Mobilità e Automotive, quello che ancora non sai dell'Austria
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Mobilità e Automotive, quello che ancora non sai dell’Austria

Austria, il ponte verso l’Europa orientale, il Paese che è più vicino all’Italia di quanto sembri, soprattutto a quell’Italia che sta tra l’Alto Adige e l’alto Friuli Venezia Giulia, il Paese che punta in modo deciso sull’industria e che ha avviato un programma di incentivazione per chi fa ricerca e sviluppo, startup comprese, di cui abbiamo scritto qui.

Siamo tornati in Austria per guardare più da vicino uno dei settori industriali sui quali i programmi di sviluppo stanno puntando maggiormente: quello della mobilità. Benchè il Paese non abbia una sua propria casa automobilistica ha saputo ritagliarsi un ruolo di centro di competenza e di ricerca di alto valore i cui numeri, secondo quanto riporta un documento di ABA, Austrian business agency, recitano quanto segue: “forte di una lunga tradizione nel settore automobilistico –  già nel 1900 Ferdinand Porsche aveva sviluppato un’auto ibrida ed elettrica – l’Austria vanta ancor oggi fra i propri rami industriali più importanti, anche il settore dei veicoli e fornitori correlati nell’indotto. Ben 800 imprese e startup, oltre a istituti di ricerca universitari ed extrauniversitari, cluster di ricerca e reti apportano contributi decisivi alla mobilità del futuro in Austria. Lo spirito d’inventiva nel settore automobilistico austriaco vanta risultati eccezionali: fra il 2011 e il 2015 sono state presentate oltre 1.600 domande di brevetto in ambito automotive. L’industria di veicoli e fornitura di componenti rientra fra i primi tre rami industriali principali del Paese, garantendo un posto di lavoro su nove. A livello mondiale, oggi quasi nessuna automobile potrebbe uscire sul mercato senza un componente “made in Austria”. AVL List, Miba o TTTech Computertechnik sono soltanto alcuni esempi di imprese austriache che concorrono nella sfida internazionale, contribuendo a definire il mercato automobilistico del futuro. Si citano di seguito alcuni dei temi chiave, attualmente oggetto di ricerca in Austria: l’area di prova più versatile d’Europa per la guida autonoma, le batterie ad alte prestazioni più leggere ed efficienti al mondo per la mobilità elettrica, l’impiego sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nell’automobile”.

Un quadro che ridotto ai numeri dice: 700 imprese operanti nella produzione automotive, circa 100.000 veicoli prodotti all’anno, 2,4 milioni di motori e trasmissioni prodotti all’anno, un posto di lavoro su 9 nel settore dell’automotive, 43 miliardi di rendimento economico all’anno nel settore automobilistico, export del 90% circa per i veicoli realizzati in Austria, l’industria dei veicoli è il secondo settore di esportazione, 8,4 miliardi di investimenti confluiti negli ultimi 25 anni nella ricerca e sviluppo, 21.500 euro per la ricerca per ciascun posto di lavoro all’anno.

 

Mobilità e automotive nella sua concezione più ampia e tecnologica quindi: veicoli autonomi, trasporto pubblico del futuro, energia elettrica per autotrazione, sicurezza, infrastrutture di nuova generazione. Una visione decisamente ampia che si è messa in mostra alla Transport research arena, manifestazione ospitata dalla fiera di Vienna dove il meglio dell’innovazione europea nei trasporti ha trovato la vetrina giusta.  

Tra questi l’impresa Scuderia-E che ha sede a Salisburgo ma è stata creata dall’italiano Gianfranco Pizzuto che sta lavorando a una batteria a ioni di litio di nuova generazione che sta testando impiegando le Fiat 500 elettriche che importa dalla California, unico mercato in cui al momento sono disponibili: “il nostro obiettivo è raddoppiare l’autonomia degli attuali accumulatori a parità di ingombro e peso”, dice.

