Fondo di Garanzia, funziona davvero?
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Fondo di Garanzia, funziona davvero?

L’ultimo rapporto del Mise sull’andamento del Fondo di Garanzia (FGPMI) dice che al 30 settembre 2018 le startup innovative che hanno ottenuto credito bancario mediate da tale Fondo di Garanzia sono 2.317, quindi 169 in più rispetto a tre mesi fa; tra queste, 739 hanno ricevuto più di un prestito (da cui il totale di 3.941 operazioni perfezionate sopra riportato). In media, ciascuna startup coinvolta ha ottenuto, sull’arco di una o più operazioni, credito per circa 350mila euro

Complessivamente, da quando la misura è in vigore, le 2.317 le startup innovative che hanno ricevuto un prestito coperto dalla garanzia pubblica del FGPMI, per un totale di circa 819 milioni di euro. Secondo il Mise l’ammontare complessivo dei finanziamenti potenzialmente mobilitati supera il miliardo di euro (1.157.152.240).

Allo stato attuale, i prestiti già interamente rimborsati dalle startup – e che quindi non hanno richiesto l’attivazione della garanzia pubblica – rappresentano il 12,5% del totale (623 operazioni) e totalizzano 67,4 milioni di euro, mentre il 62,9% delle operazioni (ammontare complessivo: 709 milioni di euro) risulta in regolare ammortamento, ossia il rimborso del prestito da parte delle startup sta procedendo regolarmente. Sono solo 172 le operazioni per cui è stata effettivamente attivata la garanzia del Fondo – cioè per cui le startup non hanno restituito il prestito, probabilmente perché in stato di crisi aziendale – per un ammontare pari a 42 milioni di euro. L’incidenza di crediti in sofferenza sulle operazioni verso startup è nettamente più bassa rispetto a quella rilevata per le altre società di capitali di recente costituzione (3,4% contro 7,4%).

Analizzando la diffusione territoriale dello strumento, emerge come la garanzia del FGPMI venga utilizzata con maggiore frequenza nel Centro-Nord: la Lombardia è la regione che vanta il maggior numero di operazioni (1.030) e la più alta quantità di risorse mobilitate (258,6 milioni di euro), seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, invece, si collocano ai vertici della classifica per tasso di adozione dello strumento: oltre 1 startup su 4 tra quelle iscritte in sezione speciale dall’entrata in vigore della policy ha richiesto e ricevuto almeno un prestito garantito, contro un’incidenza media nazionale del 18,1%.

A metà 2016 la possibilità di utilizzare il Fondo di Garanzia in modalità gratuita e semplificata è stata estesa anche alle PMI innovative. A poco più di due anni di distanza, i prestiti erogati verso questa tipologia di impresa sono 256, per un ammontare totale che si attesta sui 81,6 milioni di euro (15 milioni in più rispetto a fine giugno 2018). L’Emilia-Romagna continua a essere in testa per ammontare complessivo erogato (18,8 milioni di euro), davanti alla Lombardia, che si pone al vertice per numero di operazioni (52 contro 40). Al 30 settembre, tutte i prestiti erogati in favore di PMI innovative risultano già rimborsati dalle imprese o in corso di ammortamento, per cui il tasso di crediti in sofferenza è pari a zero.

Nata nel 2013, a seguito del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (noto come “Decreto Crescita 2.0”), e convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, la misura ha previsto in favore di startup innovative e incubatori certificati l’accesso semplificato, gratuito e diretto al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (FGPMI), un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. La garanzia copre fino all’80% del prestito erogato dall’istituto di credito alla startup innovativa o all’incubatore certificato, per un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa gratuitamente e sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario. Infatti, il MedioCredito Centrale, l’ente gestore del Fondo, non opera alcuna valutazione di merito creditizio ulteriore rispetto a quella già effettuata dalla banca, e alle richieste di garanzia riguardanti queste tipologie d’impresa è riconosciuta priorità nell’istruttoria e nella presentazione al Comitato di gestione.

