Spacetech

Internet satellitare, crescono le opportunità nelle tecnologie LEO

Le chiamano costellazioni: microsatelliti ad alta tecnologia e basso costo che vengono lanciati nello spazio in ‘flottiglie’ destinate a lavorare per circa 5 anni offrendo un sistema di connessione efficiente in qualsiasi luogo del mondo. Opportunità per le telco o competizione?

Pubblicato il 02 Dic 2022

Non solo Startlink di Elon Musk: la tecnologia volta all’offerta dell’internet satellitare ad alta velocità è un settore in espansione.

Lo conferma il recente report di Deloitte “TMT Predictions 2023”,  studio periodico che presenta i principali trend che caratterizzeranno il mercato tech, delle telecomunicazioni e deimedia. Tra le diverse previsioni che riguardano l’ulteriore avanzamento e implementazione di tecnologie come il 5G, l’intelligenza artificiale o la realtà virtuale, un’analisi specifica è dedicata al mercato dei satelliti a banda larga nell’orbita terrestre bassa (LEO), che nel 2023 arriveranno a essere oltre 5mila, secondo la società di consulenza.

In effetti, secondo gli esperti che tengono conto dei lanci in orbita, a novembre dovrebbero già essere 3,271 solo gli Starlink in orbita, oltre a 648 di OneWeb e 3 di E-Space. Kuiper, che fa capo a Bezos, ha in programma di lanciare una costellazione di 3.236 satelliti nei prossimi 5 anni con 83 missioni, a cominciare probabilmente da inizio 2023.

Se tutte le organizzazioni che stanno pianificando di creare una costellazione di satelliti LEO (Low Earth Orbit) porterà a termine i propri piani, – dice Deloitte – entro il 2030 potrebbero essere operativi tra i 7 e i 10 network, per un totale di 40-50 mila satelliti in grado di servire più di 10 milioni di utenti.

Next-gen connectivity tra rischi e opportunità

Il tema riguardante i rischi connessi con il sovraffollamento dello spazio con tali oggetti, delle interferenze che possono creare e dei rifiuti spaziali, sta già ponendo diversi problemi, che vanno dalla sostenibilità ambientale ai temi etici e geopolitici. Al momento il settore è un po’ un ‘far west’, chiaramente molte soluzioni andranno regolate a tavolino ed essere non semplicemente reattive.

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Rimane il fatto che i sistemi LEO sono il futuro delle comunicazioni satellitari e probabilmente della connettività, un evoluzione inarrestabile e con diversi aspetti di utilità: il 90% della Terra è ancora scoperto dalle compagnie wireless (fonte: Starlink), un terzo della popolazione mondiale non ha accesso a internet, non parliamo poi della qualità tecnica della banda. La mission fondamentale che muove questo settore è ‘la democratizzazione dell’accesso a internet con l’abbattimento del digital divide’. Un grandissimo tema che tocca le singole persone, ma anche le aziende, la ricerca scientifica, i governi.

Riguarda direttamente anche il business delle telco.

Starlink è già presente, teoricamente, con il proprio servizio in 37 Paesi del mondo, Italia compresa, anche se il nascente fornitore di banda larga deve ancora far fronte a un arretrato di potenziali clienti in attesa di ricevere le apparecchiature e di avviare il servizio. Il servizio è rivolto con formule diverse a utenti privati-residenziali, a utenti business, al settore marittimo e aereonautico, all’industria IoT.

In Italia si rivolge direttamente dal proprio sito a tutti questi potenziali utilizzatori del servizio, che necessita dell’acquisto di un kit una tantum e un abbonamento mensile. Starlink segue ovviamente il classico schema ‘Musk’ di ingresso sul mercato da disruptor, ma è ovvio che tra i suoi clienti veda anche le Telco.

Nascita di un ecosistema

Lo scorso agosto, SpaceX (come holding di Starlink) e T-Mobile hanno annunciato una partnership per sfruttare la rete satellitare Starlink e la rete wireless di T-Mobile per fornire ai clienti statunitensi una copertura sulla messaggistica praticamente ovunque negli Stati Uniti continentali, nelle Hawaii, in alcune parti dell’Alaska, a Porto Rico e nelle acque territoriali, anche al di fuori del segnale della rete di T-Mobile.

E, hanno lanciato un invito aperto ai vettori mondiali a collaborare per una connettività davvero globale.

L’europea OneWeb, che ha sede principale a Londra ed è partecipata dal governo britannico, ha una strategia che punta tutto su collaborazioni con operatori e distributori, l’ultima è l’accordo quinquennale con l’azienda Q-Kon Africa per portare la banda larga nelle aree rurali nel triangolo Mozambico-Namibia-Sudafrica.

Il progetto Kuiper di Amazon con il suo piano aggressivo per i prossimi 5 anni vuole entrare da protagonista (e anche in antagonismo con SpaceX con cui non ha buoni rapporti)  in questo mercato ed è lecito presumere che adotterà uno schema di vendita ibrido, fornendo servizio alle telco ma anche al cliente business e privato.

“C’è una parte significativa della popolazione mondiale che oggi non ha accesso a Internet o ha un accesso molto lento”, ha detto recentemente Paul Palcisco, che è direttore della produzione di Kuiper e guida lo stabilimento di Kirkland. “Se pensiamo ai vantaggi che una buona connettività a Internet può offrire, l’impatto sulla vita delle persone è enorme”.

Queste parole confermano ciò che il colosso aveva espresso nel 2020, in occasione dell’approvazione dei suoi piani a parte della FCC, l’autorità federale per le comunicazioni US, quando aveva detto che ‘Il progetto Kuiper fornirà servizi a banda larga ad alta velocità e a bassa latenza in luoghi al di fuori della portata delle reti tradizionali in fibra o wireless. È rivolto a clienti in ogni angolo del mondo: da famiglie che lavorano e imparano insieme da casa, da scienziati e ricercatori che operano in luoghi remoti, da soccorritori che prestano soccorso in caso di calamità e da aziende di ogni dimensione che spostano la loro attività online. Il Progetto Kuiper servirà le singole famiglie, ma anche scuole, ospedali, aziende e altre organizzazioni che operano in luoghi privi di banda larga affidabile’.

Insomma, c’è una covergenza cross-industry all’orizzonte e una nuova generazione di tecnologie infrastrutturali per la connettività. Il vero problema è se sarà garantita anche l’accessibilità economica ai servizi (considerato che tutte le infrastrutture saranno in mani private) e soprattutto quale sarà il limite di ingresso nel mercato di altri operatori e nello spazio di presenza di satelliti.

L’Italia in orbita

Abbiamo recentemente parlato di Apogeo Space, startup che sta realizzando la prima costellazione italiana di nanosatelliti per la fornitura di un servizio di connettività globale per dispositivi dell’internet of things.

Apogeo Space realizza dei pico-satelliti estremante avanzati, i Fees (Flexible Experimental Embedded Satellite), che misurano appena 10x10x3 cm e hanno una massa di 300 grammi. Una categoria di satelliti che apre molte prospettive e si presta a diverse applicazione e una gestione più sostenibile di risorse.

La società ha firmato l’accordo per l’acquisizione di lanci multipli a partire dal 2023 per la messa in orbita dei propri satelliti con D-Orbit, azienda di logistica e trasporto orbitale, fiore all’occhiello dello space-tech italiano, che ha anche lei una grande prospettiva di business nel crescente mercato dei satelliti LEO.

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