Come finanziare la startup: equity, debito, crowdfunding
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Come finanziare la startup: equity, debito, crowdfunding

Uno dei principali problemi della startup è trovare fonti di finanziamento che le permettano di nascere, crescere e diventare un’impresa di successo.

Le startup per loro natura ‘bruciano cassa’ e anche quando cominciano a fatturare e hanno buone entrate possono aver bisogno di iniezioni di capitale per ‘scalare’.

Perché? Partiamo dalla definizione di startup di Steve Blank che è la migliore nel dirci quali sono gli elementi distintivi di questo tipo di impresa.

La startup è un’organizzazione temporanea, che ha lo scopo di cercare un business model scalabile e ripetibile 

Caratteristiche della startup sono dunque:

  • la temporaneità, lo startup è una fase transitoria, l’ambizione è diventare una grande impresa;
  • la sperimentazione, la startup è alla ricerca di un modello di business, in partenza non sa esattamente se quello che sta facendo avrà successo, deve fare molti tentativi per scoprirlo e trovare la formula giusta per essere profittevole facendo innovazione;
  • il modello di business oggetto della sua “search” deve essere scalabile (quindi operare in un mercato molto ampio, con possibilità di crescita) e ripetibile nei suoi processi (di vendita, distribuzione ecc).  

La startup quindi comincia a spendere molti soldi senza guadagnarne, per un periodo n opera in perdita. Perciò è un’impresa obbligata a trovare fonti di finanziamento anche alternative che le permettano di andare avanti nella ricerca del modello di business e di crescere velocemente una volta che lo ha trovato. La crescita è un altro elemento fondamentale che contraddistingue la startup, per Paul Graham (fondatore di YCombinator, uno dei migliori incubatori al mondo) è l’unica, vera caratteristica che contraddistingue questo tipo di impresa innovativa da tutte le altre. La crescita, lo scaleup, ha bisogno di capitali.

Quali sono le forme di finanziamento della startup?

La prima grande distinzione da fare è quella tra finanziamenti in equity e finanziamento a debito: la prima è il famigerato venture capital, ma anche l’angel investing e l’equity crowdfunding, che permette di ottenere capitali cedendo quote della società; la seconda consiste fondamentalmente in prestiti, si tratta quindi di danari che vanno restituiti.

Tra le modalità con cui una startup può essere finanziata il venture capital fa la parte del leone, in quanto forma tipica di fundraising per le imprese innovative e ad alto potenziale di crescita. Ma ciò non esclude che la startup possa accedere ad altre forme di finanziamento, per esempio i bandi pubblici, che a volte offrono anche importanti somme a fondo perduto. Volendo schematizzare, le principali fonti di finanziamento per la startup sono:

1 – self-funding (fondi personali)

2 – bootstrapping: il termine USA si riferisce alla capacità della startup di autofinanziarsi grazie ai clienti paganti

3 – 3F (friend, family & fool): è abbastanza chiaro chi siano e perché investano in una startup le prime due categorie, i fool sono persone che ‘si innamorano del progetto’ e danno credito alla startup per ragioni del tutto personali e che esulano da criteri oggetti

4 – premi, grant e sovvenzioni pubbliche: sono una categoria che può presentare diversi vantaggi a seconda delle fasi in cui si trova la startup, spesso sono capitali a fondo perduto in tutto o in parte. Nel caso dei premi permettono di ottenere anche una certa visibilità e validazione dell’idea, nel caso di grant e sovvenzioni pubbliche possono presentare una certa complessità non adatta alla società nelle sue prime fasi (si pensi ai bandi europei). In tutti i casi, non bisogna prendere sottogamba il rapporto costo-benefici. In Italia il premio per eccellenza è il Premio Gaetano Marzotto. Per quanto riguarda i bandi utili servizi per la ricerca di opportunità sono il sito dell’associazione ItaliaStartup http://www.finanziamentistartup.eu/, Sportello Agevolazioni e Trovabando.

5 – incubatori e acceleratori d’impresa: il loro apporto spesso non è cash, ma ha un suo valore economico in quanto consiste in servizi (spazi, connessione, assistenza ammistrativa ecc), mentoring, formazione, network a fronte di una cessione di quote della società. A volte l’affiancamento dell’incubatore prevede anche una piccola parte di finanziamento in capitale. Qui un approfondimento sugli incubatori italiani.

