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Freelance, tutto quello che serve sapere sulla libera professione

Cosa dice la normativa italiana, quali i vantaggi e quali gli svantaggi, quali gli obblighi fiscali e previdenziali a cui sono soggetti i lavoratori autonomi

07 Nov 2022

In un mondo sempre più globalizzato e digitale, o come direbbe Zygmunt Bauman, sempre più fluido, anche il lavoro ha subìto delle modifiche nelle sue modalità e sempre di più molte persone decidono di intraprendere un lavoro da freelance.

Cosa vuol dire lavorare da freelance

Si potrebbe semplificare che lavorare da freelance vorrebbe dire essere o un libero professionista o un lavoratore autonomo, ovvero non svolgere un lavoro da dipendente (lavoro subordinato), quindi presso una azienda, società o impiego pubblico e statale.

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Lavorare da freelance dipende certamente dalle necessità di ognuno, che possono derivare dai propri obiettivi o dalla propria situazione di partenza, dalla capacità di gestire il tempo, le proprie risorse economiche e stili di vita.

I freelance sono professionisti che forniscono i loro servizi in base a un contratto oppure per un singolo progetto. Eppure in Italia il lavoro da freelance non è ancora soggetto ad una vera e propria normativa, infatti il termine ha una accezione più concettuale, e pertanto si potrebbero ammettere al suo interno almeno tre categorie normate: il lavoratore libero professionista, il lavoratore autonomo, ma anche l’occasionale.

Vantaggi e svantaggi del freelance

Lavorare come freelance può portare benefici come la flessibilità in termini di tempo, spazio e  spostamento, non dovendo per forza utilizzare mezzi di trasporto propri o pubblici e così i relativi costi connessi qualora si lavori da casa o da remoto. Ipotesi contraria nel caso in cui si svolga una attività per una azienda dove è prevista la presenza.

Può essere un ritorno economico in più rispetto ad un lavoro che già si svolge, ma che comporta un obbligo orario e contrattuale, come quello subordinato, oppure può accompagnare un ulteriore lavoro da freelance.

In alcuni casi i costi sono bassi e quindi può essere svolto sia da studenti che da casalinghi o inoccupati. Uno degli aspetti più positivi è l’accessibilità, in quanto quasi tutti possono diventare freelance.

Ma allo stesso tempo i freelance devono pagare autonomamente le proprie tasse, la pensione, le assicurazioni, la strumentazione e ulteriori contributi fiscali, come coprire i costi per ferie o malattie.

Cosa cambia tra autonomo e freelance?

La differenza tra autonomo e freelance non esiste. Ciò rappresenta uno dei falsi miti sempre più diffusi sulla rete. Un freelance è un autonomo.  La differenza sta nella tipologia di lavoro e norme tributarie che le regolano. In entrambi i casi infatti si fa riferimento a soggetti passivi di Iva, ma con una contabilità che si effettua in modo differente.

Proprio per l’accezione del suo termine ci sono diverse tipologie di freelance in base al nostro Codice Civile.

Lavoratore autonomo

Nel lavoro autonomo (art. 2222 c.c.) il lavoratore si obbliga, dietro un corrispettivo, al compimento di una certa opera o specifico servizio senza vincolo di subordinazione.

Infatti l’oggetto della prestazione è l’opera, ovvero il risultato dell’attività organizzata dallo stesso lavoratore, mentre nel lavoro subordinato l’oggetto della prestazione è l’energia lavorativa del dipendente a disposizione del datore, sotto la vigilanza e direttive di quest’ultimo. Sono lavoratori autonomi per esempio gli elettricisti, idraulici, ingegnere o avvocato ecc.

Ci sono due tipologie di lavoratori autonomi, in base alla natura della prestazione:

  • lavoratore manuale, quando prevale l’attività materiale del prestatore di lavoro (artigiano, parrucchiere, sarto ecc.);
  • lavoro intellettuale, quando è prevalente la natura intellettuale della prestazione (avvocato, medico, nutrizionista, architetto ecc.).

Libero professionista

ll libero professionista è quindi un lavoratore autonomo intellettuale, un professionista intellettuale, che esercita una prestazione, risultato delle sue capacità razionali, prodotte da anni di studio ed esperienza (es. il medico o il commercialista). Il libero professionista si caratterizza quindi per due aspetti: la natura della sua prestazione e i requisiti per poter esercitare il proprio mestiere, non solo il know-how e competenze, ma anche i titoli e condizioni che gli consentono l’iscrizione ad un Albo professionale (es. il giornalista, tecnico radiologo, farmacista ecc.).

