Fondo di Garanzia, funziona davvero?
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Fondo di Garanzia, funziona davvero?

Ha garantito l’erogazione di crediti a startup per oltre 870milioni di euro, una misura di successo? I risultati ottenuti fino a oggi (dati aggiornati a febbraio 2019).

L’ultimo rapporto del Mise sull’andamento del Fondo di Garanzia (FGPMI) dice che al 31 dicembre 2018 sono 2.457 le startup innovative che hanno ricevuto un prestito coperto dalla garanzia pubblica del FGPMI, per un ammontare complessivo di circa 870 milioni di euro. 801 startup hanno ricevuto più di un prestito, per un totale di 4.223 operazioni.

A metà 2016 la possibilità di utilizzare il FGPMI in modalità gratuita e semplificata è stata estesa anche alle PMI innovative. A due anni e mezzo di distanza, 158 di esse risultano essere destinatarie di 289 operazioni di finanziamento, per un ammontare totale che si attesta intorno ai 95 milioni di euro.

Le operazioni di finanziamento facilitate dal Fondo Garanzia fino a oggi rispetto alle aziende innovative italiane, startup e pmi, si sono attestate a fine 2018 oltre quota 4.500 (oltre 2.600 le imprese interessate). L’ammontare complessivamente erogato è di 965 milioni di euro. Calcolando anche le circa 180 operazioni già avallate dal Fondo di Garanzia ma non ancora finalizzate, è possibile stimare con certezza, dice il Mise,  che nel corso delle prime settimane del 2019 verrà superata quota 1 miliardo di euro di credito erogato.

Cos’è il Fondo di Garanzia

Il Fondo di Garanzia è uno strumento predisposto dal 2013 dal Ministero dello sviluppo economico che permette alle startup innovative che intendono ottenere un finanziamento bancario di ottenere l’intervento con una procedura semplificata del Fondo di Garanzia per le PMI (FGPMI) gratuitamente, a garanzia del proprio debito. La procedura semplificata esonera da una valutazione del merito creditizio ulteriore rispetto a quella già effettuata dall’istituto di credito. La garanzia può arrivare fino a 2,5 milioni di euro per impresa, e coprire fino all’80% di ciascun prestito concesso. L’approvazione del Fondo non significa necessariamente che la banca concederà il prestito.

Nella grafica del Mise le caratteristiche principali di questa misura.

Come sta funzionando il Fondo di Garanzia per le startup e le PMI innovative (dati al 31 dicembre 2018)

Il Ministero pubblica un rapporto trimestrale sull’andamento della misura, il più recente è quello con dati aggiornati al 31 dicembre 2018.

Scarica qui il 18-rapporto-Fondo-di-Garanzia-startup-e-PMI-innovative-Q4-2018

Complessivamente, da quando la misura è in vigore, le 2.457 le startup innovative che hanno ricevuto un prestito coperto dalla garanzia pubblica del FGPMI, per un totale di 4.223 operazioni e 871.010.950 di euro erogati.  Secondo il Mise l’ammontare complessivo dei finanziamenti potenzialmente mobilitati, se si considerano anche 180 operazioni già avallate dal Fondo di Garanzia ma non ancora finalizzate, è possibile stimare che nel corso delle prime settimane del 2019 verrà superata quota 1 miliardo di euro di credito erogato.

 

Allo stato attuale, i prestiti già interamente rimborsati dalle startup – e che quindi non hanno richiesto l’attivazione della garanzia pubblica – rappresentano il 13,5% del totale (743 operazioni) e totalizzano circa 84  milioni di euro, mentre il 59,1% delle operazioni (ammontare complessivo: 734 milioni di euro) risulta in regolare ammortamento, ossia il rimborso del prestito da parte delle startup sta procedendo regolarmente. Sono solo 205 le operazioni per cui è stata effettivamente attivata la garanzia del Fondo – cioè per cui le startup non hanno restituito il prestito, probabilmente perché in stato di crisi aziendale – per un ammontare oltre i 52 milioni di euro.

