intelligenza artificiale

La scoperta dell’IA: misteriosa, spaventosa e affascinante

Opportunità e rischi, incertezze e possibilità dell’intelligenza artificiale nel suo ruolo quale strumento sempre più diffuso nelle aziende

Pubblicato il 01 Mag 2024

Con questo articolo Maria Matloub analizza perché è importante conoscere l’AI nonostante i suoi attuali limiti e perché tale conoscenza deve essere ponderata ma allo stesso tempo aperta e pronta ad accogliere il cambiamento (se poi volete saperne di più Maria Matloub ha messo a punto anche un corso specifico)

Oggi è il primo maggio. Qualche ore fa ho fatto un workshop per come si dice friends and family sull’IA. Una cosa informale.

Amici e familiari che ci credono, che non ci credono, che hanno paura, alcuni curiosi, che hanno chattato con ChatGPT una volta o due, e altri che stanno utilizzando alcuni ‘tool’ o software nel loro lavoro.

IA è una cosa che personalmente mi affascina già dal 2018. Usufruire del potenziale per migliorare la vita delle persone, dalla ricerca medica e scientifica, all’ efficienza, se sviluppata e implementata in un modo responsabile ed etico.

Con il ‘new kid on the block’, l’IA generativa e il potenziale promettente dell’AGI, c’è da comprendere e analizzare. I principali benefici sono: il tempo per mettere un prodotto sul mercato o un’idea in piedi, l’efficienza dei costi, la velocità, la scalabilità e la personalizzazione. Quell’ultima permette di pensare a scenari affascinanti per la customer experience in diversi settori, per aziende di tutte le dimensioni.

Edison ci ha permesso di cambiare vita, il modo in cui viviamo, lavoriamo, socializziamo. L’energia elettrica ci ha permesso di estendere le nostre giornate ci ha permesso di arrivare fino alla svolta di internet, la trasformazione o rivoluzione digitale, e oggi, l’IA.

Ogni svolta viene con cambiamenti, sfide, rischi, fiducia e paura. Ed è normale. Queste rivoluzioni richiedono, ovviamente, investimenti maggiori, sul breve e lungo termine, per fare assessment di tecnologie, implementazione di prodotti e servizi, e ovviamente, formazione e aggiornamento, soprattutto quando ci sono novità che emergono in rapida cadenza.

Perché quello che ha più peso nel mondo dei LLM è il computer power piuttosto che il talento, dice Jack Clark co-fondatore, insieme a Dario e Daniela Amodei, e CTO di Anthorpic che sviluppa l’IA denominata Claude.

Per mettere le cose in prospettiva sul fatto che tutto sta andando avanti a una velocità pazzesca, Mustafa Suleyman, ex co-fondatore di DeepMind, Inflection AI e ora CEO di Microsoft AI e autore, prevede un aumento significativo della quantità di potenza di calcolo per i modelli di intelligenza artificiale, con una crescita di dieci volte all’anno.

Abbiamo due scelte. Rifiutare di capire per adattarsi. O imparare.

Saltare alle conclusioni che ci mettono in un mindset negativo di paura e frustrazione non ci aiuta. Perché non ci sarà uno stop. Mettere in piedi regolamenti non va alla stessa velocità dell’IA. Marc Cuban, famoso imprenditore miliardario ha detto: IA non può essere regolata.

L’IA non è una cosa nuova, è partita negli anni 50, è diventata accessibile a un pubblico ampio solo qualche anno fa con l’AI generativa. OpenAI ha rivelato che è qualcosa che può diffondersi rapidamente.

Il telefono cellulare è stato reso accessibile al pubblico a metà degli anni 90. Ma era una tecnologia utilizzata dai militari di alcuni Paesi già dagli anni 80. E fu inventata negli anni 70, nel 1973 precisamente.

L’avanzamento tecnologico è un’opportunità. In realtà, dipende dalla prospettiva. Può anche essere vista come una minaccia.

La tecnologia per sé è sempre e rimane uno strumento che ci permette di lavorare meglio, magari di più o di meno, ma sicuramente, lavorare diversamente, con un’intelligenza che potrebbe sembrare quella di un supereroe ma che, sappiamo, non ha sempre ragione, non almeno allo stadio evolutivo attuale. Perché dipende anche dal modo in cui interagiamo noi e ci interfacciamo con questa ‘terza parte’.

Ci apre altri orizzonti. E come tutte le cose nella vita, ha anche aspetti negativi, questa è una delle cose che ho imparato a scuola. Insieme a un altro proverbio: ‘La fantascienza di oggi e la scienza di domani’ e questo credo che nel mio subconscio mi aiuta a vedere il progresso soprattutto come opportunità e non come minaccia.