6 – business angel: individui benestanti che investono soldi propri, per senso di filantropia, di give back o passione per l’impresa innovativa e decidono di supportare la startup acquisendone delle quote. Il business angel inoltre mette a disposizione della società mentoring, network, competenze manageriali. I business angel spesso investono in ‘syndacation‘ , cioè in cordata, diverse associazioni sono volte a questo scopo (Iban, Iag, Club degli investitori di Torino). Qui un approfondimento sui business angel.

7 – crowdfunding: il crowdfunding può essere donation, reward e equity crowdfunding. Si tratta sempre di una forma di finanziamento abilitata da piattaforme tecnologiche che consentono il coinvolgimento delle ‘folle’ nella ricerca dei capitali. Solitamente le startup utilizzano le forme reward (soprattutto quelle che producono beni materiali, cioè prodotti consumer) ed equity. Qui una guida al crowdfunding e qui la lista di tutti i portali italiani.

8 – venture capital: i fondi di venture capital sono generalmente utili nelle fasi di crescita della società. Un fondo di VC gestisce soldi altrui, per cui deve anche rispondere ai suoi stessi investitori di come ha impiegato i danari. Ciò lo rende più esigente e oculato nella scelta degli investimenti, ha bisogno di riferimenti oggettivi (metriche) per convincersi di offrire supporto alla società che gli farà recuperare possibilmente con ingenti plusvalenze, i capitali investiti. Qui un approfondimento su come funziona il venture capital e quali sono i principali italiani.

9 – corporate venture capital (CVC) : è un venture capital che gestisce fondi proveniente da una grande azienda che ha raggiunto la sua fase di maturità e utilizza questo strumento per portare innovazione nella propria società e trovare nuovi modelli di business. Qui un approfondimento sul Corporate venture capital in Italia e Europa.

10 – banche: le banche sono note come istituzioni finanziare poco propense al rischio e quindi poco adatte a finanziare una startup. Eppure in Italia i prestiti bancari per le startup sono piuttosto frequenti da quando nel 2013 sono stati garantiti (fino all’80%) dallo Stato attraverso il Fondo di Garanzia del Mise. Secondo il più recente rapporto del MISE (dati aggiornati al 30 settembre 2018), sono 2.317 le startup innovative che hanno ricevuto un prestito coperto dalla garanzia pubblica del Fondo di Garanzia per le PMI, per un ammontare complessivo di circa 819 milioni di euro; 739 startup hanno ricevuto più di un prestito; solo 172 le operazioni per cui è stata effettivamente attivata la garanzia del Fondo – cioè per cui le startup non hanno restituito il prestito.

 

Quando attivarsi di finanziare la startup

Per il fundraising esiste anche una giusta tempistica, non ci si deve affidare al caso, per quanto se dovessero piovere soldi anche la startup è autorizzata a raccoglierli.

Il fundraising è legato infatti al ciclo di vita della startup, poiché i bisogni finanziari cambiano e, di conseguenza, i canali di finanziamento ai quali è possibile attingere.

E’ utile avere prima di tutto presente lo startup lifecycle, quali siano le sue fasi e, in relazione ad ognuna di esse, quali siano le fonti di finanziamento più indicate.

Il ciclo di vita della startup maggiormente accreditato è quello proposto da Startup Compass e ispirato al lavoro di Steve Blank ‘Four step to Epiphany’.

Le fasi che interessano la startup propriamente detta sono le prime 5 e corrispondono a determinati stati di avanzamento della società: la prima fase è quella dell’idea, cui fa immediatamente seguito dalla fase discovery, validation, efficiency, scale. In ognuna di queste fasi ci saranno differenti esigenze economiche e differenti fonti di finanziamento alle quali attingere, che è bene tenere presenti per rendere davvero efficace la propria strategia di fundraising.

Non cercare di raccogliere denaro quando non sei ancora in grado di farlo. Se si tenta di raccogliere fondi prima di essere in grado di convincere gli investitori, non solo sprecherai il tuo tempo, ma brucerai la tua reputazione con quegli investitori. – Paul Graham

 

Vediamo dunque, grazie a questo schema di Researchgate (la cui nomenclatura delle fasi è in parte differente dalla precedente infografica, ma facilmente sovrapponibile), quali sono i canali di finanziamento più indicati in ogni fase della startup.

 

 

 

Da notare come i VC facciano capolino solo quando si è in almeno in fase ‘build’, ovvero: nemmeno un seed venture capital investirebbe in una startup che non ha ancora validato (validato dal mercato). Cioè la startup deve aver avuto conferma che le persone apprezzano il suo prodotto/servizio e sono disposte a pagare un prezzo per averlo. Un canale di finanziamento che la grafica non contempla in fase di validation, e a nostro parere andrebbe inserito, è il reward crowdfunding, utilizzato oramai da tante startup che realizzano prodotti consumer per validare la propria value proposition.

