Dario Giudici (Mamacrowd): il crowdfunding sarà una leva per il dopo Covid
Dario Giudici (Mamacrowd): il crowdfunding sarà una leva per ripartire

Il ceo della principale piattaforma italiana di equity crowdfunding ci racconta l’impatto della crisi su questo sistema d’investimento in società innovative e su quali settori si punterà nel dopo Covid

Il 2019 è stato un anno record per l’equity crowdfunding in Italia: quasi raddoppiati i numeri rispetto al 2018 (che aveva raggiunto i 36 milioni di euro), con oltre 65 milioni di euro raccolti sulle 9 piattaforme più attive nel Paese. In crescita anche il numero di campagne finanziate, passate dalle 113 del 2018 alle 138 del 2019 (+18%). Miglior piattaforma di equity crowdfunding in Italia si è confermata Mamacrowd, prima per numero di campagne chiuse (68),  per capitale raccolto (29 milioni di euro) e per numero di campagne milionarie (6). Parte del network di SiamoSoci, Mamacrowd permette di diventare soci di startup e pmi innovative, con un processo semplice, completamente online e vigilato Consob.

Che cosa renda speciale questa piattaforma di equity crowdfunding ce lo aveva spiegato uno dei suoi fondatori e Ceo Dario Giudici tempo fa: alta selettività nella scelta delle startup per le campagne, comunicazione attenta, allargamento del pubblico di investitori, success rate che sfiora il 90%. Nel 2019 ben 4 campagne hanno superato il milione di euro, una ha superato i due milioni.

Insomma, Mamacrowd sta riuscendo a molto bene nell’intento di intercettare risparmiatori/investitori e dirottarli su progetti convincenti.

E adesso, in questo momento di emergenza in cui per la testa di tutti sembra aggirarsi solo il ‘coronavirus’, e da ogni angolo sbucano richieste di donazione, che ne è dell’equity crowdfunding?

Lo abbiamo chiesto proprio a Dario Giudici.

equity crowdfunding in Italia
Dario Giudici

‘Indubbiamente gli investitori sono un po’ alla finestra, si sono ridotte la frequenza delle adesioni non solo per noi ma per tutto il settore dell’equity crowdfunding, perchè c’è il momento di panico, si pensa alla sopravvivenza, ad altre necessità.

Ma è temporaneo, perchè la fase successiva per molti investitori sarà quella di porsi il problema di dove metter i propri risparmi in maniera sensata, anche alla luce di quanto successo sui mercati finanziari, il fatto che si è portata a casa tanta liquidtà che andrà riallocata in qualche maniera intelligente.

Il nostro sforzo in questo momento è di concentrare l’attenzione, nostra e quella degli utenti, su aziende che fanno servizi immediatamente utili per la comunità o che sono attività che possono essere ben posizionate per la ripartenza economica del paese.

“Pensare subito alla ripartenza è il concetto che abbiamo cercato di trasmettere anche con il progetto Mamacrowd Chiama Italia che è basato su questa logica. Quando è scoppiata l’emergenza, come molto altri, ci siamo chiesti: cosa vogliamo fare in questo momento?
Abbiamo creduto che fosse importante continuare nel solco di quello che abbiamo sempre fatto e che pensiamo di saper fare bene, ovvero provare a portare i capitali privati verso le pmi italiane. Si tratta di farlo al meglio possibile per questo momento e per il futuro, quindi rendendoci conto che ci sono una serie di servizi, di necessità che sono emerse con più forza e sono destinate a rimanere, la spesa casa, la delivery, la didattica online, la tracciabilità dei prodotti, le tecnologie in campo medicale, lo smart working,

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Quali progetti selezionerete in futuro, quali trend vedi?

Ci sono due grandi tematiche su cui ci stiamo focalizzando.

La prima riguarda qualunque progetto che abbia impatto positivo sulla ripartenza economica, ad esempio  la campagna Azimut Sostieni Italia, l’iniziativa che permette di supportare esercizi commerciali locali paralizzati dall’emergenza COVID-19, attraverso capitali privati. Azimut selezionerà delle belle realtà commerciali che hanno bisogno di un traghetto per superare la crisi, la raccolta potrà arrivare fino a 8 milioni. E’ un progetto che rappresenta molto bene quello che anche noi vogliamo fare per supportare le eccellenze italiane.

Poi, c’è il tema dei servizi collegati alle nuove abitudini: delivery, mobilità, turismo vituale, didattica online.