Altro italiano che lavora in Austria, o meglio tra l’Austria e l’Alto Adige è Roberto Ferrari, director services and operations della divisione off-highway di TTControl, società del gruppo TTTech che sviluppa sistemi di controllo per applicazioni di ogni tipo: dall’automotive, all’aerospazio, dalla logistica al farming: “noi lavoriamo esclusivamente in modalità business to business – spiega – i nostri prodotti sono integrati in aeroplani, automobili, trattori, scavatori, piattaforme aeree per esempio e il gruppo fattura quasi 150 milioni di euro con 600 dipendenti e con sedi in tutti i mercati principali: Europa, Usa, Giappone”. I sistemi di controllo di TTTech rappresentano una sorta di avamposto tecnologico verso la realizzazione di veicoli, speciali e non, e infrastrutture sempre più efficienti, efficaci e sicure.  

Un altro italiano che lavora in Austria, questa volta a Graz è Paolo Pretto che si occupa di ricerca sul fattore umano in relazione ai trasporti. Un lavoro quasi unico e certamente stimolante perché si concentra sull’elemento finale dell’evoluzione tecnologica, l’uomo.

“Studiamo il comportamento, le reazioni, le sensazioni che il corpo e la mente hanno quando si trovano in movimento, su mezzi di trasporto pubblico e privato, dall’autobus all’aeroplano e grazie a questi studi siamo in grado di collaborare con gli ingegneri per costruire veicoli sempre più confortevoli e compatibili con chi li utilizza e lo facciamo fino dalle prime fasi di progettazione – illustra -. Attualmente la sfida più stimolante è quella del veicolo a guida autonoma che rappresenta un salto significativo in relazione alla percezione umana. Da un punto di vista dell’esperienza fisica non vi è differenza tra un’automobile a guida umana e una a guida autonoma, se non forse il fatto che il volante si muove da solo a scatti, ma è quella emotiva e le implicazioni che essa ha che fanno la differenza, per esempio il desiderio di possedere il proprio veicolo o quello di avere sempre la disponibilità e possibilità di muoversi in ogni momento con massima libertà”.

Pretto lavora per il progetto Virtual Vehicle che sta mettendo a punto nuove tecnologie per la guida autonoma e che ha permesso a chi scrive di provare l’esperienza in un circuito controllato:

“Al momento stiamo sviluppando nuove tecnologie insieme a una serie di partner tecnologici – spiega Wolgang Wachmann, marketing and communication manager di Virtual Vehicle – usiamo come base delle Ford Mondeo ma abbiamo anche delle Tesla per conoscere meglio la tecnologia e fare test sempre più approfonditi. Al momento siamo impegnati sullo sviluppo di veicoli con livello di automazione 4 (ndr. i livelli di automazione dei veicoli sono sei: livello zero corrisponde a nessuna automazione, livello 1 è driver assistance, livello 2 è automazione parziale, livello 3 è automazione condizionata, livello 4 è elevata automazione e livello 5 è automazione completa)”.  

L’Austria è quindi terreno fertile per chi fa ricerca e non solo nell’automotive, anche la chimica e la meccanica sono molto importanti. Il Paese già oggi investe oltre il 3% del Pil in ricerca e sviluppo, che è l’obiettivo che la UE si è data per il 2020 e al fine di incentivare ulteriormente il settore e attirare aziende dall’estero ha messo a punto un premio fiscale alla ricerca del 14% sui progetti che vengono giudicati ammissibili, quindi non una detrazione ma proprio una quota di denaro che viene resa disponibile a sostegno delle attività di ricerca: “l’obiettivo è consolidare ed ampliare il ruolo dell’Austria come luogo dove si concentra la ricerca e sviluppo anche agendo in modo attivo nell’attirare imprese, comprese le startup, dall’estero con particolare attenzione ai Paesi limitrofi”, dice Marion Biber, direttore Italia di ABA.

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Pubblicato il:

23 aprile 2018


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