esclusivamente vendere turbomacchine, ma è costruire una capacità industriale, una tecnologia, un metodo e una catena di sviluppo che permettano di generare famiglie di prodotti adattabili a missioni e applicazioni basate su diverse architetture proprietarie. Nel deeptech il valore non è solo nell’oggetto finale, ma nel modo in cui riesci a progettarlo, validarlo, riprodurlo e migliorarlo nel tempo”.
Il percorso di crescita di DBSpace ha trovato conferme anche nell’ecosistema dell’innovazione spaziale e del venture capital. La startup è stata selezionata da ESA BIC Torino, l’incubatore dell’Agenzia spaziale europea che supporta le imprese attive nella space economy, ed è entrata nel portafoglio di investitori come Vento, il programma di investimento pre seed promosso da Exor, e Galaxia, il polo nazionale di trasferimento tecnologico per l’aerospazio di CDP Venture Capital e Obloo Ventures.
“Per una startup deeptech, il capitale non è solo finanza: è accesso a competenze, network, credibilità e velocità. Ma deve essere anche capitale paziente, capace di comprendere che lo sviluppo di hardware avanzato richiede cicli di progettazione, validazione, test e industrializzazione diversi da quelli del software puro – sottolinea Bruna – Essere accompagnati da realtà come ESA BIC Torino, Vento e Galaxia significa poter costruire DBSpace dentro un ecosistema che comprende la complessità del nostro settore e la necessità di pensare fin dall’inizio su scala internazionale. Oggi siamo in fundraising proprio per portare questa capacità al livello successivo”.
La prospettiva, del resto, è internazionale fin dall’inizio. “I nostri mercati di riferimento sono globali per definizione. Una startup come DBSpace deve nascere con radici solide nel proprio territorio, ma con ambizioni e standard internazionali. Per competere in questi settori bisogna costruire credibilità tecnica, velocità di esecuzione e capacità di dialogare con clienti, partner industriali e investitori internazionali. Il capitale richiesto è elevato, e bisogna quindi muoversi anche su questo fronte”.
In questo percorso ha avuto un ruolo significativo anche la presenza di Franco Malerba, socio fondatore di DBSpace, primo astronauta italiano e figura simbolica del legame tra Genova e lo spazio.
DBSpace si inserisce così in una traiettoria che unisce territorio, capitale, competenza e frontiera tecnologica. “Il deeptech è uno degli ambiti in cui l’Italia può giocare un ruolo importante, perché abbiamo ingegneri, università, filiere e cultura industriale. La sfida è trasformare tutto questo in aziende capaci di crescere e competere a livello globale. Vogliamo che DBSpace sia riconosciuta come una startup industriale deeptech. Lo spazio e il marittimo sono i verticali da cui partiamo per dimostrare la nostra tecnologia; la scalabilità dell’hardware avanzato è la vera missione. Per farlo servono competenze, visione industriale e capitali pazienti. Il fundraising che stiamo portando avanti oggi serve esattamente a questo: accelerare il passaggio dalla tecnologia alla capacità industriale, con radici a Genova e ambizione globale”, conclude il CEO
© RIPRODUZIONE RISERVATA
