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Ecco i soonicorn, le scaleup europee che sono quasi unicorno

Il report di i5invest sugli unicorni e soonicorn europei offre diverse chiavi di lettura sia in termini geografici sia di settore e guarda anche al gender gap e alle exit

04 Mar 2022

Soonicorn è il termine che gli autori del rapporto realizzato da i5invest hanno coniato per identificare tutte quelle scaleup che non sono unicorni ma lo saranno presto, soon appunto. Il report intitolato The 2022 European unicorn and soonicorn report e consultabile sul sito del progetto  si concentra sull’Europa e analizza lo scenario degli unicorni e dei soonicorn andando a guardare i diversi sistemi territoriali e raggruppandoli per zone geografiche nel contesto del continente, fa poi un approfondimento sulle scaleup fondate e guidate da imprenditrici e offre schede dettagliate per tutte le aziende citate.

Gli autori, a partire da Simona Huebl che è Ceo di i5growth organizzazione che con i5invest ha sede a Vienna e a San Francisco con anche uffici a Berlino e Sofia, sono molto precisi nel presentare i dati spiegando che tutte le informazioni sono state raccolte nel 2021 e che l’ultimo aggiornamento è stato fatto al 20 gennaio 2022, quindi è importante considerare che tutto ciò che è avvenuto dopo quella data è fuori dal report, questo è importante sottolinearlo perché il report, per esempio, indica Scalapay come soonicorn, la società è però nel frattempo divenuta ufficialmente unicorno , cosa che peraltro conferma la bontà di previsione dell’analisi del report.

Per l’individuazione degli unicorni il report utilizza il ‘metodo classico’ quindi le aziende che hanno una valutazione superiore al miliardo di dollari, mentre per individuare i soonicorn, che è la parte più innovativa del report hanno intervistato gli investitori, tipicamente venture capital ma anche private equity per sapere da loro quali operazioni hanno in programma e quindi valutare se gli imminenti round di investimento possono realisticamente mettere le aziende analizzate nella condizione di essere soonicorn, quindi prossime a diventare unicorni. Infine i report analizza anche le exit offrendo quindi una panoramica il più completa possibile dello scenario europeo delle aziende tech che stanno crescendo e creando il maggiore valore per l’ecosistema del Continente. Il dato complessivo registra in totale in Europa 132 unicorni, 253 soonicorn e 46 exit fatte da unicorni.

Andiamo a vedere alcuni dei dati. I Paesi con il maggior numero di unicorni sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, la Svezia e l’Austria, in particolare UK registra 41 unicorni e 73 soonicorn, la Germania 25 unicorni e 52 soonicorn e la Francia 23 unicorni e 32 soonicorn. Tutte queste aziende sono finanziate da investitori europei per la maggior parte con però il peso degli investitori non europei che varia da circa il 40% nell’area Dach (Germania, Austria, Svizzera) a poco meno del 50% nell’area che comprende Regno Unito e Irlanda, nel sud Europa, dove è compresa anche l’Italia il rapporto è circa 60-40 a favore degli investitori europei. Guardando ai fondi quelli che hanno il maggior numero di unicorni in portafoglio sono Accel (19), Index Ventures (12), Tiger Global (10), Tvc (9) e General Atlantic (9), mentre quelli con il maggior numero di soonicorn sono Index Ventures (15), Accel (12), FJ Labs (10), Tiger Global (7) e Saleforce Ventures (7).

I dati sono tantissimi e sono affiancati da analisi dello scenario che aiutano a comprendere sia le valutazioni fatte ma anche le tendenze e soprattutto presenta le singole aziende offrendo così anche un approfondimento su ognuna delle imprese che in Europa sta dimostrando di saper crescere anche in modo esponenziale e di trasformare l’innovazione in valore economico, in creazione di posti di lavoro e di portare un importante contributo al cambiamento dei paradigmi del mercato in settori che vedono ai primi posti quello dell’information technology, dei media e delle telecomunicazioni, seguito da quello del fintech, insurtech, regtech e poi mobilità e supply chain; intelligenza artificiale e big data; life science, health tech e beauty.

Diciamolo subito secondo il report in Italia – sempre al 20 gennaio 2022 – non ci sono unicorni ed è l’unico Paese a non averli tra quelli considerati insieme a Portogallo e Lettonia. Quando si tratta di soonicorn però l’Italia conquista una posizione di tutto rilievo con sei aziende che complessivamente hanno raccolto 900 milioni di euro e che hanno creato 1250 posti di lavoro. Francia, Germania, UK, Austria e Svezia sono sempre in testa anche a questa classifica anche se va detto che Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia incalzano.

I sei soonicorn italiani sono la già citata Scalapay, Satispay, Prima, BrumBrum (che però il 27 gennaio 2022 è stata acquisita dalla britannica Cazoo ) , Musixmatch, Casavo ma il report li elenca tutti dividendoli nelle diverse aree geografiche: Germania, Austria, Svizzera; Europa del sud; Europa del nord; Regno Unito e Irlanda; Benelux; Europa dell’est.

Interessante l’analisi relativa ai data anagrafici dei fondatori con un’età media di 42 anni per gli unicorni e di 41 per i soonicorn, con un numero medio di persone nei team dei fondatori pari a 2,4 persone e con un gender gap ancora decisamente vistoso a favore dei fondatori di sesso maschile : 355 , il 92%, contro 30, l’8% e proprio alle 30 fondatrici è dedicata una infografica he le nomina tutte (in verità sono 33 perché nel caso dell’unicorno Vestiaire Collective e dei soonicorn Pitch e Outfittery le fondatrici citate sono due.

Come detto il report guarda anche alle exit, ovvero a quelle aziende che hanno perso lo status di unicorno perché sono state acquisite, perché si sono quotate o perché sono andate in bancarotta (ma vi è un solo caso che rientra in questa categoria) e qui brilla la stella di Spotify con la sua IPO valutata 25 miliardi di euro.

Il report, come detto, si completa con le schede di tutti gli unicorni e soonicorn e con una tabella che ne riassume anche il valore delle valutazioni.

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