Startup in Europa, ecco quando i finanziamenti pubblici sono fondamentali
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Startup in Europa, ecco quando i finanziamenti pubblici sono fondamentali

Monaco di Baviera, gennaio 2018. Claudiu si trova di fronte a un bivio. Dal 2015 sta lavorando alla sua startup: Munevo. Insieme al suo team, ha da poco terminato lo sviluppo di un dispositivo che, una volta installato su qualsiasi sedia a rotelle elettrica, consente a chi vi si trovi sopra di controllarne tutti i movimenti tramite smart-glasses. Le varie fasi di validazione dei prototipi con i pazienti hanno dato esiti molto positivi e la prima versione del prodotto è finalmente pronta. In questo momento servono i soldi per intraprendere le procedure che consentano al team di registrare il prodotto come dispositivo medico di prima classe, per poter procedere con la commercializzazione. Non servono tanti soldi ma, dopo mesi passati a fare pirtch in giro per la Germania, Claudiu si sente ripetere sempre la stessa cosa: “È un prodotto interessante, ma in un mercato di nicchia. Agli investitori non interessa”.

Solo in Germania ci sono circa mezzo milione di persone costrette alla sedia a rotelle e che non possono muoversi in autonomia.

Il 15 gennaio 2019, Dow Jones VentureSource ha pubblicato i dati relativi agli investimenti da parte di fondi di Venture Capital in startup nel quarto trimestre del 2018 in Europa. È ora possibile avere una panoramica generale dell’anno appena trascorso. Qui di seguito un estratto dei dati dell’ultimo triennio.

 

Come si nota dai grafici, negli anni il trend si dimostra in crescita, con un leggero aumento del numero totale dei deal tra 2016 e 2018 (+7,8%) e un sostanziale aumento della quantità di soldi investiti (+44,6%, +6 miliardi di euro se si guarda al numero assoluto tra 2016 e 2018). Benché si riscontri un importante aumento del numero dei deal in fase seed nel triennio (+36,6%), è evidente che lo stesso sia largamente minore rispetto al numero dei deal negli altri round – il numero di deal in fase seed rispecchia infatti il 15% del totale dei deal, percentuale più o meno stabile negli anni (nel 2016 lo stesso dato è al 12%)

Ciò sottolinea un’effettiva difficoltà diffusa tra le startup early stage a raccogliere finanziamenti e capitali di rischio privati da investire nella loro crescita, dovendo spesso rifugiarsi in prestiti e/o finanziamenti pubblici per coprire le prime fasi di validazione di prodotto e mercato. L’accesso a risorse e finanze in fase iniziale è infatti uno dei problemi principali dei giovani imprenditori in giro per l’Europa, e spesso anche il fattore che determina la sopravvivenza delle startup nel breve e medio termine.

Quello che vedete qua accanto è lo Startup Financing Cycle, grafico molto noto a startupper e addetti ai lavori nell’ecosistema. Il grafico mostra, sulla base di tempo e revenue, le diverse fasi di investimento che solitamente le startup affrontano e chi generalmente fornisce le liquidità necessarie alla loro crescita. In basso a sinistra nel grafico potete notare la cosiddetta valley of death – la valle della morte, ovvero quella fase iniziale che le startup early stage affrontano in cui il tempo scorre inesorabile, i ricavi sono in negativo, e trovare fondi diventa spesso determinante per la sopravvivenza delle società (la fase in cui si trovava Munevo un anno fa, per intenderci). Il grafico mostra come, in questa fase, il seed capital sia solitamente fornito da business angel (soggetti privati che mettono a disposizione i propri soldi), FFF (Family, Friends and Fool), crowdfunding.

In questo quadro, in cui gli investitori sono più cauti a causa dei rischi di investimento più alti, e chi ne fa le spese sono le startup che si trovano spesso al punto di chiudere prima ancora di essersi potute mettere in gioco, le istituzioni pubbliche si sono ritagliate negli ultimi anni un importante spazio di azione che permette loro di intervenire nell’ecosistema fornendo agli imprenditori sia i finanziamenti necessari per superare le fasi di validazione, sia gli incentivi che consentono al mercato di rimanere sostenibile.

Con 33.9 miliardi di euro stanziati dallo European Regional Development Fund nel periodo 2014 – 2020 per il supporto a startup e Pmi, 33.037 startup supportate nello stesso periodo e 1.6 miliardi di euro messi a disposizione per il triennio 2018-2020 solo dalla Commissione Europea nel quadro di Horizon 2020 le istituzioni pubbliche sono il grande attore dietro le quinte dello Startup Financing Cycle, contribuendo al trend dell’interventismo pubblico nei mercati che in particolar modo dal 2007 in poi si è opposto alle teorie liberiste dominanti in materia macroeconomica.

Per gli imprenditori ricorrere a finanziamenti pubblici in fase iniziale può essere vantaggioso per diversi motivi: i fondi vengono spesso elargiti senza condizioni legate a equity e Roi (return on investment); i criteri di valutazione danno importanza all’impatto sociale dell’innovazione oltre che a quello economico aumentando in alcuni casi le opportunità di finanziamento; e le pratiche burocratiche, per quanto generalmente lunghe, sono alle volte più lineari ed economiche di quelle di due diligence.

Il 2018 è stato un anno record per le startup in Europa. Lo dicono: il numero di Ipo – Initial public offering, ovvero il numero di startup che sono state quotate per la prima volta su un mercato regolamentato; il numero di unicorn, società valutate più di un miliardo di euro (17 rilevate negli ultimi 12 mesi); e la quantità di soldi investiti nel settore (State of European Tech 2018 ne abbiamo parlato anche qui) La crescita dell’ecosistema europeo delle startup porta con sé ottimismo sul funzionamento di un meccanismo in cui pubblico e privato operano in modo complementare per rendere stabile un mercato in cui profitto e impatto sociale possano crescere insieme.

Come già citato, l’accesso a risorse e finanze in fase iniziale è uno dei problemi principali dei giovani imprenditori in giro per l’Europa, e spesso anche il fattore che determina la sopravvivenza delle startup nel breve e medio termine.  Qui di seguito alcune risorse utili per avere una panoramica generale sui fondi europei disponibili per le startup:

A luglio 2018, Claudiu ha partecipato a una competizione per startup a Heidelberg, in Germania. Al termine della competizione, Munevo si è aggiudicata un finanziamento tramite lo European Institute of Innovation & Technology (EIT). I soldi hanno permesso alla startup di intraprendere i test per il conseguimento della certificazione come Medical Device Class I. A sette mesi dal finanziamento, e dopo aver superato i test clinici, Munevo è pronta a commercializzare il proprio prodotto. Mezzo milione di persone sulla sedia a rotelle lo aspettano.

 

Contributor: Matteo Consonni

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Pubblicato il:

30 gennaio 2019


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