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VivaTech 2023, Parigi veste i panni di capitale europea del tech

L’edizione più affollata di sempre. La manifestazione della capitale francese diventa il principale evento sulle tecnologie del continente con 150mila visitatori da 174 Paesi. Deep tech è la parola d’ordine.

Pubblicato il 18 Giu 2023

Più grande, più affollato con oltre 150mila visitatori, più rumoroso e sempre più internazionale con 174 nazioni rappresentate e con addirittura padiglioni di tantissimi Paesi: Francia, Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Olanda, ma anche EAU, Corea, Taiwan, Giappone, India, Turchia, Ucraina, Paesi Africani, che insieme alle tanti grandi corporate hanno portato oltre 2800 espositori a riunirsi nel più grande VivaTech di sempre a Parigi. Complice anche la partnership con la Global Sports Week anche la metratura è aumentata andando a includere lo Stadium facilmente raggiungibile tramite un corridoio interno della fiera. Anche a livello organizzativo rispetto al 2022 (qui il report dello scorso anno ) le cose sono andate molto meglio grazie all’app dell’evento resa disponibile al pubblico che facilitava la gestione personale dei tantissimi eventi e la localizzazione degli stand. Che però, unica nota dolente, continua a non essere particolarmente funzionale: più di una volta mi sono trovato a cercare un numero di stand “fantasma” che nessuno sembrava sapere dove fosse, complice anche l’alternanza degli espositori durante le giornate della fiera.

La sensazione comunque è che lo sforzo della nazione francese combinato con quello della città di Parigi sia riuscito a conquistare la leadership a livello europeo sul mondo tech-startup. Bravi loro. Altra pervasiva sensazione è quella che si sia passati dal concetto di startup-nation a quello di global startup world, visto che oramai sembra inevitabile che tutti i Paesi sostengano l’innovazione tecnologica, e in particolare le startup, per riuscire a rimanere competitivi a livello mondiale.

A livello di contenuto il livello medio tecnologico delle startup presenti è in continuo miglioramento. Si inizia quasi a sentire la mancanza di business di servizio semplici o di marketplace/e-commerce. Deeptech è la parola d’ordine.

Quello che sorprende di più è stata la scarsa presenza di robot umanoidi, soprattutto alla “vigilia” del lancio dell’androide da parte di Tesla. Probabilmente è finito il tempo dello show e il gioco si è fatto serio. Soprattutto non è un business da startup, ma piuttosto da grande multinazionale. E probabilmente a partire da Toyota in avanti stanno tutti creando le proprie armate di droidi sotto terra o su qualche asteroide nascosto, prima della grande battaglia.

Parlando di AI il titolo di questo articolo avrebbe potuto essere “AI? AIAI!” , ma in realtà quello che è emerso dopo giorni di dibattito è che l’Intelligenza Artificiale tutto sommato potrebbe essere una cosa buona, se non ci fa fuori prima o ci riduce sul lastrico senza lavoro rinchiusi in qualche riserva per umani poco abbienti, che poi è quello che hanno fatto popolazioni umane più evolute tecnologicamente ad altre meno evolute con una certa regolarità nella storia.

Prima di parlare appunto del grande protagonista del VivaTech 2023, l’intelligenza artificiale (IA o AI in inglese), ci tengo a fare una precisazione. L’intelligenza artificiale nasce nel secolo scorso e per decenni è stata utilizzata dall’uomo piuttosto serenamente. Il motivo per cui oggi se ne parla tanto è che in realtà AI può significare anche qualcos’altro:

Intelligenza artificiale

AI= Autonomous Intelligence. Che associato al concetto di Digital Super Intelligence genera il vero tema di discussione.

