360 Entrepreneurial Index, così si valuta la forza di un ecosistema
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360 Entrepreneurial Index, così si valuta la forza di un ecosistema

Si chiama 360 Entrepreneurial Index ed è il nuovo indice messo a punto da Digital 360 (editore di Startupbusiness, ndr) per valutare la bontà e l’efficacia degli ecosistemi di startup in Europa.

Abbiamo sviluppato questa ricerca per enfatizzare come è possibile valutare l’efficacia di un ecosistema partendo da dati numerici oggettivi, dati che quindi sono formalmente omogenei, pubblici e quindi liberamente rilevabili e verificabili.

Il punto di partenza è la scelta di valutare tali ecosistemi prendendo in considerazione solo le imprese che hanno ricevuto investimenti in capitale di rischio. In tal modo si lasciano fuori considerazioni meno oggettive e si ha un sistema di misurazione che è direttamente confrontabile tra tutti i 28 Paesi della UE. Naturalmente per capitale di rischio non si considera solo il venture capital, quindi i cosiddetti investitori formali, ma anche i business angel e altri attori che ricadono nella definizione più generica di investitori informali.

Per declinare queste informazioni sono stati usati tre indici: Quantity Index, Quality Index, Outcome Index che misurano rispettivamente la quantità totale degli investimenti, le operazioni di più grande dimensione che denotano dinamismo in fase di scale-up e il numero delle exit e degli unicorni (le aziende che superano la valutazione di un miliardo di dollari).

Tre indici che sono strettamente correlati tra loro perché solo la loro interdipendenza è in grado di fornire il valore di efficacia dell’ecosistema, perché solo se le imprese investite crescono si può riscontrare un valore effettivo sia per l’ecosistema sia, più in generale, per il tessuto economico.

A registrare il valore maggiormente elevato considerando tutti i tre indici sono Estonia e Regno Unito, mentre l’Italia è decisamente in posizione arretrata attestandosi al 20esimo posto su 28.

Resta quindi significativa la distanza dell’Italia rispetto agli ecosistemi imprenditoriali di Paesi comparabili, quali appunto il Regno Unito, la Germania (5° posto) e la Francia (11° posto).

L’indice evidenzia anche in ottima posizione alcune nazioni dimensionalmente piccole – quali l’Estonia, la Lettonia e la Slovenia – che sono state tuttavia in grado di creare condizioni strutturali estremamente positive per lo sviluppo del proprio ecosistema imprenditoriale. Ci sono poi alcuni Paesi ben posizionati grazie all’utilizzo molto aggressivo delle agevolazioni fiscali (per esempio, Irlanda, Lussemburgo e Cipro).

Più nel dettaglio l’Italia si colloca nel 2018 al 22esimo posto per l’Entrepreneurial Quantity Index, guadagnando 4 posizioni rispetto al 2017, al 19esimo posto relativamente all’Entrepreneurial Quality Index, al 19° posto, migliorando 5 posizioni; e al settimo posto con riferimento all’Entrepreneurial Outcome Index guadagnando di 3 posizioni.

Il miglioramento di tutte e tre le dimensioni evidenzia che l’Italia sembra sia riuscita a innescare un circolo virtuoso nel suo ecosistema imprenditoriale, che sta portando ad aumentare sia la quantità delle risorse investite, sia la qualità, cioè gli investimenti nelle scale-up, sia il numero di exit e unicorni.

Il report completo che è possibile scaricare a questo link  analizza puntualmente ognuno dei tre indicatori e illustra come tali elementi mettono in luce la relazione profonda che c’è tra l’ecosistema a sostegno delle imprese che fanno innovazione e il tessuto economico, finanziario e pure sociale di ogni Paese.

Questo ultimo è elemento fondamentale delle ragioni che ci hanno portati a sviluppare il 360 Entrepreneurial Index al fine di mettere in luce come il processo di innovazione è oggi elemento chiave per la crescita delle moderne economie e di come l’innovazione in tutte le sue forme e declinazioni intacca positivamente qualsiasi settore economico e industriale. Si intuisce quindi come la crescita della nuova generazione di imprenditori e di impresa sia fondamentale anche per permeare le realtà economiche maggiormente consolidate che solo attraverso l’accelerazione verso il rinnovamento tecnologico e di processo possono mantenere elevata la loro competitività.

Le imprese oggetto della ricerca non sono quindi mondo a se stante, ma rappresentano il cuore del cambiamento paradigmatico che vede l’innovazione d’impresa essere tale non solo perché fa cose nuove o in modo nuovo ma soprattutto perché applica un mindset del tutto nuovo al concetto stesso di imprenditorialità.

Così le imprese innovative finanziate dal capitale di rischio non solo creano valore sul territorio attraverso, per esempio, la creazione di posti di lavoro qualificati e il rinnovamento, nel caso nostro, del concetto di made in Italy, ma divengono portatori efficaci di innovazione anche per chi non nasce come startup ma che si appresta a cogliere le opportunità da processi come la digital transformation e l’open innovation.

La scelta di guardare ai Paesi dell’Unione Europea è pure pensata per enfatizzare come il Vecchio Continente che pare oggi soffrire il confronto con gli Usa e la Cina, ha tutte le carte in regola per giocare il ruolo del protagonista facendo anche leva sugli elementi sociali che lo caratterizzano come la tutela della privacy, il multiculturalismo, la nascita e il consolidamento del concetto di cittadinanza europea e non ultima la sicurezza anche informatica che con il Cybersecurity Act che entra in vigore il 27 giugno 2019 diventa ancora più solida e coesa all’interno della UE.

Andrea Rangone, Ceo Digital360 Group

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direttore
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Pubblicato il:

04 luglio 2019

Categorie:

Editoriali, Must Read, Report


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