Digital transformation & design, benvenuto Design-tech
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Digital transformation & design, benvenuto Design-tech

Ormai ci siamo. Anche l’ultima delle famose F del made-in-Italy entra nell’era dell’innovazione disruptive, della trasformazione profonda dei prodotti e delle esperienze, della nascita di nuovi modelli di business ad alto potenziale. Dopo il Food e il Fashion, con i rispettivi Food-tech e Fashion-tech, anche il Furniture, con la competenza italiana per eccellenza nel design d’interni, inizia il suo processo di trasformazione digitale con effetti che non è semplice immaginare. Basti pensare che una miriade di oggetti indispensabili nella nostra vita, da ché sono muti e passivi molto presto diventeranno attivi, intelligenti, collaborativi: letti, scrivanie, poltrone, sedute di ogni tipo, pareti attrezzate, porte; ognuno di questi oggetti è già potenzialmente in grado riconoscerci, adattarsi alle nostre esigenze, misurare i nostri parametri vitali, collaborare con noi per facilitarci la vita. E questo grazie ai driver tecnologici che contraddistinguono la trasformazione digitale: cloud computing, intelligenza artificiale, big data, blockchain e oltre. Ma come si trasformano le industry e perché il design ha aspettato sino a ora?

Aprire i propri confini è l’unica via per accogliere la trasformazione senza subirla

Abbiamo imparato che alcuni dei casi più importanti di trasformazione digitale di intere industry o, ancora meglio, come direbbe Clayton Christensen, di disruptive innovation, sono stati generati da cosiddetti new entrant; aziende con approcci completamente diversi dagli standard, in grado di riconoscere per primi spazi di mercato inesplorati a cui dare soluzioni inedite che in una fase successiva hanno finito per affermarsi come i nuovi leader di mercato. Startup, geneticamente predisposte alle competenze digitali, prive di limiti culturali, organizzativi o di mercato che potevano frenare o condizionare l’evoluzione rapida e anticonvenzionale dei loro modelli di business. Alcuni di questi casi sono ormai celebri e hanno cambiato per sempre la nostra esperienza di clienti e acquirenti: si pensi a Uber, Airbnb, Salesforce, Amazon.

Vi sono poi aziende “storiche” che hanno saputo “aprire i loro confini” per tempo e vivere la trasformazione da veri protagonisti, rigenerandosi e aprendosi ai nuovi modelli di business attraverso difficili ma cruciali fasi di cambiamento: Cisco, Apple, General Electric, Philips, Ibm.

Queste aziende rappresentano casi eccellenti nella pratica dell’Open Innovation (OI), cioè la capacità di intercettare, accelerare e integrare le innovazioni provenienti dall’esterno dei loro confini aziendali, in particolare proprio dalle startup. Startup Europe Partnership (in collaborazione con Mind the Bridge e Nesta) è un osservatorio sulle migliori case history di OI in Europa e nel suo ultimo rapporto (The Status of Open Innovation in Europe, Corporate-StartupCollaboration ) mette chiaramente in evidenza come si stiano affermando dei veri e propri modelli di OI, il primo e più importante dei quali è proprio il livello di esposizione che le aziende più attente chiedono al mondo delle startup.

Questo primo (anche in termini di adozione) modello di OI consiste nella creazione di veri e propri “distretti” dell’innovazione; spazi aperti di sperimentazione nei quali le aziende accolgono le startup e si immergono nella nuova cultura imprenditoriale. In questi spazi vengono organizzati eventi e contest come “hackathon” e “call for idea”; vengono forniti strumenti e risorse gratuite per le startup sino alla creazione di spazi di coworking in cui vengono materialmente ospitate le startup in base alle loro linee di innovazione. Si tratta di una modalità abbastanza “lean” di coinvolgimento degli ecosistemi in cui è possibile sperimentare, intercettare nuovi trend e collaborare senza impegni precisi a lungo termine.

Si tratta di veri e propri distretti dell’innovazione, già in parte materializzati in Italia in alcuni ambiti molto noti come il Fin-tech, il Food-tech e il Fashion-tech.

L’Open Innovation in Italia e la spinta verso il Design-tech

Attraverso la pratica pervasiva dell’OI il Furniture made in Italy può di divenire un vero e proprio “agente di trasformazione digitale”, con l’opportunità di arricchire le già rinomate eccellenze nello stile e nel design con innovazioni dirompenti, frutto delle nuove tecnologie applicabili al settore.

