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Tipologie contrattuali per lavorare in una startup: cosa sapere 

Come per qualsiasi azienda, anche nelle startup si può lavorare ed essere assunti con diverse forme contrattuali in base alle esigenze di ambo le parti, datore (o committente) e lavoratore. Per le startup sono poi a disposizione alcuni vantaggi ed agevolazioni

Pubblicato il 11 Dic 2023

Contratto di lavoro a tempo determinato: il regime speciale

Per le startup innovative il contratto a tempo determinato prevede un regime speciale che fornisce agevolazioni sia sulla durata che sul rinnovo del contratto stesso. Ciò permette alla startup di poter essere dinamica anche nelle assunzioni, garantendo sempre un on-boarding flessibile di giovani talenti.

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Infatti il solito periodo di stop previsto alle aziende in caso di scadenza del contratto determinato che prevede almeno una durata di 10 giorni prima del rinnovo (per i 6 mesi) o 20 (per i 12 mesi), non tange le startup innovative. Non solo, ma le startup innovative sono escluse anche dall’applicazione del limite massimo di 5 proroghe dei contratti a termine nell’arco dei 36 mesi. Alla scadenza dei 36 mesi, tali contratti possono essere rinnovati ma una sola volta e per un massimo di 12 mesi a una condizione: devono essere stipulati presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio. Dopo 48 mesi, il dipendente potrà continuare a lavorare presso la startup solo se gli verrà somministrato un contratto a tempo indeterminato.

Contratto di lavoro a tempo indeterminato: lo sgravo contributivo

Con la Legge di Bilancio 2023 anche per le startup il contratto a tempo indeterminato può essere somministrato favorendo alla startup il godimento di un determinato sgravo contributivo: in caso di assunzione di donne o under 36 il carico fiscale è decisamente inferiore. La startup infatti ottiene una detrazione del 100% dei contributi fino alla soglia di ottomila euro annui; con una durata di 36 mesi per i primi e 18 mesi per i secondi. Superata tali soglie, lo sgravio cessa di esistere.

Nello specifico:

  • Per gli under 36, deve riguardare una nuova assunzione o trasformazione di un vecchio contratto a tempo determinato effettuata tra il 01/01/2023 al 31/12/2023; per il dipendente deve essere il primo contratto a tempo indeterminato in assoluto. Vi rientrano anche i rapporti di lavoro part time a tempo indeterminato, nel qual caso lo sgravio andrà riproporzionato in base all’orario di lavoro
  • per le donne, devono avere più di 50 anni ed essere disoccupate da almeno 12 mesi (sei, se rientrano in alcune regioni speciali dove è ammesso il finanziamento a fondi strutturali). Possono avere invece qualsiasi età, sebbene prive di un lavoro regolarmente retribuito da almeno 12 mesi.

Contratto di apprendistato professionalizzante

L’apprendistato è a tutti gli effetti un contratto a tempo indeterminato. Difatti, una volta che il periodo di apprendistato sarà terminato, in automatico la somministrazione diventerà indeterminata, senza dover procedere alla stipula di alcuna “carta”. A meno che il datore di lavoro non voglia proseguire, ovvero alla scadenza dell’apprendistato non desideri più la collaborazione. In questo caso il rapporto di lavoro terminerà nella forma dell’apprendistato, senza trasformarsi in indeterminato e senza la giusta causa.

Per essere somministrato l’apprendista deve avere tra i 19 e i 29 anni e dovrà essere seguito da un tutor all’interno della startup nominato dal datore di lavoro.

Il contratto di apprendistato professionalizzante ha una durata minima di sei mesi e una massima di tre anni (cinque in caso di professioni artigiane). Va sottolineato che tali apprendisti dovranno svolgere una formazione obbligatoria, pena la decadenza dei benefici.

Tali benefici per la startup sono fiscali e contributivi:

  • deduzione delle spese e contributi dalla base imponibile Irap (gli F24 saranno più “leggeri”)
  • l’apprendistato non rientra nel conteggio dei contratti collettivi (per esempio la startup non dovrà farli rientrare nel conteggio delle ULA (Unità Lavorativa per Anno) per l’obbligo di assunzione di alcune categorie protette)
  • retribuzione iniziale più bassa di quella di un normale dipendente: questa aumenta poi nel tempo attraverso degli “scatti” e in base alla tipologia di contratto collettivo.

Contratto di collaborazione occasionale: flessibilità e autonomia

Il contratto di collaborazione occasionale lo avevamo approfondito in questo articolo. Tale tipologia di contratto può essere estremamente utile per una startup in diverse situazioni: offre infatti flessibilità e convenienza per entrambe le parti coinvolte, consentendo alla startup di ottenere il supporto di professionisti qualificati senza dover assumere personale a tempo pieno. Il collaboratore poi può svolgere altri lavori anche con contratti a tempo indeterminato o tramite partita Iva.

