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Olivia Nicoletti, dal technology transfer di Cambridge a Eureka! Venture

23 Dic 2020

Olivia Nicoletti è un cosiddetto cervello di ritorno, dopo oltre un decennio trascorso in Gran Bretagna occupandosi di trasferimento tecnologico e investimenti in startup è ora tornata in Italia, a Milano, in veste di investment manager di Eureka! Venture, il fondo che sulle pagine di Startupbusiness seguiamo fin dal suo debutto come scrivemmo qui e al momento del primo closing, che ora si completa con il secondo closing che porta la dotazione totale a 40 milioni di euro grazie all’ingresso di nuovi investitori tra cui family office e un gruppo europeo che si occupa di tutela della proprietà intellettuale.

Nicoletti ha maturato la sua esperienza presso Cambridge Enterprise, il technology transfer dell’Università di Cambridge dove ha seguito operazioni come quelle di Nu Quantum che racconta nell’intervista, di Riverlane che sviluppa software per quantum computers, Colorifix che ha costruito un nuovo modo di tingere tessuti basato su batteri geneticamente modificati che risparmiano circa l’80% di uso dell’acqua nel processo di coloratura dei tessuti e non rilasciano sostanze tossiche nell’acqua durante il processo e Flusso, che ha come CEO un ex ricercatore italiano Andrea de Luca che costruisce sensori di flusso innovativi per diverse applicazioni industriali. Tutte aziende che sono nate in seno a Cambridge e che poi grazie proprio all’attività di trasferimento tecnologico sono diventato scaleup raccogliendo round tra i due e i 5 milioni di sterline.

La neo investment manager di Eureka! Venture è ora pronta alla sfida italiana che si innesta nelle attività del fondo che si concentra su aziende deeptech, come mostrano sia le prime operazioni che ha effettuato come per esempio sono quelle degli investimenti in Fleep Technologies, Phononic Vibes, Wise, e come confermano le collaborazioni attive con i principali centri di ricerca e università italiane.

Nicoletti è pronta quindi a portare il suo contributo partendo dalla certezza che la qualità dell’innovazione che c’è in Italia è di alto livello e nulla ha da invidiare con quella che si fa in Gran Bretagna o in altre parti del mondo, e dalla consapevolezza che una sempre maggiore rappresentanza femminile anche nel mondo del venture capital sia elemento assolutamente positivo per la continua crescita dell’ecosistema.

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