Nuovi modelli di business per hotel, il caso disruptive è TSH
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Il modello disruptive e vincente della catena alberghiera TSH

Nuovi modelli di business e di sviluppo sociale nel mondo degli hotel. Questa volta non è un servizio online o la sharing economy a proporre un nuovo paradigma per l’ospitalità ma una vera e propria catena di hotel che si sta espandendo in tutta Europa e che conta di avere 41 alberghi entro il 2021.

Si chiama The Student Hotel (TSH) ed è stata fondata ad Amsterdam dal britannico Charlie MacGregor che abbiamo incontrato nel suo ufficio al 13esimo piano del TSH Amsterdam City aperto ad agosto 2015.

Charlie MacGregor

“ L’idea è partita per fornire un alloggio efficiente e coinvolgente agli studenti – spiega – ma subito abbiamo realizzato che il modello poteva essere ulteriormente consolidato offrendo servizi e alloggi anche per i docenti delle università , per i genitori degli studenti e integrando le nostre strutture nel tessuto sociale e urbano”.

MacGregor ha già raccolto l’interesse di diversi investitori che gli hanno permesso di iniziare la fase di espansione dopo l’apertura del primo hotel nel 2012: “All’inizio fu bizzarro – dice il fondatore – perché quando spiegavamo agli investitori che avremmo messo nel medesimo hotel sia gli studenti sia gli uomini d’affari e i turisti essi ci dicevano che avremmo dovuto prevedere entrate separate e abbiamo impiegato un po’ per spiegare loro che è proprio la contaminazione che siamo riusciti a creare all’interno dei nostri spazi unita alle scelta di confort e design che abbiamo adottato a fare la differenza”. Una differenza che anche in termini di business inizia a generare numeri significativi. Nel 2016 con nove hotel operativi la società ha fatturato circa 50 milioni di euro, da lavoro a 280 persone e ha investito fino a oggi circa 450 milioni di euro: “ora siamo in procinto di fare un aumento di capitale anche con il supporto delle banche e portare la nostra capacità di investimento a 1,5 miliardi di euro e abbiamo pianificato un investimento che arriverà fino a 200 milioni di euro solo per l’espansione in Italia”.

The Student Hotel nel “palazzo del sonno” che aprirà a Firenze il prossimo autunno

Sì perché l’Italia è destinazione ambita per TSH, le prime aperture saranno a Firenze nell’autunno di quest’anno e Bologna nell’autunno del 2018 e poi sarà la volta, nel 2019, di Roma dove Charlie MacGregor ha siglato un accordo con Cassa depositi e prestiti per la realizzazione di un nuovo edificio nella zona di San Lorenzo.

Il modello di The Student Hotel ha la sua innovazione concettuale nell’avere rivisto il modo in cui il tempo è diviso: “Per noi l’anno è diviso in due: i dieci mesi dell’anno accademico e i due mesi estivi – prosegue MacGregor – questo approccio, unitamente alle scelte strategiche e alle localizzazioni dei nostri hotel, ci permette di eliminare il concetto di alta e bassa stagione, di avere gli alberghi sempre pieni, e di offrire servizi pensati per le diverse tipologie di utenti, per esempio agli studenti proponiamo contratti che hanno la durata di 10 mesi, quanto l’anno accademico appunto e non contratti annuali come capita con alloggi più tradizionali”. Così il TSH diventa hotel anche per i turisti e gli uomini d’affari, TSH ha già siglato partnership con aziende del calibro di Philips, Nike, Mitsubishi per ospitare i loro manager quando sono in trasferta, o anche per chi ha bisogno di una stanza per una o due notti, e diventa opzione anche per chi nei mesi estivi viaggia per le città ed ecco che Firenze, Roma, Bologna si prestano molto bene a questo modello anche se la scelta è motivata anche dalle opportunità effettive che si sono create a seguito, per esempio, della disponibilità di edifici o aree adatte alla realizzazione dei progetti. A Firenze TSH avrà sede nel ‘palazzo del sonno’, mentre a Bologna in un edificio ex-Telecom nei pressi della stazione ferroviaria. E a Milano? “Per noi Milano rappresenta un mercato di altissimo interesse e arriveremo anche lì quando troveremo un edificio adatto e quando capiremo come anche in città come Milano si potrà dare valore al periodo estivo”.  Altre città italiane nel radar di TSH sono Torino, Venezia e Padova.