Ecco in questo caso bisogna iniziare a preoccuparsi. I problemi infatti sono due: io primo, è che sono state realizzate AI che sono già più intelligenti dell’uomo e che riescono ad accedere più rapidamente ad una massa di dati di ordine superiore e, come nei migliori libri di fantascienza del passato, c’è la possibilità che questa super intelligenza inizi a comportarsi in modo autonomo (Skynet ecc.). E in tal caso molti sono giunti alla conclusione che sarebbe evidente per un entità parecchio intelligente che il genere umano non sia un fattore particolarmente positivo all’interno dell’ecosistema terrestre. La decisione più logica dunque sarebbe eliminare il genere umano o come detto prima confinarlo perché non causi danni alla natura. Anche perché nonostante l’appello di Elon Musk durante la sua intervista di venerdì alla preservazione della “light of consciousness” (luce della coscienza – anche traducibile come luce della consapevolezza dell’io afferente a un essere pensante superiore) sinceramente è difficile che all’universo possa interessare qualcosa della nostra esistenza.

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Ma una super intelligenza autonoma chiaramente potrebbe far danni fino ad un certo punto se rinchiusa in una scatola di metalli e plastica, a meno che a qualcuno non venga in mente di dargli la possibilità di spostarsi fisicamente e di armarla fino ai denti con droni, droidi e missili nucleari. Cosa che puntualmente il genere umano sta facendo. Infatti più che di AI si dovrebbe parlare di HS (human stupidity) e di come ci si stia andando a posizionare come interra razza nel quadrante sinistro in basso del Cipolla (Allegro ma non troppo: saggio sulle Leggi fondamentali della stupidità umana).

D’altronde ricordiamo la prima legge fondamentale: sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Il problema (aggiungo io) è che esiste un “corollario alla prima legge: gli individui stupidi in genere non sanno di esserlo”. Simpaticamente lo stesso Elon Musk ha detto che spera di non esser lui la causa futura di un impatto negativo dell’AI sul genere umano (Musk è anche uno dei fondatori di Open AI). La buona notizia è che almeno lui ha dichiarato di sentirsi “aspirationally not evil” (per natura non aspira a esser cattivo). Speriamo non cambi idea. Nel frattempo però la sua oramai famosa fama di buontempone gli ha fatto dire che hanno deciso di chiamare il futuro androide di Tesla “T800” (dalla serie Terminator).

Nel frattempo in mezzo a tanti dibatti la rapidità di sviluppo dell’AI sta accelerando, come ha sottolineato Dan Schulman, CEO di Paypal, per la competizione in corso sia tra aziende sia tra Paesi.

A livello di business nel frattempo il dibattito sull’AI, lasciando stare la necessità condivisa da tutti di regolamentazione a livello globale, è centrato su tre temi:

  • La competizione per le risorse
  • L’utilizzo dell’AI per motivi industriali/commerciali
  • Il lancio di nuove startup focalizzate sull’AI

La competizione per le risorse

A livello di competizione di risorse come ha sottolineato anche il CEO di Orange Christel Heydemann il problema è trovare talenti specializzati in AI per le aziende. Per quello che concerne l’utilizzo di questa tecnologia nelle corporate i campi più evidenti per le aziende in generale al momento sono quelli del customer care, della personalizzazione dell’offerta, della sicurezza e della manutenzione predittiva. E ovviamente del coding, dove già da tempo gli sviluppatori di tutto il mondo stanno utilizzando sistemi per la generazione di pezzi di codice per velocizzare il proprio lavoro.

L’utilizzo dell’AI per motivi industriali/commerciali

Il tema dell’impatto sui posti di lavoro in genere viene alleviato col concetto di utilizzazione dell’AI per svolgere compiti noiosi e ripetitivi in modo da liberare più tempo per i compiti più creativi. Peccato che l’altro grande tema discusso sia proprio la “generative AI” (ovvero l’intelligenza creativa). Eh si, perché in realtà l’AI può già creare immagini e arte stupefacente. Ma anche canzoni, musica per le canzoni e tanto altro. Quindi cosa ci rimane? Beh finalmente ci toccherà scoprire a cosa serve tutta quella parte del cervello che sembriamo non sapere ancora utilizzare. Di sicuro è che i giganti del tech da Google (Bard, Quantum Milestone 2, PaLM 2, MusicLM e prima Phenaki ecc.) a AWS (che parlando di generative AI ha presentato Bedrock e CodeWhisperer durante l’evento) stanno già mettendo a disposizione fior di strumenti per le aziende e per gli sviluppatori oltre che per il pubblico.

