OpenPie punta alla quotazione in Borsa a Hong Kong nel 2027

Indice degli argomenti

OpenPie, società cinese di infrastrutture di intelligenza artificiale per uso aziendale, si prepara a una quotazione in borsa a Hong Kong secondo il Chapter 18C, con l’obiettivo di attrarre investitori cornerstone e di coinvolgere consulenti finanziari internazionali per guidare il processo.

Il fondatore Ray Von, ex dirigente di Pivotal Software, ha confermato che l’azienda punta a essere pronta per l’IPO nel 2027, anche se la tempistica dipenderà dalle condizioni di mercato e dalla disponibilità di investitori strategici. OpenPie ha già soddisfatto gran parte dei requisiti del Chapter 18C, che facilita la quotazione di società tecnologiche innovative in borsa. Hong Kong è vista come piattaforma ideale per raccogliere capitali europei e mediorientali, mantenendo al contempo credibilità presso i clienti Fortune 500 cinesi che preferiscono aziende registrate in patria.

L’obiettivo è raccogliere fino a 200 milioni di dollari, assicurandosi un paio di investitori cornerstone. Von (nella foto di apertura) ha sottolineato che la liquidità e il profilo internazionale di Hong Kong la rendono più attrattiva rispetto allo STAR Market di Shanghai o al ChiNext di Shenzhen, pur non escludendo la possibilità di un dual listing.

Dal 2021 OpenPie ha completato cinque round di finanziamento: due seed round nello stesso anno, un pre‑serie A nel 2022 e altri due round nel 2024 e 2025. Tra gli azionisti figurano Tencent, Dongwu Securities, Suzhou Oriza Holdings, Yuanhe Zhongyuan e Shanyuhai Investment Group. Gli istituzionali detengono circa un terzo del capitale, mentre management e dipendenti conservano i due terzi tramite ESOP, garantendo l’indipendenza operativa dell’azienda.

Tencent ha investito circa 20 milioni di dollari nel 2021 a una valutazione di 100 milioni, conferendo credibilità e condizioni contrattuali favorevoli in linea con gli standard internazionali, evitando clausole di riacquisto restrittive comuni in Cina. Nel frattempo, l’azienda ha stabilito una solida partnership con Alibaba su clienti governativi e corporate.

Modello di business

Nel 2023 OpenPie ha imboccato una nuova direzione: dai tradizionali framework di deep learning è passata all’integrazione tra ontologie – la catalogazione strutturata dei dati aziendali – e i large language model, seguendo l’esempio di player come Databricks e Palantir. Grazie alle ontologie, l’azienda può sviluppare “skill” che alimentano gli LLM e danno vita ad applicazioni agentiche di intelligenza artificiale più precise e affidabili. L’arrivo degli LLM ha finalmente offerto casi d’uso concreti, consentendo a OpenPie di proporre soluzioni on‑premise che uniscono tutela della sovranità dei dati e valore tangibile per le imprese.

A differenza di Palantir, che si affida a stack chiusi e a un forte impiego di servizi, OpenPie ha scelto un modello open source e self‑service, pensato per scalare tra le medie imprese riducendo i costi operativi. Von paragona la differenza di approccio fra OpenPie e Palantir alla contrapposizione tra Android e iOS. L’azienda combina modelli open source come Qwen di Alibaba con framework proprietari di ontologia, offrendo ai clienti asset di intelligenza artificiale sovrana, capaci di coniugare flessibilità tecnologica e indipendenza dei dati.

Partnership e opportunità di JV

Paesi europei come Francia, Germania, Spagna e Svizzera rappresentano mercati promettenti, grazie all’enfasi sulla sovranità dei dati e alla diffidenza verso i cloud provider statunitensi. OpenPie potrebbe avviare joint venture con istituzioni finanziarie, telco, cloud provider, data center e software house tradizionali, sfruttando basi clienti consolidate e canali di distribuzione.

La creazione di entità indipendenti fuori dalla Cina – per esempio a Singapore o in Spagna – è allo studio per rassicurare i clienti europei. I proventi dell’IPO sarebbero destinati a sostenere le operazioni internazionali, ampliare la ricerca e sviluppo in IA agentica e costruire partnership in Europa e Medio Oriente.

Il modello di business aperto, basato sulle ontologie e incentrato sulla sovranità dei dati, differenzia l’offerta di OpenPie dai concorrenti statunitensi e cinesi.

Verso il punto di svolta

Von prevede il raggiungimento del break‑even nel 2027, con la redditività trainata dalle implementazioni on‑premise di large language models integrati direttamente con i dati aziendali. Questo approccio, che porta l’intelligenza artificiale dentro le infrastrutture delle imprese, punta a trasformare i flussi operativi in valore concreto e duraturo.

A differenza di molte società di intelligenza artificiale che sovvenzionano l’uso dei token, il modello di OpenPie genera ricavi sostenibili incorporando agenti di IA nei flussi operativi delle imprese.

Il percorso professionale di Von – da Oracle a Pivotal fino a OpenPie – riflette una costante attenzione ai modelli di dati e al calcolo. La scelta di restare in Cina, anziché seguire la strada cloud‑native statunitense, ha dato vita a un’azienda calibrata su mercati in cui la sovranità dei dati è cruciale.

Con l’Europa sempre più orientata all’indipendenza digitale, la strategia di OpenPie rappresenta una proposta convincente per gli investitori che cercano esposizione alla nuova fase delle infrastrutture IA per le imprese.

Secondo Alberto Antinucci, esperto italiano di IA applicata e trasformazione digitale in Cina, la prossima fase non dipenderà da modelli con un sempre maggior numero di parametri, ma dalla qualità e dalla governance dei dati. Gli analisti sostengono che serviranno dataset sintetici certificati provenienti da fonti proprietarie.

Questi datasets dovranno essere collegati a ontologie, tracciabili e verificabili, e chiaramente distinti dai dati reali e derivati. Ciò apre uno spazio strategico per OpenPie, la cui architettura potrebbe consentirle di affermarsi come leader nei dati sintetici certificati.

Se riuscirà nell’impresa, OpenPie emergerà non soltanto come un’alternativa a Palantir o Databricks, ma anche come un fornitore chiave di infrastrutture per conoscenza sintetica affidabile, ha concluso Antinucci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

SUPPORTA STARTUPBUSINESS

Ti è stato utile questo articolo?

Con una piccola donazione ci aiuti a continuare a produrre contenuti indipendenti.
Vota l'articolo
Condividi

    Iscriviti alla newsletter