Il ruolo delle startup fintech secondo Iag, Nexi, Mastercard e Banca Generali

26 Mag 2021

Le grandi aziende della finanza lavorano con le startup fintech? Investono in startup fintech? Acquisiscono startup fintech? È per rispondere a queste domande che Italian Angels for Growth (Iag) ha organizzato un incontro con Banca Generali, Nexi, Mastercard, per meglio comprendere le dinamiche di collaborazione, le tendenze tecnologiche, i contesti di mercato alla base delle sinergie tra le grandi aziende del settore e le startup fintech.

Iag, che vanta tra i propri soci top management dei principali istituti bancari e assicurativi italiani, è interessata a rafforzare gli investimenti in startup fintech offrendo agli imprenditori l’ingresso in un ecosistema composto non solo da primi round e competenze ma anche di grandi corporate e fondi istituzionali.

Carolina Gianardi, consigliere di Iag ha aperto i lavori sottolineando come gli investimenti in startup fintech siano in costante crescita in tutto il mondo, come il settore si stia espandendo anche in mercati considerati fino a ieri meno maturi e come stiano emergendo tendenze evolutive su temi come i pagamenti, l’embedded finance, l’asset delle criptovalute.

“Noi operiamo nel mercato nei pagamenti il quale ha due caratteristiche: la fortuna è che è un mercato che cresce più o meno ovunque e quindi è aperto a innovazione, e la sfortuna è che è un mercato che richiede investimenti importanti per fare adottare a utenti nuove cose, serve sviluppare sistemi di sicurezza, servono spalle larghe, la cosa più complicata per una startup che sviluppa soluzioni in questo ambito è avere accesso alla customer base – dice Roberto Catanzaro, Chief strategy and transformation officer di Nexi – . Nexi può portare proprio l’accesso alla customer base e le startup possono portare pezzi di innovazione e tecnologie”.

L’approccio di Nexi, diversamente da coloro che fanno investimenti diretti, si basa proprio sull’accesso alla base utenti e una volta avviata la collaborazione non si esclude che ci possano essere anche investimenti e acquisizioni.

“Ci interessa molto il settore dell’embedded finance buy-now-pay-later, il successo di Klarna dimostra che è un ambito in forte crescita, ci interessa l’omnicanalità basata su soluzioni di semplice utilizzo e che garantiscono esperienze di customer journey fluide – aggiunge il manager di Nexi -. Guardiamo all’open banking e in generale guardiamo a soluzioni che grazie al nostro supporto in termini di accesso alla base utenti posso crescere in modo significativo, crediamo che sia importante per una corporate scegliere bene con chi cooperare e focalizzarsi ed è per questo che preferiamo aziende innovative che però abbiano già un po’ di robustezza e che non siano troppo early”.

Quando lavoriamo con le fintech tendiamo a collegarle al nostro ecosistema applicando una visione globale – spiega Luca Corti, vice presidente business development di Mastercard Italia – e collaboriamo principalmente con tre categorie: paytech che lavorano sui pagamenti e hanno come clienti finali i consumatori e gli esercenti; gli abilitatori che aiutano nel processo di pagamento in modalità B2b; e le fintech che sviluppano servizi a valore aggiunto: AI, sicurezza, digitalizzazione, tokenizzazione, wearable. Anche per noi il trend globale in maggiore fermento è il buy-now-pay-later che aiuta l’accesso al credito, ancora più necessario in un periodo di pandemia: ci sono più vendite online e meno soldi da spendere, pertanto i merchant accettano di buon grado di adottare questi nuovi tipi di pagamenti.

Corti vede in crescita anche l’open banking e non solo in Europa grazie a Psd2 ma anche in Australia, Singapore e Hong Kong così come negli Usa dove però più delle norme è il mercato a spingere verso l’apertura: “vediamo più attenzione alla blockchain in Asia, e in generale a noi interessano aziende che hanno già un’ottica globale con le quali possiamo partire con attività di collaborazione per poi eventualmente sviluppare partnership più a lungo termine”.

“Per noi sono importanti tutte quelle soluzioni che si innestano in iniziative volte a portare il risparmio privato a sostenere l’economia reale – puntualizza Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali -, in Italia abbiamo 4500 miliardi di ricchezza privata che arriva solo marginalmente all’economia reale, prima c’erano i titoli di stato, ora non più, quindi c’è spazio per sviluppare soluzioni capaci di portare valore sia agli investimenti sia all’economia reale”.

Banca Generali vede le fintech con tre chiavi di lettura: lo sviluppo di supporti informatici per i consulenti per il digital wealth management, le soluzioni per l’ecosistema aperto delle piatteforme dove si integrano verticali considerati interessanti come per esempio robot for advisory, trading online, negoziazione bitcoin come accade con la collaborazione che la banca ha con Conio, e poi c’è la valutazione delle finteh, e in generale di startup interessanti, per inserirle nei portafogli dei clienti.

“L’interesse dei clienti privati verso questo tipo di investimento in economia reale deve essere stimolato – aggiunge Ragaini – perché si tratta di investimenti con orizzonte a lungo termine e oscillazione dei valori, si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma culturale ma è una strada che va percorsa perché si crea un modello win-win sia per gli investitori sia per il Paese”.

Carolina Gianardi nel sottolineare come Nexi, Mastercard e Banca Generali siano tutte già impegnate e attente al panorama fintech ha invitato i relatori a condividere la loro visione sul ruolo delle criptomonete.

Ragaini afferma: “Si sta rilevando un aumento degli investimenti diretti fatti dai clienti in cripto o strumenti correlati a esse, oggi le criptovalute non sono considerate formalmente alla stregua di asset class, ma potrebbe diventarlo e noi vogliamo aiutare i regolatori italiani a capire il fenomeno e portare ai clienti opportunità di investimento, siamo convinti che la tecnologia blockchain sarà disruptive e abbiamo già oggi due veicoli di investimento aperti in Lussemburgo per investire in soluzioni e tecnologie basate sulla blockchain”.

Luca Corti sottolinea come “la valuta digitale per noi è una valuta come le altre, facciamo transare solo valute stabili e tendenzialmente garantite dai governi, come accade con la valuta digitale delle Bahamas, per esempio, ma siamo aperti al nuovo”.

“Quella relativa alle cripto è una domanda che mi fanno spesso – enfatizza Catanzaro – è importante distinguere la tecnologia blockchain dalle valute digitali e da criptovalute, blockchain è tecnologia abilitante per tante applicazioni, le valute digitali non sono adatte, almeno non ancora, come sistema pagamento perché soggette a fluttuazioni di valore incontrollabili, Nassim Taleb dice che una valuta ha senso se ha volatilità inferiore a quella dei prezzi delle cose che ci posso comprare. Le valute digitali non sono quindi di facile uso e l’infrastruttura tecnologica è attualmente ancora troppo lenta in termini di prestazioni, io credo che la strada siano le valute digitali dei governi che affiancheranno le fiat (le valute tradizionali. ndr) come appunto accade nelle già citate Bahamas e come si sta sviluppando anche in Europa con il digital euro e negli Usa dove la valuta digitale che fu lanciata da Facebook, Libra, potrebbe diventare la base per il digital dollar”.

Un ultima riflessione è stata dedicata all’open banking e l’opinione comune è che dopo un avvio interessante sul mercato italiano oggi è soprattutto su altri mercati che si nota una forte accelerazione.

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