Il CEO di Revolut: vogliamo essere la prima banca realmente globale
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Il CEO di Revolut: vogliamo essere la prima banca realmente globale

Nikolay Storonsky, fondatore e CEO di Revolut racconta a Startupbusiness la sua visione d’impresa e il ruolo che i nuovi imprenditori hanno nell’attuale cambiamento paradigmatico

Nikolay Storonsky è il fondatore e CEO di Revolut e Startupbusiness lo ha incontrato in occasione della sua presenza al Salone dei pagamenti dove è stato invitato da Fabrick e Fintech District. Con Nik non abbiamo conversato solamente dell’azienda da lui fondata, di cui abbiamo scritto qui  in occasione della nomina di Elena Lavezzi a responsabile per le attività del sud Europa e qui quando Revolut, che oggi ha 300mila clienti solo in Italia, ha lanciato il servizio di trading.

Ciò di cui abbiamo parlato è come gli imprenditori oggi giochino un ruolo che non è solo quello di creare aziende e generare del valore economico e finanziario, ma di portare un contributo al processo di cambiamento paradigmatico. Un contributo che è anche di tipo sociale,  non solo attraverso la creazione di posti di lavoro, e aderente alle nuove sensibilità come per esempio quelle legate alla sostenibilità.

Il mio grande obiettivo – dice – è quello di creare la prima vera banca realmente globale, l’Amazon dei servizi finanziari se vogliamo fare un parallelo, e voglio farlo rendendo non solo globale ma anche semplice e per la gran parte gratuito l’accesso e l’utilizzo di servizi finanziari per tutti”. Questo approccio da parte del 36enne imprenditore russo-britannico non significa che Revolut rinuncerà ai suoi profitti naturalmente, ma che il suo modello si basa su una offerta che coniuga la capacità di rendere disponibili gratuitamente i servizi bancari di base con quella di saper proporre altri servizi ad alto valore aggiunto, che diventano le fonti di revenue, e la capacità di generare ottimizzazione grazie alle economie di scala, su una scala che appunto tende a diventare globale, quindi ad assumere dimensioni che al momento nessuna banca al mondo ha. “Noi oggi gestiamo quasi nove milioni di utenti con uno staff di quasi 2000 persone e lo possiamo fare perché il modello che abbiamo sviluppato è altamente efficiente”.

Questa efficienza, comune a tutte le startup e scaleup che ricevono riscontri positivi dal mercato e quindi crescono in modo esponenziale, si traduce in un grande impatto non solo sul modo in cui determinati servizi (ma in alcuni casi anche beni) vengono resi disponibili in termini sia di qualità, sia di costi ma è, come è ovvio, impatto strutturale su interi settori industriali. In questo caso quello delle banche tradizionali e di portata locale che avranno sempre meno margini di movimento se non comprendono oggi che devono profondamente rivedere i loro modelli di business e organizzativi.  Ciò vale per ogni tipo di settore perché non si può salvare il passato cercando di fermare il futuro attuando, per esempio, normative restrittive che nel medio termine si rivelano sempre dannose o investendo miliardi di euro nel tentare di sanare situazioni destinate inevitabilmente al declino, distraendo così risorse che invece andrebbero utilizzate per investire nel nuovo, nello sviluppo e nella crescita. Perché, se così si fa,  si va senza possibilità di scampo verso il sicuro fallimento di aziende, di sistemi economici, di sistemi Paese.

Proprio i sistemi Paese devono essi stessi rinnovarsi e in Europa ciò non può avvenire a prescindere dalla UE e da un’ottica di respiro continentale. Anche Nik, che è nato a Mosca e vive a Londra e si sente profondamente europeo, crede che l’Europa debba giocare un ruolo da protagonista in un mondo che oggi vede Usa e Cina contendersi il primato di chi fa più innovazione con la nuova generazione di imprese : “l’Europa sta crescendo, stanno crescendo gli ecosistemi locali, le città d’Europa stanno guadagnando terreno in termini di capacità di attrarre talenti, capitali e sviluppare nuove aziende – osserva – ciò che dobbiamo fare ora, e questa è una delle responsabilità di noi imprenditori europei che stanno realizzando aziende di respiro globale, è compiere il passo successivo dimostrando che l’Europa è luogo in cui si possono creare e sviluppare aziende innovative di grande portata. Revolut, così come le altre grandi scaleup europee, ha il compito di fare un po’ da traino, di assumere quel ruolo che in Usa hanno assunto aziende come Ibm e Microsoft prima e come Google e Amazon poi. Aziende come la nostra, ma anche come altre in Europa, comprese quelle che sono nostre concorrenti (Penta, Qonto, N26, ndr) e sono felice di questo perché la concorrenza stimola a fare sempre meglio, hanno anche questo ruolo, dobbiamo e vogliamo contribuire a rafforzare la tech industry europea, ad attirare investimenti anche da fuori, a favorire l’esprimersi di talenti”.

La visione di Nikolay Storonsky che ha studiato presso il Moscow Institute of Physics and Technology e presso la New Economic School, sempre a Mosca, e che ha fondato Revolut nel 2015 insieme a Vlad Yatsenko (CTO dell’azienda) quando entrambi lavoravano presso Credit Suisse, intuendo l’opportunità di rivoluzionare il modo in cui i servizi finanziari sono erogati, è quella che molti imprenditori di nuova generazione hanno: puntare alla creazione di aziende globali, rivoluzionare i mercati, tradurre l’innovazione in valore economico ma anche sociale, fare in modo che il proprio successo faccia da traino a quello di altri e alla crescita degli ecosistemi, dare ai fatti e ai risultati, e non alle chiacchiere, il compito di essere portavoce del successo e della crescita.

@emilabirascid

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direttore
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Pubblicato il:

07 novembre 2019

Categorie:

Global Founders, Scaleup


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