Ecosistema

Startup Studio, cosa sono e quali operano in Italia

Gli Startup Studio sono costruttori di startup che vengono progettate per rispondere a specifiche esigenze del mercato, diversi da incubatori e acceleratori, stanno conquistando il loro posto nell’ecosistema

02 Lug 2021

Che cosa è uno Startup Studio e come funziona

Quando si pensa alla fondazione di una startup l’immagine prototipica che focalizza la maggior parte delle persone è quella che raffigura due o più fondatori, spesso ventenni, rintanati in un garage o una cantina. Ammesso che tale stereotipo sia stato finalmente debellato, ultimamente si sente sempre di più parlare anche in Italia di Startup Studio.

Denominati anche Venture o Company builder, gli Startup Studio servono a produrre, creare startup: lo fanno innanzitutto attraverso un’analisi di mercato atta ad intercettare prodotti e servizi che soddisfino i bisogni risultanti da essa. Il secondo step è quello di trovare il giusto team e in questo sembrerebbero essere qualificatissimi, in quanto investono continuamente nel potenziamento dello staff tramite la loro capacità di attrarre talenti di alto profilo. Insomma, il loro scopo è sicuramente quello di fare business mediante le exit generate dal proprio portafoglio di equity. Il più delle volte possiedono anche un fondo interno, finanziato dalla propria rete di investitori. Non sono una semplice azienda di consulenza o manageriale, ma founder autonomi a tutti gli effetti: dalla generazione dell’idea alla composizione del team, dal processo di accelerazione alla raccolta fondi. Gli Startup Studio hanno un proprio capital.

Un po’ di storia

Il modello di Startup Studio nasce in California a Pasadena nel 1996 grazie ad Idealab, azienda e-commerce che con le intuizioni del suo Ceo Bill Gross e il suo team finora hanno dato vita a più di 150 startup e 47 exit – di cui 35 Ipo. L’idea nacque a Gross dalla solita domanda che ogni startupper per forza di cose deve farsi: “Perché le startup falliscono?”. Gross trova la risposta non attraverso un proprio metodo empirico, bensì un ragionamento sistemico utilizzandolo su diversi campioni esistenti di startup. Consiste di cinque matrici utilizzate per misurare e calibrare quella che poi sarà la sua “sintesi”: l’Idea, ma soprattutto il momento in cui scaturisce; il Team, dalla sua capacità di reagire al cliente/utente; il Business Model, solo ottenere finanziamenti è importante? E infine il Timing, dalla risposta alla domanda “il mondo è pronto per questa idea?”. Il suo responso è che il primo posto spetta alla tempistica con la quale si dà vita all’azienda, ovvero se quella idea risponde a un bisogno reale e attuale del cliente.

Dopo il via di Gross, negli anni ci sono state diverse generazioni che hanno fatto sia maturare sia portato alla ribalta il modello dello Startup Studio: la seconda è avvenuta verso il 2007 grazie a startup studio quali Betaworks e Rocket Internet, quest’ultima, tedesca, riuscì a replicare i business model delle startup statunitensi sul mercato europeo (vero modello di Copycat Venture Building); una terza spinta ebbe inizio nel 2011 e ha consolidato la presenza del modello in Europa e Usa, grazie all’uscita miliardaria del Dollar Shave Club, Science Inc. (fondata a Los Angeles nel 2011), divenne molto popolare, sfatando il mito che uno Startup Studio non potesse dare alla luce un Unicorno; infine la quarta e ultima risulta essere quella iniziata nel 2013 con Expa, nata a San Francisco da uno dei fondatori di Uber, che ha raccolto 150 milioni di dollari da investitori internazionali.

Gli Startup Studio italiani

In Italia ci sono diversi startup studio degni di nota:

  • Mamazen: startup studio torinese che come obiettivo si è prefissato quello di creare uno o due startup ogni anno. Si focalizza sulle aziende digitali con impatto sociale positivo. E’ guidato da Farhad Alessandro Mohammadi, ex manager di Bakeca e mentore in BHeroes. Mamazen nel maggio scorso ha lanciato l’iniziativa Investitori attivi durante il covid-19, volta a mappare gli investitori attivi e metterli in contatto con le startup (abbiamo scritto qui).
  • Startup Bakery: startup studio milanese che mira a ottenere due vantaggi per i loro clienti: abbattere il grado di rischio di fallimento delle startup ed aumentare la qualità delle startup prodotte. Questi vantaggi permettono agli investitori di approcciare il mondo startup con una strategia differente rispetto alla classica diversificazione, mentre alle imprese di diventare partner industriali, coltivando assieme allo startup studio un vivaio di imprese che, oltre ad acquisire a condizioni più favorevoli, sono sin da subito integrabili nei propri processi tecnici e di business (qui un’intervista con il fondatore).
  • Broxlab: azienda lucana con sede a Potenza, è non solo un incubatore di startup e acceleratore di aziende per le quali si occupano di media, comunicazione, formazione e finanza agevolata, ma anche un ecosistema di imprese. Offre sia programmi di accelerazione per startup emergenti sia per Pmi innovative, creando un network innovativo.
  • Nana bianca: startup studio fiorentino, i cui fondatori, Alessandro Sordi, Paolo Barberis e Jacopo Marello, sono gli stessi che diedero vita a Dada, la famosissima internet company nata nel 1995 poi fusa con Register. La loro filosofia oggi è di accompagnare le startup soprattutto rafforzando e guidando i loro team, in quanto, secondo loro, più importante del capitale economico è quello umano.
  • ItsCampus: è anche un acceleratore e incubatore e che in realtà a sede a Londra, ma, a detta del founder – italianissimo – Claudio Colombo, è la risposta alla domanda “perché non importare in Italia le best practice che abbiamo visto nei migliori acceleratori di Londra”?.
  • Cantieri Digital MedTech: venture builder italo-tedesco ha da poco (scorso febbraio) chiuso un round da 600 mila euro in attesa del prossimo che dovrà avvenire proprio questa estate, e con i quali sarà costruito il primo ospedale decentralizzato, ovvero una piattaforma in cui tutti i pazienti potranno accedere a diagnostica e trattamenti medici di alta qualità direttamente dalla propria abitazione, senza la necessità di doversi recare fisicamente in una struttura ospedaliera.
  • Wda (Web digital advisor): startup studio romana offre anche consulenza a startup e Pmi innovative come per esempio Elaisian. Più che Venture builder si definisce Ceo as a Service, con il co-fondatore Roberto Macina, fondatore nel 2011 di Qurami e UFirst; quest’ultima sarà la piattaforma che regolerà l’accesso dei visitatori del Padiglione Italia a Expo Dubai.
  • FoolFarm: nata a luglio 2020, già a settembre e dicembre avevano ricevuto l’adesione di 30 nuovi soci raccogliendo un capitale complessivo di 2,1 milioni di euro e registrando due brevetti. Si propone come un innovation hub, sviluppando startup sia partendo da progetti interni, applicando il modello dello startup studio, sia in modalità as-a-service per conto di aziende che sono alla ricerca di specifiche innovazioni. Si concentra esclusivamente su soluzioni basate sull’intelligenza artificiale ed è pronta a lanciare la prima startup già in questi mesi estivi (qui un approfondimento).
  • Kitzanos: startup studio cagliaritana, il cui nome in sardo si riferirebbe a coloro che si svegliano presto, ha due anime: da un lato offre consulenza di direzione finalizzata alla trasformazione digitale e all’upgrade tecnologico; dall’altra la creazione in parallelo, per sé e per altri, di nuove iniziative imprenditoriali attraverso la progettazione e lo sviluppo di un proprio modello di startup studio. Si differenzia dagli altri perché cerca di creare attraverso le startup un impatto positivo sulle comunità e sui territori, un impatto che non sia solo economico ma anche sociale ed ambientale; lavora con partner come Eit Digital, le Università di Cagliari, Roma, Pisa, Milano e Torino (ne scrivemmo qui).

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi degli startup studio sono diversi:

  • si costruisce un’offerta sulla base di una reale esigenza di mercato: grazie al monitoraggio costante di tendenze e bisogni del cliente target;
  • la startup è costruita più velocemente: grazie a processi già collaudati dall’esperienza dei propri consulenti e alla creazione di un team con le giuste competenze e conoscenza del mercato di riferimento;
  • questi due vantaggi ne fanno scaturire ulteriori quali: qualità del prodotto/servizio offerto, in quanto il team di uno startup studio include a sua volta esperti nei rispettivi campi (marketing, development, coding ecc), e allo stesso tempo il vantaggio scaturito nell’avere una maggiore stabilità di cash flow che consente a sua volta il reclutamento dei migliori talenti e tagli sui costi.

Differenza tra Incubatori, Acceleratori e Startup Studio

Differenze tra startup studio, incubatori e acceleratori sono state già ben delineate dal primo White Paper italiano sul tema e qui di seguito riportate:

Startup studio

  • Obiettivo finale: come VC, mirare a ottenere una exit e basare il revenue model sulle exit effettuate all’interno del proprio portfolio. Trovare le imprese in base a una specifica esigenza di mercato. Rendere la startup finanziariamente e strutturalmente sostenibile fino a renderla indipendente e poi liquidare l’investimento con un’operazione di m&a o una quotazione.
  • Equity: è un fondatore della startup, e ha e mantiene quindi le sue quote. Raccolgono fondi da General partner e investitori privati come business angel, family office, fondi di vc. Possono utilizzare queste risorse per altre attività in caso di fallimento aziendale.
  • Management: non sono investitori in fase iniziale, ma veri e propri fondatori. L’approccio dello Studio si chiama imprenditorialità parallela: inizia con l’analisi di mercato e termina con la generazione di idee e loro testing. Ciò che ottengono attraverso il processo è far nascere startup ed entrare nel mercato.

Incubatore

  • Obiettivo finale: preparare un’azienda per entrare nel mercato. Ripetere in continuazione il prototipo di un servizio o prodotto, come nuove informazioni sui clienti e come su loro le preferenze vengono fuori.
  • Equity: mantengono una quota minima (o nessuna) di una società. Molti di loro sono fondati da istituzioni pubbliche (come università o centri di ricerca): per questo non offrono i propri servizi in cambio di equity.
  • Management: danno valore colmando il gap di conoscenze economico-finanziarie (per esempio, come redigere un business plan). Il loro approccio si basa principalmente sul mentoring.

Acceleratore

  • Obiettivo finale: far crescere rapidamente la startup fino a raggiungere un livello sufficiente di scadenza per concludere il primo round di finanziamento.
  • Equity: investono in cambio di azioni. La dimensione media dell’investimento è di circa decine di migliaia di euro.
  • Management: cercano di stimolare la crescita attraverso programmi acceleratori con seminari, pitching eventi e demo-day. Si differenziano dagli incubatori per la durata dei loro programmi, che è in genere di 3-6 mesi.

Uno startup studio è a tutti gli effetti una startup factory, dove si ha sempre la sicurezza di avere qualcuno che alle spalle possiede una esperienza ed un portfolio di aziende che ce l’hanno fatta; basti pensare per esempio che le stesse Twilio, Change.org e Zalando sono state accompagnate da uno startup studio (Photo by Proxyclick Visitor Management System on Unsplash ).

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