Lo strumento si sta rivelando un efficace strumento per finanziare la startup: l’accesso al prestito bancario, ha una grande importanza per la startup che tuttavia avrebbe moltissima difficoltà a trovare credito presso gli istituti bancari a causa dell’elevata rischiosità di questo tipo di impresa e della sua difficoltà a offrire garanzie di tipo tradizionale. La ‘copertura’ del Fondo di Garanzia solleva le banche da una consistente parte di rischio di insolvenza e rende pertanto più semplice per la startup ottenere il prestito.

In passato il Fondo di Garanzia è stato oggetto anche di dibattito per alcune disfunzioni a cui era andato incontro, soprattutto in relazione al ruolo delle banche.

Tuttavia, a 5 anni di distanza dalla sua nascita sono gli stessi numeri a dire che è stato uno strumento di successo, migliorabile certamente, ma ne hanno usufruito una buona parte delle startup italiane.

L’attuale Governo dovrebbe rifinanziare il FGPMI per circa un miliardo di euro.

 

Qui la guida del MISE per utilizzare il Fondo di Garanzia.

 

Il Fondo di Garanzia per gli incubatori certificati

Anche gli incubatori certificati possono ottenere la copertura del Fondo. Il rapporto trimestrale del MISE dice che 9 sono gli incubatori certificati fino a oggi che hanno ricevuto un finanziamento mediato dal FGPMI, per complessive 19 operazioni. Tutte risultano in regolare ammortamento, eccetto tre ormai giunte a scadenza. Gli incubatori tendono a richiedere finanziamenti di medio-lunga durata, tutti superiori o uguali a 18 mesi (4 di durata pari a 18 mesi, 14 di durata superiore). La durata media dei finanziamenti richiesti è di 59,3 mesi.

 

L’opportunità per la startup di ricorrere al Fondo di Garanzia

Ricorrere al finanziamento ‘a debito’ (ovvero prestiti bancari che devono essere prima o poi restituiti) deve essere oggetto di attenta riflessione da parte della startup e il fatto di trovare un’agevolazione nell’accesso a tali prestiti grazie all’esistenza del Fondo di Garanzia, non dovrebbe indurre ad affrontare con maggiore leggerezza tale operazione. Specialmente se la startup è in fase iniziale e nella migliore ipotesi proiettata verso un futuro in cui finanziare la startup richiederà più volte il ricorso ad altro credito e al venture capital.

Dice l’investitore-notaio Carlo Brunetti nel libro ‘L’innovazione che non ti aspetti’ (a cura di Emil Abirascid – ed. Franco Angeli):

“Il rischio è che assumendo debito in una fase assolutamente iniziale si perda la capacità di ottenere credito in un secondo momento, quando invece una società che abbia superato la death valley con mezzi propri e quindi più sana potrebbe essere valutata e fare migliore uso del credito per affrontare la fase di espansione. Inoltre gli investitori early stage potrebbero non essere attratti da una società che non producendo ancora cassa, userebbero il loro denaro per rimborsare il debito anziché per lo sviluppo dell’azienda”.

Concludendo: la misura Fondo di Garanzia è certamente un’ottima iniziativa che può aiutare startup e Pmi innovative in alcuni momenti e per alcuni aspetti ad operare. Come forma di incentivo al ricorso al finanziamento a debito è da prendere con cautela per i motivi suddetti. Infine, se sia una forma con un reale impatto positivo per la crescita dell’ecosistema italiano dell’innovazione è tutto capire, poiché i dati a disposizione non sono del tutto sufficienti e nemmeno facili da reperire. Sarebbe interessante vedere anche dati non numerici: per esempio, che tipo di startup hanno fatto richiesta, in che fase del loro ciclo di vita, a cosa sono stati destinati i fondi del prestito, che tipo di vantaggio hanno ottenuto (o non ottenuto) con i fondi, se e come sarebbero andate avanti senza quel prestito.

 

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Pubblicato il:

29 ottobre 2018

Categorie:

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