Business angel in Italia, il bilancio di IAG dopo 10 anni
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Business angel in Italia, il bilancio di IAG dopo 10 anni

Italian Angels for Growth, il principale network di business angel italiano, ha spento le prime 10 candeline e fa un bilancio: 20 milioni  di euro investiti in 40 startup, 3.500 idee d’impresa esaminate800 giovani imprenditori incontrati, tanti imprenditori e manager  convertiti alla causa (a oggi conta 150 soci), centinaia di eventi in cui ha partecipato contribuendo a diffondere la cultura dell’investimento informale in capitale di rischio, in Italia meno diffusa che in altre nazioni. Ha portato a casa come associazione o per tramite dei soci importanti riconoscimenti: il fondatore e storico presidente Francesco Marini Clarelli è stato premiato come miglior business angel europeo dell’anno (2011); nel 2010 ha ottenuto per l’investimento in Biogenera (startup italiana biotech) il premio come “Best investment in social enterprise”; la socia Paola Bonomo ha ottenuto il premio come ‘miglior business angel italiano dell’anno’ e come ‘miglior business angel d’Europa’. 

Dal 2007 a oggi i soci di IAG sono impegnati nella costante ricerca di imprese innovative da sostenere, diventando sia il principale network di imprenditori e investitori, sia un autorevole gruppo di esperti che si mette a disposizione degli imprenditori innovativi del nostro Paese. In questi anni gli ambiti dai quali IAG ha pescato le migliori startup sono il settore medicale (28% diagnostica e l’11% devices), il mobile (19%), l’e-commerce (17%). 

Nel suo portfolio ci sono casi di successo come Biogenera, Musement, Lovli, Charity Stars, Supermercato 24, Appquality, ecc

Insomma, il suo impegno nel sostenere il sistema dell’innovazione e le startup, ce lo ha messo.

Ma oggi, si espone in prima persona per chiedere un maggiore impegno al Governo,  e ha tutta l’autorevolezza per farlo.  “Senza le risorse messe a disposizione dai soci e senza la loro expertise – afferma Antonio Leone, presidente di IAG – non avremmo mai potuto sostenere una serie di progetti che stanno diventando dei veri e propri casi di successo internazionali, come la giovane azienda biotech bolognese in grado di prevedere in vitro l’efficacia delle terapie oncologiche sul singolo paziente, oppure la società che ha sviluppato una piattaforma di crowdtesting del software già utilizzata dai maggiori sviluppatori di app in Italia e all’Estero . Il Governo italiano però deve creare un sistema di incentivazione dell’angel investment per far crescere il Paese, così come accade in Francia e in Inghilterra dove lo Stato svolge un ruolo propulsivo importante con agevolazioni fiscali e detrazioni e dove il numero degli Angel attivi sono quasi sei volte di più del nostro Paese (821).”

Sulla base dei 10 anni di esperienza, IAG ha capacità di mobilizzare capitali come un venture capital e agisce per più dell’80% dei suoi interventi in segmenti non ancora coperti dal Fondo Italiano, cioè nei primi round di Seed  ed Early Stage. Antonio Leone guarda ancora più avanti: “Si potrebbe replicare con la nostra Cassa Depositi e Prestiti l’esperienza del fondo di co-investimento francese Angel Source, promosso da BPI (Banque Pubblique d’Investment) con l’obiettivo di raddoppiare la capacità di investimento dei newtork e dei business angel. Secondo una logica di matching fund 50-50 con i business angel convenzionati si potrebbero raccogliere intorno ai 30-50 milioni di euro, in 4-5 anni. Il fondo potrebbe limitare i settori concentrandosi sui punti di forza dei business angels italiani (biomedicale, digital, software)”.

 

“Il nostro auspicio – continua Leone – è che nascano sempre più imprese innovative, un fronte su cui l’Italia ancora lascia a desiderare, sia in quantità che in qualità. Per questo siamo impegnati da tempo, gratuitamente, nella formazione per gli aspiranti startupper, svolta in collaborazione con alcune università italiane.”

 

-originariamente pubblicato da EconomyUp

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Pubblicato il:

12 dicembre 2017

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