Questo scenario dovrà naturalmente tener conto della dinamica italiana sulla diffusione dell’OI e delle caratteristiche del settore del Furniture.

Secondo i dati del “Terzo Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital” (A cura di ASSOLOMBARDA, Italia Startup e SMAU – Partner scientifico Cerved) in Italia si contano più di settemila imprese che investono nel capitale di 2.329 startup innovative (Corporate Venture Capital – CVC), con una crescita in valore assoluto nel 2018 del 14% rispetto al 2017 e del 48% rispetto al 2016, mentre il loro portafoglio di partecipazione cresce del 22% in due anni.

Le imprese che investono in startup innovative sono composte nel 70% dei casi da PMI che accrescono le loro partecipazioni a ritmi elevati (>20%) e detengono il 24,3% del capitale delle startup innovative italiane.

Volendo guardare solo alle PMI, ancora solo il 3,2% del loro totale investe in OI e di queste solo l’11% sono imprese industriali. Sempre lo stesso studio ci dimostra che le PMI che investono in OI sono le più innovative, quelle con la più alta propensione all’internazionalizzazione e riportano performance nettamente migliori rispetto alle medie di settore. Inoltre, le startup innovative supportate da questi investitori mostrano performance migliori, maggiore propensione all’investimento e tassi di mortalità nettamente più bassi della media.

Se guardiamo alle tendenze dell’OI appena riportate è inevitabile trovare fortissime similitudini fra le caratteristiche delle imprese più attive nell’OI e quelle che compongono il settore del design in Italia. Infatti, i dati più rilevanti di questo settore (Immagini e dati tratti da: Banca IFIS Impresa e Federlegno – Market Watch Design, aprile 2018ci dicono che le aziende che lo compongono sono tra le migliori PMI italiane, dinamiche e molto apprezzate all’estero dove svolgono un ruolo di leadership di mercato indiscusso. Più nello specifico, il comparto produzione mostra tutto il suo dinamismo con tassi di natalità e di crescita solidi, in particolare per alcuni segmenti.

Appare evidente, quindi, come il target di PMI che investono nell’OI sia perfettamente in linea con le aziende tipiche del Furniture made in Italy. Per tale ragione, bisogna riconoscere che esiste un vero e proprio gap, o ritardo, nel settore riguardo alla spinta sull’OI, non essendo ancora stato creato di fatto il primo e più importante step che è la creazione di un distretto dedicato al Design-tech.

 

 

 

Come nasce il Design-tech made in Italy

Accade quindi che nell’edizione 2019 della Milano Design Week, Hi-Interiors, PMI del settore del furniture particolarmente innovativa (di cui abbiamo scritto qui ) , decide di fare un primo passo concreto verso la creazione del Design-tech, organizzando il primo evento inedito di open innovation nel settore del mobile: HiHack. Lo fa coinvolgendo in partnership importanti brand del settore del mobile, che hanno preso la palla al balzo per dare la spinta giusta a questa iniziativa: sabato 13 aprile, nel circuito Phutura di DDN in piazza Castello, 10 startup portatrici di innovazioni potenzialmente disruptive per il settore del mobile inizieranno un processo di contaminazione e di apertura del dialogo sull’Open Innovation made in Italy, prima attraverso un demo-day delle loro soluzioni e, subito dopo, partecipando a una tavola rotonda con esperti del settore del mobile e di innovazione.

Abbiamo voluto creare questo momento di confronto perché abbiamo sperimentato sul campo l’importanza dell’apertura e della collaborazione sul tema dell’innovazione per il settore del mobile. Dopo il successo del nostro primo prodotto, lo smart bed HiCan presentato nell’edizione 2018, abbiamo compreso l’importanza di diffondere l’innovazione e democratizzarla, affinché possa diventare un bene comune e strategico del made in Italy. Molto lavoro ancora ci attende e siamo convinti che questo primo, importante e inedito momento di confronto sarà l’inizio del percorso inevitabile verso il Design-tech.

Contributor: Domenico Greco, Open Innovation Specialist presso Hi-Interiors

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Pubblicato il:

04 marzo 2019


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