 

Le regioni in cui si ricorre di più al Fondo di Garanzia

Le prime tre regioni in termini di importo complessivo dei finanziamenti hanno anche il maggior numero di operazioni avviate, e al primo posto svetta la Lombardia, che in Italia è anche la regione con la più alta concentrazione di startup. Spicca anche l’ottimo piazzamento delle Marche, al 5° posto per importo totale erogato –conseguenza di una media per singolo finanziamento tra le più alte d’Italia, seconda solo a quella registrata in Abruzzo. Di tenore opposto è il caso della Campania, che, pur attestandosi al 6° posto per numero di operazioni, presenta un livello di finanziamento medio tra i più bassi, davanti alla sola Valle d’Aosta.

Dice il rapporto Mise:

le differenze nell’accesso al Fondo non sono spiegate soltanto dal diverso numero di startup innovative localizzate in un’area: in alcune regioni l’agevolazione è stata utilizzata da una quota di imprese molto più elevata rispetto alla media nazionale. Questa rappresentazione evidenzia un notevole gap Nord-Sud nell’accesso allo strumento: le regioni del Nord superano tutte la media nazionale, mentre quelle del Centro e del Mezzogiorno sono collocate o in prossimità o nettamente al di sotto di essa. Da segnalare come casi di successo Trentino-Alto Adige eFriuli-Venezia Giulia, le cui startup presentano un’incidenza nell’accesso al Fondo di Garanzia sensibilmente elevata: oltre un quarto delle imprese che siano mai state iscritte come startup innovative ha avuto accesso alla misura. Un caso di tenore opposto è quello della Toscana, che, pur rappresentando una regione in cui la popolosità del fenomeno delle startup innovative è rilevante (8ª regione in Italia), si trova in coda a questa classifica: il rapporto tra beneficiarie e tutte le iscritte appena il 7%.

Fondo di Garanzia per le PMI Innovative

 

Dal 2016 la possibilità di utilizzare il Fondo di Garanzia in modalità gratuita e semplificata è stata estesa anche alle PMI innovative. Ad oggi le operazioni autorizzate dal FGPMI verso questa categoria sono 341 e hanno coinvolto 172 società, per un totale potenzialmente mobilitato di 106,6milioni di euro.Le operazioni che sono finora risultate nell’erogazione di credito verso una PMI innovativa sono state 289 (84,8%del totale delle autorizzate),dirette verso 158imprese, 11in più rispetto alle 147 dell’ultimo trimestre. Da considerare, inoltre, che 69 PMI innovative hanno ricevuto più di un finanziamento. A queste operazioni se ne aggiungono 30 che non sono state poi perfezionate, mentre in altri 22 casi l’accordo tra l’impresa e l’istituto di credito risulta ancora in corso di definizione; 38 operazioni sono già giunte a scadenza senza attivazione della garanzia, mentre non risultano ancora crediti in sofferenza. L’ammontare effettivamente mobilitato è pari a 94.981.408€, un incremento di circa 13milioni di euro rispetto agli 81,6milioni registrati a fine settembre.

Fondo di Garanzia, funziona?

Nata nel 2013, a seguito del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (noto come “Decreto Crescita 2.0”), e convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, la misura ha previsto in favore di startup innovative e incubatori certificati l’accesso semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (FGPMI), un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. La garanzia copre fino all’80% del prestito erogato dall’istituto di credito alla startup innovativa o all’incubatore certificato, per un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa gratuitamente e sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario. Infatti, il MedioCredito Centrale, l’ente gestore del Fondo, non opera alcuna valutazione di merito creditizio ulteriore rispetto a quella già effettuata dalla banca, e alle richieste di garanzia riguardanti queste tipologie d’impresa è riconosciuta priorità nell’istruttoria e nella presentazione al Comitato di gestione.