Il contratto di collaborazione occasionale può essere particolarmente vantaggioso per una startup per progetti a breve termine, qualora la startup abbia necessità di completare un progetto specifico o di affrontare un picco di lavoro temporaneo. Ciò consente alla startup di risparmiare sui costi di formazione, assunzione e licenziamento, riducendo al contempo il rischio di dover mantenere un dipendente a lungo termine quando non è più necessario. Oppure in alcuni casi, la startup potrebbe aver bisogno di competenze specializzate che non sono disponibili internamente. Ad esempio, potrebbe essere necessario un esperto di marketing digitale per una campagna pubblicitaria o un consulente legale per la revisione di contratti.

Contratto di stage: opportunità di apprendimento e inserimento nel settore

Il contratto di stage è una forma di lavoro, o meglio dire un particolare contratto di formazione-lavoro che può avere diverse sfaccettature: può essere infatti di tipo curriculare, senza essere soggetto quindi a retribuzione ma solo al riconoscimento di un quantitativo di crediti utili per il mondo accademico. Oppure può essere retribuito e in questo usufruire di alcune agevolazioni, come per esempio quelle previste da Garanzia Giovani. Infatti con la riforma del lavoro del 2012 (Governo Monti) non è più possibile per le aziende offrire stage gratuiti per quei giovani che hanno concluso un ciclo formativo. E bisognerebbe quindi parlare più di tirocini che di stage. Qualora il giovane abbia concluso il proprio percorso accademico, la startup dovrà offrirgli altre tipologie di contratto, oppure avviare inizialmente un tirocinio Garanzia Giovani volto alla formazione: quest’ultima tipologia permette alla startup di poter recuperare una percentuale dello stipendio erogato al tirocinante (nella forma del 30% annuo) alla conclusione del percorso formativo.

Il contratto di stage può essere classificato in tre tipologie sulla base della sua durata:

  • massimo sei mesi nel caso di tirocinio formativo e di orientamento;
  • non più di 12 mesi nel caso di tirocini di inserimento e reinserimento al lavoro;
  • non più di 12 mesi i tirocini a favore dei soggetti svantaggiati: nel caso di tirocini a favore di disabili non più di 24 mesi.

Contratto di lavoro a progetto: sfruttare le proprie competenze in modo flessibile

Le disposizioni che disciplinavano il contratto di lavoro a progetto sono state abrogate dal D. Lgs. 15 giugno 2015, n. 81. Questa tipologia di rapporto riguarda una moltitudine di lavoratori, solitamente inseriti di fatto nell’organizzazione aziendale ma formalmente non riconosciuti come subordinati e, quindi, privi delle garanzie tipiche di questo tipo di rapporto di lavoro. Negli anni le diverse normative hanno disciplinato tale tipologia (es. il Co co co o Co co pro) facendola sempre più rientrare in quella dei contratti parasubordinati. Oggi invece la disciplina normativa li identifica come collaborazioni coordinate e continuative in cui l’attività prevalentemente personale è svolta senza vincolo di subordinazione nei riguardi del committente. Si caratterizza perciò per l’autonomia del soggetto che la svolge. L’attività del collaboratore deve essere riconducibile a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Per il collaboratore il vantaggio è la possibilità di non aprire una P.Iva, mentre per il datore di non avvalersi di una figura utile solo per un determinato periodo di tempo e senza essere soggetto al pagamento di contributi, ferie e malattie previste da un contratto determinato o indeterminato.

Libero professionista con partita Iva: quando conviene

Anche per quanto riguarda l’apertura di una partita Iva ci eravamo occupati in questo articolo. La startup assume i collaboratori con partita Iva perché generalmente riguardano professionisti molto competenti in una determinata area e settore (es. progettisti, scrittori, programmatori, project manager ecc.) e per cui la somministrazione di un subordinato comporterebbe un costo eccessivo, soprattutto nelle prime fasi di vita della startup. Infatti il rinnovo del contratto non prevede determinate particolarità. Bisogna però sottolineare che il datore di lavoro non potrà condizionare il professionista trattandolo come un proprio dipendente e quindi obbligandolo a sottostare ad un determinato orario o presenza/assenza: in caso contrario, si tratterrà a tutti gli effetti di un contratto di tipo subordinato. Il professionista con partita Iva infatti viene retribuito per il progetto che svolge, e non per l’orario in cui lo svolge: ciò vale infatti solo per il lavoro subordinato. (Foto di Annika Wischnewsky su Unsplash )

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