Anche se sono sempre dell’opinione che sia importante guardare ogni aspetto e essere attenti, senza dare fiducia con occhi chiusi, utilizzare il pensiero critico, l’esperienza che abbiamo e fare scelte con contenuti e piattaforme. In più lo spirito di sperimentazione, ed esplorazione significa mettersi in gioco ed è una cosa che nasce anche dal fatto che vengo dal mondo del design, anche se mi focalizzo sulla parte di prodotti/servizi legati al business, interfacciandomi con persone nel mondo oltre a quello del design, lavorando sia con aziende Fortune 500 sia con startup.

Le Big 4, le grandi società globali di consulenza stanno ovviamente cavalcando quest’onda. Per esempio, BCG ha da poco rilasciato il suo ultimo report sull’IA: che ne analizza rischi, ruolo nelle imprese, relazione con il talento e quindi con la intelligenza umana.

A mio avviso ci sono tre motivi principali per cui tante aziende utilizzano i ‘tool’ in un modo ancora limitato: le regolamentazioni e la sicurezza, l’investimento notevole richiesto, le limitazioni in termini di conoscenze visto che le persone hanno sempre tante altre cose da fare, e l’investimento in termine di tempo è limitato.

Come iniziare con IA nel nostro lavoro

Non è mai tardi. E un viaggio. E una scoperta. Basta dimenticare tutte le supposizioni e le paure. Perché la tecnologia è ad un punto embrionale. È accessibile a tanti, ma non è detto che tanti ne stiano approfittando anche se si può. Lo smartphone ha permesso a internet di essere globale e di fatto, dare un boost l’imprenditorialità.

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Iniziare con l’IA è una scoperta illimitata col tempo. Cambiano le cose ogni giorno. È impossibile sapere tutto. Ma è possibile fare un po’, e farlo bene, perché noi sappiamo come lavoriamo, di cosa abbiamo bisogno. Ci sono delle nuove cose ogni giorno. Lato software, funzionalità, casi di studio, notizie pazzesche in tutte le direzioni, positive, negative, giuste, sbagliate.

La cosa bella è che tocca tutti i settori. Tutti i vertici. La scoperta può sembrare come se fosse persa in una maestosa foresta: misteriosa, spaventosa e affascinante. Basta mettersi in gioco, mettere le mani in pasta, e non prendersi molto sul serio.

In più, non avere la pressione e le aspettative di poter fare qualcosa di bene e finale in 30 min senza sfide da superare, non decidere che IA sa o non sa, ma sentirsi al sicuro per scoprire con colleghi e amici. Scoprire e fare insieme è sempre meglio. E imparare a interagire con il software in un modo diverso a quello con cui siamo abituati, si tratta di una nuova curva di apprendimento. C’è molto da imparare. E c’è molto da disimparare. Per poi reimparare.

E serve creatività. Siamo tutti creativi. In più, secondo un report di Deloitte, ‘la creatività come forza di crescita’ la creatività l’abbiamo tutti. Ce l’avevamo come bambini. Creare una tende con 4 sedie o un tavolo e un lenzuolo ci permetteva di proiettarsi in mondi immaginari. L’abbiamo fatto tutti.

Nel business, essere creativi, pensiero critico e creare insieme porta la gente a fare meglio. E perché non aggiungere un’altra intelligenza? Quella collettiva? Basata sulle capacità umane, almeno per ora.

Dobbiamo sapere che siamo a un punto di partenza dove c’è molto da scoprire ancora e se non si prova, non si saprà mai. Gli LLM sono estremamente potenti. Sono anche statici; in modalità standby non eseguono alcuna azione. Per ora.

La trasformazione digitale non ha necessariamente reso le persone inutili, ma ha portato a cambiamenti nei ruoli professionali. Sebbene alcuni lavori possano diventare obsoleti a causa della digitalizzazione e dell’IA, ci saranno nuove opportunità lavorative.

Serve essere creativi nel modo in cui vorremmo sperimentare in uno spazio che ci da la possibilità di sperimentare, e questo è legato alla cultura aziendale.

Non c’è giusto o sbagliato. Non c’è bene o male. Non ci sono regole. Serve utilizzare il senso comune e giudicare bene. Si fa bene quando si capisce.

Smettere di fare supposizioni, la gran parte dei ruoli professionali saranno oggetto di cambiamenti in un modo ancora più veloce di quanto successo fino a oggi perché l’evoluzione tecnologica è esponenziale in relazione al tempo e non lineare, quindi è in costante accelerazione. Dobbiamo superare le nostre paure e prendere le cose in mano, disimparare, imparare e aiutare i nostri team e le aziende a superare le sfide e adattarsi. (immagine creata dall’autrice con l’IA)

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