Energie rinnovabili, 2mln dal crowdfunding per Green Energy Storage
Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK
Energie rinnovabili, 2mln dal crowdfunding per Green Energy Storage

Si è conclusa con una cifra record di oltre 2 milioni di euro di adesioni da parte di investitori privati la campagna di equity crowdfunding lanciata sulla piattaforma italiana Mamacrowd da Green Energy Storage (GES), la startup dell’efficienza energetica nata nel 2016 che ha sviluppato un sistema di accumulo organico per le energie rinnovabili basato sul chinone, molecola che si estrae dai vegetali (in particolare il rabarbaro) e dagli scarti del petrolio. GES è l’unica realtà al mondo a sviluppare un sistema di accumulo basato su una molecola organica.

Green Energy Storage (GES) è alla sua seconda campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd: la precedente nel 2017 era stata anch’essa un grande successo e aveva raggiunto una raccolta pari a circa un milione di euro. Inoltre la società ha ottenuto finanziamenti dal bando europeo Horizon 2020.

La società è già sul mercato e ha avuto un’execution straordinaria: in soli 3 anni Green Energy Storage ha sviluppato e sta commercializzando il suo prodotto (un percorso molto veloce per il settore, in cui normalmente ci vogliono anche 10 anni perché un’innovazione di questo tipo raggiunga il  mercato), negli ultimi due mesi del 2018 ha concluso ordini per 400mila euro e il fatturato del primo mese ammonta a circa 100mila euro.

Nelle ultime settimane del 2018 la società ha consegnato la prima serie pre-commerciale da 2,5 Kw/10Kwh e avvierà nel 2019 la produzione della prima serie commerciale da 10Kw/40Kwh. Quella qui sotto invece rappresenta il prototipo da 1w datato marzo 2015, all’inizio del percorso si ricerca e sviluppo.

A cosa servono gli ulteriori due milioni raccolti con quest’ultima campagna?

“Nel 2019 sarà avviata la grande produzione della prima serie commerciale di batterie a flusso. In tre anni abbiamo fatto tanta strada, non soltanto grazie ai giovani talenti che fanno parte di Green Energy Storage, ma anche agli investitori che hanno scelto di puntare su una startup che intende diventare uno dei player fondamentali nella sfida del cambiamento climatico”, dice Salvatore Pinto, Presidente Green Energy Storage.

I capitali raccolti saranno investiti da GES per potenziare la produzione di questi innovativi sistemi di accumulo di energie rinnovabili: batterie a flusso che permettono di accumulare un’elevata capacità di energia elettrica pulita, sfruttando la naturale energia di fonti come quelle solare ed eolica. Pensata per l’efficienza e il risparmio energetico di abitazioni e imprese commerciali, la batteria organica a flusso risponde alle nuove esigenze dei consumatori e del mercato, dimostrando l’effettiva attuabilità economica e tecnologica dei sistemi di accumulo di energia basata su AQDS (chinoni reperibili in natura, atossici e facilmente estraibili).

Green Energy Storage possiede la licenza esclusiva per l’Europa (più UK, Svizzera e Norvegia) di un brevetto dell’Università di Harvard relativo a sistemi di accumulo denominati AQDS : attorno a questo progetto, che la società ha sviluppato tecnologicamente,  Green Energy Storage ha radunato le migliori eccellenze italiane ed internazionali, siglando partnership con l’Università di Roma Tor Vergata, con la Fondazione Bruno Kessler di Trento, con il DIFFER, colosso olandese della ricerca, con ICL, gigante israeliano della chimica e con aziende leader come Manica, Sorgenia e Romande Energie.

Lo sviluppo tecnologico è partito dal brevetto di Havard da 1w a marzo 2015, per oggi alla prima serie pre-commerciale da 2,5 Kw/10Kwh, ma la società dice che il prodotto è scalabile fino ai MegaWatt e consente di produrre applicazioni che vanno dal domestico di grandi dimensioni sino ai grandi impianti fotovoltaici o eolici e alla rete.

 

 

Share:

direttore
Ricevi la nostra newsletter

Pubblicato il:

19 marzo 2019


Articoli correlati
reply