Lo strumento si sta rivelando un efficace strumento per finanziare la startup: l’accesso al prestito bancario, ha una grande importanza per la startup che tuttavia avrebbe moltissima difficoltà a trovare credito presso gli istituti bancari a causa dell’elevata rischiosità di questo tipo di impresa e della sua difficoltà a offrire garanzie di tipo tradizionale. La ‘copertura’ del Fondo di Garanzia solleva le banche da una consistente parte di rischio di insolvenza e rende pertanto più semplice per la startup ottenere il prestito.

In passato il Fondo di Garanzia è stato oggetto anche di dibattito per alcune disfunzioni a cui era andato incontro, soprattutto in relazione al ruolo delle banche.

Tuttavia, a 5 anni di distanza dalla sua nascita sono gli stessi numeri a dire che è stato uno strumento di successo, migliorabile certamente, ma ne hanno usufruito una buona parte delle startup italiane.

 

 

Qui la guida del MISE per utilizzare il Fondo di Garanzia.

 

Il Fondo di Garanzia per gli incubatori certificati

Anche gli incubatori certificati possono ottenere la copertura del Fondo. Il rapporto trimestrale del MISE dice che 11 sono gli incubatori certificati fino a oggi che hanno ricevuto un finanziamento mediato dal FGPMI, per complessive 21 operazioni. Tutte risultano in regolare ammortamento, eccetto 4 ormai giunte a scadenza. Gli incubatori tendono a richiedere finanziamenti di medio-lunga durata, tutti superiori o uguali a 18 mesi (5 di durata pari a 18 mesi, 16 di durata superiore). La durata media dei finanziamenti richiesti è di 57,8mesi.

 

 

L’opportunità per la startup di ricorrere al Fondo di Garanzia

Ricorrere al finanziamento ‘a debito’ (ovvero prestiti bancari che devono essere prima o poi restituiti) deve essere oggetto di attenta riflessione da parte della startup e il fatto di trovare un’agevolazione nell’accesso a tali prestiti grazie all’esistenza del Fondo di Garanzia, non dovrebbe indurre ad affrontare con maggiore leggerezza tale operazione. Specialmente se la startup è in fase iniziale e nella migliore ipotesi proiettata verso un futuro in cui finanziare la startup richiederà più volte il ricorso ad altro credito e al venture capital.

Dice l’investitore-notaio Carlo Brunetti nel libro ‘L’innovazione che non ti aspetti’ (a cura di Emil Abirascid – ed. Franco Angeli):

“Il rischio è che assumendo debito in una fase assolutamente iniziale si perda la capacità di ottenere credito in un secondo momento, quando invece una società che abbia superato la death valley con mezzi propri e quindi più sana potrebbe essere valutata e fare migliore uso del credito per affrontare la fase di espansione. Inoltre gli investitori early stage potrebbero non essere attratti da una società che non producendo ancora cassa, userebbero il loro denaro per rimborsare il debito anziché per lo sviluppo dell’azienda”.

Concludendo: la misura Fondo di Garanzia è certamente un’ottima iniziativa che può aiutare startup e Pmi innovative in alcuni momenti e per alcuni aspetti ad operare. Come forma di incentivo al ricorso al finanziamento a debito è da prendere con cautela per i motivi suddetti. Infine, se sia una forma con un reale impatto positivo per la crescita dell’ecosistema italiano dell’innovazione è tutto capire, poiché i dati a disposizione non sono del tutto sufficienti e nemmeno facili da reperire. Sarebbe interessante vedere anche dati non numerici: per esempio, che tipo di startup hanno fatto richiesta, in che fase del loro ciclo di vita, a cosa sono stati destinati i fondi del prestito, che tipo di vantaggio hanno ottenuto (o non ottenuto) con i fondi, se e come sarebbero andate avanti senza quel prestito.

 

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Pubblicato il:

22 marzo 2019

Categorie:

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