Servizi che in questi giorni si sono rivelati indispensabili, ma nell’indispensabilità di oggi c’è dentro tanto valore per domani perchè si testano e si impara a usare degli strumenti che possono supportare nuovi stili di vita.  Mi vengono in mente anche tutti questi servizi e dispositivi rivolti proprio alla salute, dai droni per il trasporto di sangue e medicinali, che possono sostiuire le ambulanze, fino a tutto quanto legato alla telemedicina.  Il Covid19  ci ha fatto capire che la nostra sanità su certe cose è rimasta indietro e vanno fatti assolutamente degli investimenti. Le aziende che propongono progetti in questa direzione hanno potenzialmente davanti un futuro”.

Molte campagne di crowdfunding in questi ultimi anni hanno avuto a oggetto imprese della sharing economy, secondo te ci sarà un brutto contraccolpo in questo settore?

“Dipende. Nel blocco totale ovviamente molte aziende di sharing stanno soffrendo, pensiamo a quelle della mobilità o dell’extra-alberghiero; ma ciò non toglie che domani, se sapranno adattarsi al cambiamento, anche loro potrebbero avere delle grandi opportunità, per esempio dopo il coronavirus magari tanta gente avrà più paura a usare i mezzi pubblici e ciò potrebbe agevolare i servizi di car sharing…
Non credo che la sharing vada a sparire, credo che al suo interno ci siano cose che hanno senso e che beneficeranno degli effetti coronavirus e altre cose che hanno meno senso, e in questa occasione di emergenza ce ne siamo resi conto benissimo. Lo capiremo strada facendo.

Alcuni pensano che nel mondo startup italiano, circa 11mila startup, ci sarà una strage…

“personalmente, il messaggio che cerco di dare ai risparmiatori/investitori è questo: non pensate che le aziende piccole come le startup siano in questo momento le più a rischio e le prime che saltano. E’ vero solo in parte, perchè le aziende piccole sono anche le più dinamiche, le più flessibili, ne abbiamo avuto un esempio con le PMI  del tessile che si riconvertono in tre giorni a fare mascherine anzichè vestiti. L’imprenditoria italiana se c’è una cosa che sa fare bene è adattarsi a nuove condizioni, reinventarsi ogni giorno, è abituata a lavorare nell’incertezza, perchè il sistema Italia dà ogni giorno grandi incertezza, anche legislativa, e questo le rende più forti in un contesto di crisi’.

‘Se io oggi dovessi pensare dove investire i mei denari, cercherei di farlo il più possibile in aziende che mi sembrano capaci di adattarsi, di reagire, di tagliare velocemente i costi, di ripensare al proprio servizio, ai propri prodotti, per adattarlo alle nuove realtà. Avrei più paura a investire in una multinazionale, che sono più lente,  hanno più problemi a riorganizzarsi, a cambiare prodotti, adattarsi a una situazione di difficoltà.

Le startup e le PMI hanno fondamentalmente un problema di liquidità immediata, perché hanno meno riserve, hanno le spalle meno grosse, giri di affari più piccoli, quindi soffrono subito; ma hanno anche strutture di costi meno complesse e si adattano facilmente, credo ci sarà più resilienza di quanto si crede. Il governo certamente dovrà intervenire e le banche dovranno fare la loro parte.

E’ importantissimo sostenere le startup con gli investimenti, il sostegno pubblico, agevolazioni, per far sì che le persone che stanno portando avanti queste imprese possano continuare a farlo valorizzare le loro imprese”.

Quali consigli oggi per una startup e …è il momento di un crowdfunding?

“In questo momento la prima cosa che deve fare una startup è mettersi in sicurezza economico patrimoniale, intervenire sfruttando tutte le leve che il governo mette a disposizione; poi fare una riflessione profonda sulla propria attività e ripensare al proprio modello di business e ai propri prodotti, provare a immaginare quale sarà la nuova normalità e rifarsi la domanda se il servizio o il prodotto che realizza si inquadra bene in questo nuovo contesto e nei nuovi bisogni.

Se la risposta sì, il momento è buono più che mai per fare una raccolta in crowdfunding, perché credo che gli investitori e risparmiatori abbiano molto chiara in questo momento la percezione che è molto importante dare supporto alle società che stanno creando il mondo di domani, che possono fare la differenza, ed è una grande opportunità d’investimento”.

Photo by Matt Duncan on Unsplash
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Pubblicato il:

10 Aprile 2020

Scritto da:

Donatella Cambosu

Categorie:

#thedayafter, Must Read


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