 

Come affrontare il fundraising

Cercare di finanziare la startup con fonti esterne è un’attività il cui impegno è spesso sottovalutato. Che si tratti di stare dietro a premi e grant o che si tratti di trovare business angel e venture capital, si tratta di una strada ‘time consuming’ che rischia di far perdere focus su quello che è lo scopo principale della società (sviluppare il prodotto, cercare il modello di business, vendere, ecc). Questo è uno dei motivi che fanno dire a moltissimi guru delle startup e investitori che prima di tutto è necessario capire se davvero abbiamo bisogno di finanziatori esterni e di quanto capitale. Questo non significa che bisogna andare dagli investitori solo quando si è disperati, anzi: in tali condizioni difficilmente si trova chi mette soldi in un’attività che sta crollando. L’attività di fundraising va programmata, già dalle prime fasi perché è necessario che i founder abbiano sempre il controllo e la forza necessaria per scegliere l’investitore; che siano lungimiranti per cedere le quote in maniera intelligente. Ecco i consigli di alcuni dei più grandi VC al mondo.

1 – Si dovrebbe raccogliere capitale solo quando si è “pronti”, ma determinare quando si è “pronti” è la parte difficile. Non sei mai realmente pronto: c’è sempre un’altra pietra miliare che aumenterà la tua valutazione, non c’è mai abbastanza tempo per prepararti. Ad un certo punto devi solo spingere te stesso là fuori e iniziare.

Nel migliore dei casi, comincia a raccogliere capitali quando questi tre criteri sono soddisfatti::

a) Hai una liquidità sufficiente per garantire flessibilità nel processo di raccolta fondi in modo da non essere mai con le spalle al muro così puoi negoziare la leva finanziaria.

b) Hai raggiunto le pietre miliari necessarie per ottenere la valutazione che pensi di meritare.

c) Sei preparato a fornire un pitch mozzafiato e rispondere in modo efficiente alla due diligence.

(Andresssen Horovitz)

2. Per il pitch, segui la regola del 10/20/30 
Una presentazione dovrebbe avere 10 diapositive della durata massima di 20 minuti con un font da 30 punti (pt). Presentazioni con 45 diapositive sul solo prodotto, per un incontroche durerà al massimo mezz’ora non hanno senso. Il VC vuole vedere: il team, i dati finanziari, come userai i soldi che ti da, la tua proiezione di crescita per il futuro, la sua exit e aver il tempo per poter fare domande.

(Guy Kawasaki)

3. Valutazione realistica fin dall’inizio
Le startup spesso sopravvalutano e sottovalutano se stesse. Anche se dovresti sempre sforzarti di ottenere il massimo per la tua startup, una valutazione troppo alta potrebbe essere considerata discutibile quando si arriva a un VC successivo con cifre che non si basano su parametri sostanziali. Inoltre, evita di sforzarti di massimizzare la tua valutazione nelle prime fasi, poiché potrebbe inibire in modo significativo la tua capacità di aumentare i round più grandi lungo la strada. Esaminate i risultati comparativi, le previsioni finanziarie e ottenete una valutazione esterna all’inizio.

(Lewis & Clark Ventures)

4 – Scegli l’investitore giusto

La cosa più importante su cui concentrarsi è trovare investitori che siano adatti alla fase dell’azienda: per esempio, un’azienda in fase iniziale dovrebbe concentrarsi sugli investitori in fase iniziale. E se la startup è ancora in modalità “company building mode”, allora concentrati sugli investitori che sono costruttori d’impresa.

Si può sempre passare a investitori in fase avanzata man mano che l’azienda matura, ma è difficile tornare a un investitore in fase iniziale dopo aver introdotto un investitore in fase avanzata.

(Andresssen Horovitz)

5 – Non cedere più del 25% prima del series A

Prima del round A, dovresti evitare di fare cose che potrebbero rovinare la raccolta series A. Per esempio, se hai ceduto più del 40% circa del totale della tua azienda, inizia a diventare difficile trovare investitori per un series A, perché i VC si preoccupano che non ci saranno abbastanza azioni per mantenere motivati i fondatori.

(Paul Graham, YCombinator)

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato il:

29 ottobre 2018

Categorie:

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