foodtech

Kuiri porta le sue dark kitchen in Europa

La startup punta all’espansione internazionale con le sue cucine e a sviluppare il modello di business della produzione conto terzi

Pubblicato il 04 Lug 2023

Paolo Colapietro, CEO di Kuiri

“Avviare un’attività profittevole nel settore della ristorazione è un’impresa impossibile senza un cambio netto di mentalità che abbracci la tecnologia e guardi al mercato con ottica imprenditoriale – dice in una nota Paolo Colapietro, CEO e co-fondatore di Kuiri la startup nata a settembre 2021 – .Con il nostro lavoro portiamo avanti una rivoluzione tecnologica che sta cambiando drasticamente le regole nel mercato della ristorazione urbana. Noi offriamo agli imprenditori la possibilità di sperimentare nuovi brand tramite l’utilizzo di cucine indipendenti all’interno delle nostre digital food hall, ovvero locali attrezzati per la preparazione di piatti di qualunque tipo”.

Kuiri, che in esperanto significa cucinare, è nata con l’obiettivo di mettere in contatto i professionisti della ristorazione aiutandoli ad accelerare ogni tipo di startup nel settore alimentare, riducendo i costi, condividendo spazi, ma soprattutto le idee. Kuiri è un vero e proprio network di cucine metropolitane a disposizione di brand virtuali e delivery, emergenti o affermati.

In ogni digital food hall sono presenti dalle 8 alle 15 cucine indipendenti. Oggi, sono 7 le location tra Milano, Torino e Roma, ma Kuiri punta a espandersi ulteriormente nelle maggiori città metropolitane italiane e all’estero, con aperture previste a Parigi, Berlino e Londra. Tutto ciò al servizio di oltre 60 clienti e più di 80 virtual brand, portando il gusto e l’esperienza culinaria direttamente al cliente.

Produzione conto terzi

Da qualche mese, Kuiri ha messo a punto anche un nuovo modello di business: il commissary-kitchen, ovvero la produzione conto terzi, che apre il mercato italiano al virtual-franchise. “In pratica, produciamo direttamente il brand nel vero senso della parola. Siamo in grado di azzerare burocrazia, assunzioni, logistica e attirare soprattutto il crescente mercato dei food brand dall’estero e le multinazionali che possono testare il proprio business in tempi rapidi affidandosi alla nostra struttura – dice Alessandro Righetti, co-fondatore e CCO della startup -. I risultati ottenuti fino a qui sono anche dovuti a una forte propensione all’innovazione. Per noi è fondamentale restare sempre al passo con le ultime tendenze tecnologiche, puntando sull’intelligenza artificiale e l’automazione in cucina per offrire servizi all’avanguardia”.

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Tra gli asset che il team di Kuiri mette a disposizione dei propri clienti c’è un sistema di cassa centralizzato per semplificare tutte le possibili complicazioni di un business basato sul delivery. Inoltre, attraverso l’app Kuiri Megamix, la piattaforma proprietaria permette al consumatore finale di fare un multiordine, ovvero acquistare l’intera offerta con un unico ordine e un unico servizio di consegna a disposizione di tutti i brand del network. «Grazie al multiordine riusciamo a ottimizzare al massimo il lavoro dei nostri rider che si muovono al 70% su bicicletta. Possiamo dire senza tema di smentita di essere il primo operatore italiano del settore e questo grazie ai nostri asset tecnologici e ai numeri che siamo stati in grado di produrre”, aggiunge piega Colapietro.

La crescita di Kuiri continua in maniera costante anno su anno: 137mila ordini processati, dei quali 35mila nel primo anno di attività con un fatturato di un milione di euro nel 2021 raddoppiato a 2 milioni nel 2022. Come è possibile immagine, anche per Kuiri i costi di startup pesano sulla gestione di tutto il network, ma sono mitigati dalla buona redditività dei singoli lab che presentano un Ebitda positivo già dal primo anno, con margine superiore al 35% a regime.

I primi 5 lab sono stati completamente autofinanziati, ma oggi l’azienda ha deciso di aprire il proprio capitale sociale a nuovi soci con l’avvio di un round di finanziamento.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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