L’espansione internazionale di TSH, che ha già hotel operativi in tutte le principali città d’Olanda, è già arrivata a Parigi e Barcellona (a seguito dell’acquisizione di Melon District) e si estenderà anche a Berlino e Madrid e poi in tante altre città d’Europa fino appunto all’obiettivo di 41 hotel entro il 2021 e 1300 posti di lavoro.

Charlie MacGregor sta facendo incetta di manager dal mondo alberghiero come è il caso di Marc Sampietro che è spagnolo ma ha l’incarico di seguire lo sviluppo in Italia e che proviene da un’altra organizzazione che gestisce hotel in Europa: “stavo studiando il modello di TSH per capire come considerarlo nel panorama della concorrenza e quando mi è arrivata la chiamata dall’head hunter sapevo di cosa si trattava e ho accettato subito. In verità pensavo di saperlo, perché quando sono arrivato qui ho trovato un team e un approccio unici che cambiano veramente la prospettiva del business alberghiero, la prima volta che sono entrato al TSH qui da Amsterdam sono stato accolto con un amichevole ‘how’s going’ e non con un formale ‘benvenuto signor Sampietro’ e ciò mi ha subito fatto capire che l’innovazione qui non è solo il modo in cui sono pensati gli edifici e sono vendute le stanze, ma anche quello in cui il servizio viene erogato”. Non solo manager arrivano a ingrossare le fila della squadra di Charlie MacGregor, ci sono infatti anche i  creativi come è il caso di Christian Vernaschi, milanese che vive ad Amsterdam da alcuni anni e che è l’art director di TSH, ruolo fondamentale in una organizzazione che assegna alla creatività, al design, alla grafica buona parte della sua immagine e differenziazione: “Lavorare qui per un creativo come me è il massimo, ho la massima libertà di azione e di espressione e ho un team di persone formidabili”.

Rendering di uno spazio interno del TSH a Firenze

Il business di TSH non è solo vendere le stanze a studenti e viaggiatori ma ogni edificio ha anche il ristorante, la palestra, molti hanno la piscina, le aree meeting e l’ultimo nato: il coworking, che qui si chiama Collab. Il primo Collab è stato inaugurato in questi giorni presso il TSH Amsterdam City e ne seguiranno altri, sempre associati agli hotel e il primo fuori dall’Olanda sarà quello di Firenze, hanno desk dedicati, desk flessibili, uffici, sale riunioni. “L’idea è quella di avere una completed connected community animata dallo spirito studentesco, di gente che vuole cambiare il mondo e ancora non sa quanto è difficile – dice il fondatore e Ceo – e il tutto con anche impatto positivo: stiamo per esempio lavorando al progetto Lucy per rendere più facile spostarsi nelle città con le biciclette, creiamo cultura con i nostri bed talks (iniziativa che ha il suo canale youtube , ndr) quando in occasione di ogni inaugurazione invitiamo influencer che dialogano sui letti delle nostre stanze e tutti possono andare ad ascoltarli e abbiamo come missione quello che chiamo obiettivo 10%: il 10% di tutte le nostre azioni deve avere un impatto, per esempio il 10% di tutte le nostre stanze sarà destinato agli studenti più poveri, il 10% dei posti di lavoro saranno occupati da rifugiati e ciò deve diventare pervasivo in ogni nostra attività”.

Trascorrere un paio di notti in un TSH è una esperienza che può farti incontrare il dj emergente, o il business angel visionario, dove negli spazi comuni, il concetto di hall tradizionale è più che superato diventando co-living, ci sono startuppari attaccati ai loro computer o mamme e papà in visita al figlio studente fuori sede, comitive di turisti giapponesi e membri dello staff di TSH sempre in movimento, si ha quasi la sensazione che non serva andare a visitare la città che ospita il TSH perché è quasi come se la città sia attirata verso il TSH ed è anche per questo che nei nuovi progetti, compresi quelli italiani, gli spazi comuni saranno aperti a tutti per diventare luoghi di incontro e di connessione sia del contesto urbano sia delle persone che tale contesto vivono.

@emilabirascid

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Pubblicato il:

04 marzo 2017


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