Lavoratore occasionale

Anche il lavoro occasionale rientra nel lavoro autonomo, e infatti è definito lavoro autonomo occasionale. Per essere tale non deve comportare un’attività continuativa e organizzata per lo stesso committente per più di 30 giorni lavorativi all’anno e superare i 5000 euro di ricavi l’anno. Per questo chiunque può lavorare come freelance con contratto di lavoro occasionale.

Come è stato espresso esistono quindi diverse regolamentazioni per il lavoro da freelance. In generale quindi, sì, i lavoratori freelance tendono a essere professionisti molto competenti in una determinata area (es. progettisti, scrittori, programmatori, project manager ecc.), ma allo stesso tempo, e soprattutto quando si è all’inizio e non si vuole aprire una Partita Iva o si vuole solamente sperimentare, si può optare per un lavoro da freelance come freelance autonomi occasionali.

Oggi il lavoro da freelance viene utilizzato soprattutto per quelle tipologie che rientrano nel mondo digitale e online. Ne avevamo già parlato anche in questo articolo. Ma aggiungiamo alcuni dettagli nel prossimo capitolo.

Quanto può guadagnare un freelance?

Il guadagno di un freelance dipende dalla tipologia di lavoro. Nel campo digitale, come nel caso di un copwriter, il guadagno è in genere inferiore ai 5000 euro annui, diverso invece per un web content editor freelance: in tal caso il guadagno cambia in base al tipo e al numero di collaborazioni. Il web designer, un professionista che si occupa della progettazione e dello sviluppo di un sito web, il guadagno si aggira sui 1.500/1.800 euro al mese. Uno sviluppatore web, che si occupa di sviluppare applicazioni web attraverso tecniche di programmazione e sviluppo di codice sorgente di programmazione e ottimizzazione database, il guadagno si aggira sui 1.200 euro.

Un social media manager freelance – si occupa della comunicazione di aziende o personaggi pubblici sui social – ha di norma un guadagno che cambia in base al tipo e al numero di collaborazioni.

Si può diventare freelance senza Partita Iva?

Il fraintendimento più grande che si è avuto negli ultimi anni per il lavoro da freelance vuole che per poter svolgere questa tipologia lavorativa serva come requisito essenziale quello della Partita Iva. Ripetiamo e sottolineamo che non è la Partita Iva a fare di un lavoratore un freelance: non è elemento essenziale all’esercizio della libera professione. Ciò che conta è il rispetto delle regole e normativa dettate per la propria specifica professione, come per esempio l’iscrizione a un albo di appartenenza.

Come pagare le tasse da freelance?

Per il freelance le tasse variano dalla apertura della Partita Iva o meno.

Nel primo caso il freelance che apre una Partita Iva con il Regime Forfettario l’imposta sostitutiva è del 15%, ma per chi apre una nuova Partita Iva individuale e rispetta specifici requisiti, l’aliquota si riduce al 5% per i primi 5 anni di attività.

Oltre all’imposta sostitutiva, si dovranno versare anche i contributi previdenziali, i quali variano in base all’inquadramento fiscale scelto. In tal caso i contributi vengono versati alla Gestione Separata Inps per il 25,98% del reddito percepito.

Nel caso in cui si adotterà una Partita Iva con Regime Ordinario semplificato le spese da affrontare saranno l’aliquota Irpef a un minimo del 23% a un massimo del 43% con il meccanismo a scaglioni in base al reddito imponibile prodotto e ulteriori imposte come l’Irap e le addizionali. Sono da aggiungere anche in questo caso i contributi previdenziali da versare alla Gestione previdenziale di appartenenza, alle stesse regole del Forfettario.

Nel caso in cui non si voglia aprire una Partita Iva, proprio perché si tratti di prestazioni occasionali, basterà applicare la ritenuta d’acconto, il 20% su base imponibile. La ritenuta d’acconto è molto particolare, in quanto rimane al 20% qualora la quota percepita non superi i 5000 euro lordi annuali, differente invece per le prestazioni con cessione di diritti d’aurore dove non è previsto il tetto dei 5000 euro lordi annui. In caso si superino i 5000 euro lordi, si dovranno versare i contributi alla Gestione separata, e quindi anche qui si sfata il mito del dover aprire la Partita Iva. (Photo by Icons8 Team on Unsplash )

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