VC in Italia, primo trimestre solamente 367 milioni di euro in 53 deal

Nel primo trimestre 2026 il venture capital italiano mostra un’attività contenuta nel numero, solo 53 round chiusi, ma in linea con i trimestri precedenti per capitale investito 367 milioni di euro. Nel trimestre sono stati registrati 12 round serie A, 3 serie B, 1 serie C+ e 6 exit.

Cresce l’interesse per le startup specializzate in soluzioni IA, che attraggono un numero crescente di operazioni, ma nel settore in Italia non si registrano deal di grande dimensione. I round nelle fasi avanzate prevedono sempre più spesso, oltre al capitale azionario, anche finanziamenti tramite debito o operazioni secondarie. Il Software si conferma il settore più dinamico per numero di round, mentre il Fintech guida per capitali raccolti. Il round più importante per ammontare è stato quello di Rent2Cash da 100 milioni di euro. Sul fronte della raccolta, il trimestre ha visto anche il lancio di due nuovi fondi VC, per un totale reso pubblico di 85 milioni di euro. Durante l’iniziativa, con la partecipazione di alcuni dei principali player europei, è stato presentato un focus sul venture debt, una forma di finanziamento strategico che sta guadagnando terreno in Europa, sebbene ancora rara in Italia.

I dati sono quelli pubblicato dall’Osservatorio trimestrale sugli investimenti di venture capital in Italia, realizzato da Growth Capital in collaborazione conItalian Tech Alliance.

Nel primo trimestre 2026 il venture capital europeo mostra segnali di stabilità nei volumi e di rinnovata forza negli investimenti. Con 2.805 round chiusi, il mercato si mantiene in linea con gli ultimi due anni, mentre i capitali raccolti raggiungono i 22 miliardi di euro, segnando il miglior risultato dal secondo trimestre 2022. A sostenere questa performance è soprattutto il peso dei mega round, concentrati nei settori dell’IA e del natural language processing, che trainano la crescita degli investimenti pur in un contesto di attività complessivamente stabile.

Il 2026 in Italia è iniziato con solo 53  round: il trimestrale più basso degli ultimi cinque anni. Tuttavia, l’importo totale investito (367 milioni di euro) rimane sostanzialmente in linea con la media trimestrale degli ultimi tre anni, sia considerando i mega round che escludendoli.  La distribuzione per stadio evidenzia una distanza tipica di un mercato più maturo: le operazioni early stage (pre-seed e seed) rappresentano il 58% dei round ma assorbono solo l’8% dei capitali, mentre i serie A e B+ concentrano circa un terzo delle operazioni e quasi il 90% degli investimenti. In continuità con i trend recenti, il numero di round serie A e B resta stabile; tuttavia, sul fronte dei volumi emergono segnali più dinamici per i serie A, sostenuti da alcuni deal rilevanti, mentre i serie B continuano a mostrare dimensioni più contenute.

Nel primo trimestre 2026 il software emerge come il settore più dinamico per numero di operazioni, sostenuto soprattutto dagli investimenti in IA, machine learning e cybersecurity. Seguono smart city e lifesciences. In termini di capitali raccolti, fintech, smart city e software concentrano complessivamente il 72% degli investimenti, trainati in particolare dai round di maggiore dimensione, come quelli di Rent2Cash e NewCleo, mentre la forza del software resta legata all’elevato numero di deal più che alla loro dimensione media.

Analizzando i principali 5 deal del Q1 26, in testa c’è Rent2Cash (100 milioni di euro, serie A), seguita da Newcleo (75 milioni di euro, serie A), D-orbit (45 milioni di euro, serie D), Subbyx (30 milioni di euro, serie A), Dronus (15 milioni di euro, serie A).

Durante l’iniziativa e con la partecipazione di alcuni dei principali player europei, è stato presentato un focus sul venture debt, una forma di finanziamento a credito destinata a startup ad alta crescita, supportate da VC o private equity, generalmente in fasi di crescita o avanzate. Sebbene ancora raro in Italia e con un significativo margine di espansione, questo tipo di finanziamento consente alle aziende di raccogliere capitale limitando la diluizione, estendendo la loro runway e colmando il divario tra i round di equity, in un contesto di valutazioni ancora contenute. Negli ultimi anni, in Europa sono diventate sempre più frequenti le operazioni di venture debt superiori a 25 milioni di euro, che rappresentano il 18% delle operazioni e il 90% del valore totale delle stesse. L’attività di venture debt in Europa e negli Stati Uniti ha seguito percorsi molto simili negli ultimi anni. Confrontando i due ecosistemi nel periodo 2023-2025, il valore del venture debt negli Stati Uniti è 2,2 volte superiore a quello europeo, mentre il divario nel venture capital è ancora più marcato, con gli investimenti negli Stati Uniti che sono 3,4 volte superiori a quelli in Europa.

“Il 2026 inizia positivamente per gli ecosistemi europei grazie alla spinta dei mega round. Il mercato VC italiano rimane in linea con le medie storiche per capitale totale investito nonostante il numero inferiore di round. Prevediamo che il venture debt, utilizzato frequentemente negli ecosistemi del venture capital avanzati , assumerà gradualmente un ruolo più rilevante anche in Italia”, commenta in una nota Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital.

“L’ecosistema dell’innovazione italiano si conferma solido e capace di esprimere competenze e progettualità di alto livello. Tuttavia, il salto di qualità che attendiamo da molto richiede un cambio di passo da parte delle istituzioni italiane ed europee. Abbiamo assistito a molti annunci e a una crescente attenzione sul tema, ma a questi non sono ancora seguiti interventi strutturali pienamente efficaci. In Italia, ad esempio, resta irrisolta la questione della proroga dell’incentivo fiscale al 30% per gli investimenti in startup, un nodo cruciale per la competitività e l’attrattività del nostro ecosistema. Analogamente mancano ancora gli ultimi e fondamentali dettagli interpretativi per far decollare le importanti misure di incentivo contenute nella Legge Concorrenza. A livello europeo, invece, iniziative come EU Inc, pur andando nella giusta direzione, risultano ancora troppo limitate rispetto alle ambizioni dichiarate con il 28° regime. Se vogliamo davvero competere a livello globale, è necessario passare dalla fase degli annunci a quella delle decisioni concrete, creando un contesto normativo e fiscale capace di sostenere la crescita delle imprese innovative e attrarre investimenti in modo stabile e credibile”, afferma Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance

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