Europa

Germania: investiti in startup 7,6 miliardi di euro nel primo semestre, è record

I dati relativi agli investimenti in startup in Germania sono formidabili: 7,6 miliardi di euro investiti nella prima metà del 2021, contro i circa 650 milioni di euro in Italia, una crescita più che tripla

15 Lug 2021

Un paio di settimane fa abbiamo provato a fare il calcolo degli investimenti in startup in Italia nei primi sei mesi del 2021 rilevando una cifra complessiva attorno ai 650 milioni di euro che rappresenterebbe un balzo per l’ecosistema nazionale, una crescita di quasi il 100% rispetto al 2020 se anche nel secondo semestre la tendenza resterà tale. Un dato quindi positivo, oggi però arrivano i numeri degli investimenti in startup in Germania sempre per il periodo relativo alla prima metà del 2021 e si parla di 7,6 miliardi di euro come riporta Handelsblatt da fonte Ey.

Si tratta di un numero impressionante soprattutto se si considera che è più che triplicato rispetto al dato del primo semestre 2020 che si era fermato a 2,3 miliardi di euro. Insomma non solo la Germania investe oltre 10 volte di più in startup rispetto a quanto fa l’Italia ma cresce anche a un ritmo superiore, ciò significa che il gap tra il nostro Paese e le altre grandi economie europee quando si tratta di investimenti in startup è destinato ad aumentare. Nonostante quindi i 650 milioni di euro rappresentano un risultato positivo se comparato con quello degli anni precedenti in Italia, esso rimane anche indicatore della marginalità dell’ecosistema italiano sia in termini di valori assoluti sia in termini di crescita. Si fa spesso il paragone con la Francia perché ha un modello economico più simile all’Italia e perché punta molto sull’intervento pubblico come vorrebbe fare anche l’Italia che in tal senso però manda segnali contraddittori: da una parte le iniziative di Cdp Venture Capital che hanno già innescato un effetto moltiplicatore che fino a oggi ha dimostrato di essere efficace, dall’altra il pasticciaccio di Enea Tech che ha finito per togliere una fetta di risorse alle startup, una fetta che poteva essere ancora più grande se non fosse che si è trovato il solito compromesso all’italiana per fare contenti (o scontenti) tutti con però il grave danno di avere dimostrato un’ennesima volta la poca chiarezza delle strategie dei governi, la poca credibilità che accompagna le iniziative di questo tipo nel lungo termine, e soprattutto la poca lungimiranza in relazione all’importanza degli investimenti in startup.

Non solo quindi la Francia è il modello da guardare ma anche e soprattutto la Germania i cui dati, oltre alla cifra complessiva riportano una crescita del 62% dei numero dei deal, compresi quelli di valore superiore ai 100 milioni di euro che passano da due a 15 e quelli di valore compreso tra i 50 e i 100 milioni di euro che passano da 8 a 16.

Capitale tedesca dell’ecosistema startup si conferma Berlino dove il numero di round è cresciuto del 74% e gli investimenti sono passati da 1,2 a 4,1 miliardi di euro, seconda in classifica è la Baviera, seguono poi a distanze le altre zone del Paese. Per valore degli investimenti il settore che ha raccolto di più è quello del fintech e insurtech, seguono il software, la mobilità, l’e-commerce.

Pur salutando con favore i numeri più che positivi relativi al primo semestre 2021, l’articolo del giornale tedesco non rinuncia a ricordare che è sempre importante fare il confronto con gli altri e la Germania si confronta con gli Usa dove, sempre nella prima metà dell’anno, gli investimenti in startup hanno toccato quota 152,9 miliardi di dollari (la fonte è Global Data). Insomma se, quando si tratta di investimenti in startup, l’Italia vale meno di un decimo Germania, la Germania vale circa un quinto degli Usa. Segnali che confermano per l’ennesima volta un fatto: se l’Europa non si decide a fare maggiormente sistema, a costruire un ecosistema unico e integrato dove imprese, imprenditori, capitali, risorse possono spostarsi, fare sinergie, distribuirsi, come suggeriscono anche i promotori di Scale-Up Europe, difficilmente riusciremo a competere, almeno in termini di portata quantitativa, con gli Usa da un lato e la Cina dall’altro. (Photo by Ansgar Scheffold on Unsplash )

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