Startup crash: frode Bio-on, la Theranos italiana
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Startup crash: Bio-on, la Theranos italiana?

La società italiana quotata in Borsa Bio-on accusata di frode ai danni del mercato azionario. Ha costruito castelli di bugie proprio come l’americana Theranos

E’ doloroso. Per chi crede nell’innovazione, nel sistema startup, negli imprenditori visionari. Per noi giornalisti che raccontiamo anche in modo appassionato i traguardi di società che poi si rivelano menzognere, e che diventano vicende come il caso Bio-on,  che è giunta oggi al capitolo ‘arresto’ del fondatore e Ceo Marco Astorri, sospensione del titolo in Borsa, blitz della finanza, l’accusa formale della Procura di Bologna dopo tre mesi di indagini.

Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore ‘Astorri e soci nel giro di due anni si sarebbero portati a casa guadagni personali per oltre 35 milioni di euro, tra i 25 milioni incassati dalla cessione di warrant e i 10 milioni per la vendita del 2% del capitale sociale’.

Dal 2015 in avanti, la società avrebbe portato avanti ‘Tutta una montatura per arrivare al miliardo di capitalizzazione, frutto di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato’. Insomma, sembra che avesse ragione il fondo speculativo Quintessential che aveva dato il via alle indagini con una denuncia. I reati contestati dalla Procura sarebbero quello di false comunicazioni sociali (articolo 2622 C.C.) e manipolazione del mercato (articolo 185 Tuf). Da qui in avanti si aprirà una fase processuale che, viste le premesse, non si è portati a pensare possa risolversi per il meglio, ma in fondo ce lo auguriamo.

Così è un finale che ha il sapore del tradimento.

Bio-on ha fatto sognare molti: penso in primis ai ricercatori e ai dipendenti che hanno creduto nel progetto e speso le loro energie, magari sovraccaricandosi di lavoro come succede spesso nelle startup; la maggior parte di loro non poteva essere al corrente del risvolto finanziario. Facile immaginare anche l’entusiasmo con cui hanno seguito il loro leader in quella che era un’impresa non banale: liberare il mondo dalla plastica brutta con una bioplastica che si scioglie completamente in acqua. E che magari come invenzione c’è, esiste, e in questo momento è stata mandata al diavolo.

Ha fatto sognare un territorio, gli investitori (tanti, considerato che è quotata), qualche partner. Tante persone che hanno letto della loro grandissima invenzione e ci hanno creduto.

Nel mondo startup storie di questo tipo non sono comuni fortunatamente, ma nemmeno casi isolati.

Una delle storie per versi simile a quella di Bio-on è quella di Theranos, fondata nel 2003 dalla brillante Elisabeth Holmes, allora diciannovenne, battezzata da Forbes come la più giovane milionaria al mondo self-made.

Una startup che è riuscita a fare un round di finanziamento dietro l’altro con il mondo del venture capital statunitense, cioè, gente tosta, smaliziata, fino a raccogliere la cifra di 1,4 billion dollar, riporta Crunchbase, ed essere valutata circa 9 miliardi di dollari; ha dato lavoro a un migliaio di persone, messo in piedi laboratori clinici in tre Stati. Ha incantato i media che per molto tempo l’hanno venerata, ha partecipato a conferenze, incontri, talk show con grandissimi imprenditori, capi di stato. Vendendo a tutti, praticamente, aria fritta. Il progetto Theranos era questo, in teoria: una tecnologia proprietaria, che prelevando solo una goccia di sangue dal dito di una persona era in grado di eseguire più di 200 test diagnostici. La tecnologia ha preso la forma di un’elegante scatola nera chiamata Edison. Poteva essere usata ovunque, dalla sala operatoria al campo di battaglia, diceva la Holmes. Nel giro di pochi minuti, centinaia di analisi del sangue, rilevando gli antigeni nel sangue, i livelli ormonali e persino alcuni tipi di cancro. Il fatto straordinario è che sia riuscita a ottenere gli investimenti senza rivelare come funzionava la tecnologia. Che a quanto pare non c’era. Dopo varie peripezie a settembre 2018 la società ha chiuso, Elisabeth Holmes si è prosciugata con gli avvocati, perseguitata da FDA e SEC, e rischia 20 anni di galera.

Della storia hanno ora fatto anche un docu-film: ‘The inventor, out for blood in Silicon Valley’.

I giudizi su Elisabeth sono contrastanti, perché c’è anche chi ci vede del buono in lei: tanto era la sua fissazione nella possibilità di realizzare il suo prodotto, e sull’impatto che avrebbe avuto nel mondo, che la sua determinazione è andata oltre, travalicando i confini della legittimità. Come ha fatto Astorri.

Ottime idee in grado di cambiare il mondo, nel caso di Bio-on anche un reale prodotto innovativo, imprenditori geniali, ma passati al lato oscuro della forza.

La storia di Theranos, in US rimarrà per molto tempo un monito per molti investitori, ma l’ecosistema non ne viene scalfitto.

In Italia la storia di Bio-on potrebbe avere un impatto peggiore: il nostro ecosistema è così piccolo, fragile, che botte come questa sono destabilizzanti e creano un clima di sfiducia. Proprio adesso che tante cose cominciavano a girare bene.

Per chi volesse approfondire sull’argomento ‘frodi e startup’ qui un articolo di CB Insights con 16 esempi.

Donatella Cambosu

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direttore
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Pubblicato il:

23 ottobre 2019

Scritto da:

Donatella Cambosu


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