Lo stesso mondo del beauty, anche quest’anno erano presenti LVMH e L’Oreal in pompa magna, con addirittura la presenza di Bernard Arnault, AD di LVMH, è già interessato alle applicazioni di questa tecnologia.

Nella sua area per esempio Guerlain presentava il progetto Time Travel con rielaborazioni grafiche della iconica bottiglia BEE attraverso il tempo, dal 1853 al futuro, create dall’AI.

Il lancio di nuove startup focalizzate sull’AI

Di sicuro l’AI per i novelli imprenditori è una manna scesa dal cielo e tantissimi si stanno buttando rapidamente nello sviluppare (o quantomeno rinvigorire) le proprie startup. Ne ho incontrate tantissime anche a livello seed come Briks di Das Kiran (USA/India) che negli States a partire da 50 dollari permette di incorporare un chatbot per trovare i migliori prodotti a catalogo con domande semplici (powered by ChatGPT). Tra le italiane presenti nell’ormai sempre più tech padiglione dell’Italian Trade Agency (ITA) ho incontrato la torinese Martina Giorni della startup Aitem cha ha sviluppato una sistema di AI a supporto dei veterinari.


Da Firenze invece arriva RecO326, società specializzata nelle applicazioni di analisi video AI powered. Il CEO Simone Pratesi ci racconta come il suo sistema non sbagli mai nell’aiutare le forze dell’ordine a individuare i banditi (quadrante 4 del Cipolla vedi sopra) grazie anche al training dell’algoritmo basato sui database della polizia.

Sempre in tema MedtechAI dal padiglione indiano arriva la novità per tutti i dottori: lo stetoscopio dotato di capacità di analisi AI sviluppato dal Dr. Satish Jeevannavar che promette di assistere i medici, per ora solo in India, nella diagnosi di problemi cardio respiratori con un’accuratezza di oltre il 98% (dichiarato da loro).


Anche per la sicurezza l’AI può aiutare. Oraigo per esempio ha sviluppato un sensore che grazie a AI e EEG è in grado di individuare la sonnolenza degli autisti e avvisare con sistemi di allarme per evitare incidenti.

Tra i tantissimi presenti per fortuna però non si parlava solo di AI, ma come temi principe sicuramente in rialzo sostenibilità ed ambiente. Meno male. Tra i vari progetti sono felice di raccontarvi quello di Morfo, dedicato alla riforestazione di aree rurali tramite il trasporto e deposito con droni di semi in aree subtropicali.


Ancora ben presenti padiglioni di realtà virtuale e immersiva alla ricerca di visori sempre migliori ed esperienze più convincenti anche se non si vedono più le lunghe file di un tempo per provare le esperienze. Interessanti le versioni per ciclisti e runner che permettono di allenarsi in realtà virtuale come nella soluzione proposta da Fit Immersion.

Mobilitytech

Sarà che buona parte del mio tempo è dedicata alla mobilità innovativa per il Gruppo Ferrovie Nord, ma questo settore come l’anno scorso mi è sembrato quello più attivo nel presentare novità.  Sono state diverse le “chicche” ad attirare visitatori e addetti al settore. Al di là degli avveniristici prototipi presentati in particolare da Audi e Renault, e dai soliti grandi stand di RATP, SNC, Alston e degli altri giganti della mobilità, le sorprese arrivano da player più piccoli.

Italdesign ha presentato anche qua il suo futuristico progetto Climb 3, dove il proprio veicolo diventa navetta dell’ascensore del proprio palazzo e permette di fatto di salire in macchina al proprio piano, offrendo al passeggero un’esperienza immersiva.


