Venture capital, nasce VentureEU, 6,5 mld per startup e scaleup
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Venture capital, nasce VentureEU, 6,5 mld € per startup e scaleup

La Commissione europea e l’European investment fund (Eif) hanno annunciato qualche giorno fa una cosa che si chiama VentureEU. Si tratta in pratica di un programma paneuropeo di fondo di fondi di venture capital con l’obiettivo di dare una spinta agli investimenti in startup e scaleup innovative di tutto il Continente.

La notizia, riportata sul sito della Commissione europea , snocciola una serie di numeri che parlano di una prima iniezione di capitale da 410 milioni di euro che negli obiettivi dovrà generare una raccolta di 2,1 miliardi di euro di ulteriori investimenti da parte sia di entità pubbliche sia private. Il tutto al fine di generare una quantità di denari complessivi da destinare a startup e scaleup nell’ordine dei 6,5 miliardi di euro, vale a dire – riporta la comunicazione della Commissione europea – il doppio rispetto a quanto è attualmente investito.

Quindi 6,5 miliardi di euro che si aggiungono agli altrettanti che sono stati investiti dai venture capital europei nel 2016 per un totale di 13 miliardi di euro che inizia a diventare una cifra significativa benché ancora lontana dai quasi 40 miliardi di euro investiti negli Usa nel medesimo periodo.

Un ulteriore obiettivo che la Commissione europea si pone con il programma VentureEU è quello di accrescere il valore medio dei fondi che oggi è pari a 56 milioni di euro contro i 156 milioni di euro del valore medio dei fondi Usa. Ciò nell’ottica anche di aumentare le unicorn europee che nel 2017 sono state 26 contro le 109 statunitensi e le 59 cinesi.

Sempre secondo le previsioni della Commissione europea questa iniziativa avrà impatti finanziari positivi su circa 1500 startup e scaleup dell’Unione.

Più nel dettaglio i 410 milioni di euro e oltre arriveranno da risorse di Eif, per 67 milioni di euro, da Horizon2020 InnovFin Equity per 200 milioni di euro, dal programma Cosme per le piccole e medie imprese per 105 milioni di euro e dall’European fund for strategic investments (Efsi) per altrettanti 105 milioni di euro.

Saranno creati sei fondi di fondi che investiranno in altrettanti fondi di investimento operando ognuno in almeno quattro Paesi della UE e in settori che vanno da information and communication technology al digitale, dalle life science alle tecnologie mediche, dall’efficienza della gestione delle risorse a quella dell’energia.

Operativamente quindi gli investimenti di VentureEU saranno gestiti da Eif sotto la supervisione della Commissione europea e dai sei manager dei fondi.

Fino a qui la cronaca, il comunicato della Commissione riporta anche osservazioni e commenti dei vicepresidente della Commissione stessa Jyrki Katainen, del commissario per la ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas, del commissario per il mercato interno, l’industria, l’imprenditorialità e le piccole e medie aziende Elżbieta Bieńkowska e del Ceo di Eif Pier Luigi Gilibert, ora aspettiamo gli effetti e soprattutto prendiamo atto del fatto che la Ue si muove in modo organico e condiviso.

Nei giorni in cui l’Europa incassa pure l’ammirazione di Mark Zuckerberg per il Gdpr, si articola questo progetto che aldilà di quello finanziario, che resta fondamentale, ha un valore anche di approccio: il superamento dei sistemi su base nazionale. Ragionare su uno scenario europeo quando si tratta di investimenti in venture capital e quindi sostegno all’innovazione d’impresa è una presa d’atto sostanziale sia perché questo è un ambito che possiamo ancora considerare come emergente e quindi meno vincolato da strutture storiche, sia perché uno sviluppo integrato da inevitabilmente maggiore forza non solo alla disponibilità e alla circolazione dei capitali, ma anche e soprattutto alle possibilità di crescita ed espansione delle startup e delle scaleup.

Va da sé che il compimento di questa strategia che con VentureEU compie un passo avanti importante si avrà con una più marcata e definita armonizzazione delle regole di ingaggio in tutti i Paesi dell’Unione al fine di permettere a un veicolo di investimento che ha sede in un Paese maggiormente burocratizzato e fiscalmente meno conveniente di competere a parità di tempi e costi con quelli di altri Paesi dove le normative e la pressione fiscale appaiono maggiormente vantaggiosi sia per chi fa investimenti sia per chi fa impresa grazie proprio a tali investimenti.

@emilabirascid

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direttore
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Pubblicato il:

13 aprile 2018

Categorie:

Editoriali

Tag:

Europa


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