A differenza di altri eventi al VivaTech hanno portato il prototipo in dimensioni reali e hanno permesso di accedervi. E dunque eccovi l’intervista a Sergio Carena, XR software team leader di Italdesign.

Nel mondo dell’aviazione come perdersi la novità assoluta nel mondo della personal aviation: l’aero scooter di Franky Zapata, un veicolo aereo ibrido a un posto facile da usare con 2 ore di autonomia e 100 km/h di velocità massima. Pilotabile senza licenza in USA e Cina.

Ma la principale novità di quest’anno in questo settore è l’aereo ipersonico di Destinus che grazie anche all’utilizzo di un innovativo motore a idrogeno liquido e a una aerodinamica particolare promette di raggiungere velocità di mach 5 trasportando fino a 25 passeggeri con autonomia di 10.000 km.

Per gli amanti delle due ruote menzione speciale a Cake, con la sua linea di moto da cross che garantiscono 3 ore di enduro super stiloso, alla potentissima Verge TS che va da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi e alla simpaticissima Tatame Bike che si ripiega come un piccolo mobiletto da infilare sotto la scrivania con pannelli laterali intercambiabili, volendo anche in versione schermo per pubblicità in movimento.

Se invece preferite la nautica, ecco il Jetcycle, la piccola imbarcazione a pedali sviluppata da Nicolas Picard che grazie al sistema hydrofoil vi farà volare sull’acqua mentre bruciate le calorie accumulate durante l’inverno. Lanciata sul mercato l’anno scorso può essere acquistata per 12mila euro in Francia. Per chi la volesse vedere sarà sul Lago di Garda questa settimana alla Foil Week.


Per gli amanti della vera sostenibilità in arrivo anche il furgoncino di design a pedalata assistita di Umotion. Un mezzo “gentile” per città vivibili.

Anche Google è entrata nel mondo della mobilità sostenibile con un mezzo green a prova di AI impazzita, non inquinante, di durata quasi illimitata, resistente anche ad attacchi EMP (electro-magnetic pulse). Da indiscrezioni pare che la chiameranno “Beeceecletta”.

Nel padiglione Italia la mobilità è stata rappresentata da Alba Robot, società torinese di Andrea Bertaia specializzata in veicoli elettrici robotizzati per il trasporto di disabili all’interno di aereoporti, ospedali e musei.

Lusso e beauty

Dal mondo beauty da segnalare il Brow Magic, strumento per la “scultura automatica” delle sopracciglia di Shu Uemura e Hapta di Lancome, presentato come “un beauty device per applicare rossetto e mascara con precisione e autonomia” rientrante nella nuova categoria “inclusive beauty tech” del più grande comparto beautytech che sembra ormai esser diventato centrale al VivaTech almeno per interesse dei visitatori.

In tema luxurytech invece non posso non menzionare il sempre gentilissimo Stefano Galassi di Limitless (open innovation for luxury brands) che si può regolarmente incontrare in giro per la fiera con i suoi tour delle startup del mondo fashion.

Una delle sue fermate preferite è da Andrea Carpineti di Future Fashion che quest’anno in versione “powered by Zakeke” presentava la nuova versione della sua piattaforma di Asset 3D management per il mondo lusso (già usato da diversi tra i più grandi brand italiani) e non solo.

Per concludere questa lunga carrellata di cartoline dalla fiera niente di meglio che la classica foto di gruppo del team padiglione Italia.

Un’ultima cosa, se qualcuno si chiedesse perché Elon Musk continua a dannarsi l’anima per sviluppare business su business la risposta risiede nella sua “philosophy of curiosity”. Sembra dunque che nella sua ricerca adolescenziale delle grandi risposte della vita, a quanto pare, abbia capito che la soluzione ai suoi interrogativi sia che il senso della vita stia proprio nel viaggio all’esplorazione e alla scoperta di quello che non si sa.

Ciao Elon, continua così e quest’estate mandaci una cartolina da Marte.

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