Il caso Enea Tech, “abbiamo messo tutto in standby”

03 Giu 2021

“Da due settimane siamo in attesa di disposizioni e abbiamo messo tutto in standby”, così è stato sottolineato da fonti interne anonime, in merito a quello che sta provocando l’art. 31 del Decreto Ristori Bis: Enea Tech diventerà Enea Biomedical Tech.

Un drastico cambiamento di rotta a un anno dalla sua fondazione, voluta dal DL “Rilancio” (17 luglio 2020 – art. 42) che avrebbe dovuto realizzare le iniziative promosse dal Fondo per il trasferimento tecnologico da 500 milioni di euro di cui nel 2020 sono stati stanziati i primi 20 milioni di euro.

Negli ultimi giorni la notizia ha creato reazioni e insinuazioni abbastanza dirette contro sia l’attuale Governo che quello precedente, proprio perché non ci sarebbe né una motivazione in grado di giustificare tale cambiamento, né un’alternativa alla prima mission della fondazione.

Anche le nostre fonti anonime confermano che nessuno se lo aspettava, né la fondazione e nemmeno tutte quelle aziende che partecipando alla prima call for idea di Enea Tech erano arrivate in fondo del programma. Colte alla sprovvista, sono tuttora senza alcuna indicazione su quello che sarà del loro futuro. “Siamo stati colti di sorpresa, in quanto non avevamo avuto avvisaglie, anticipazioni, in realtà tutt’oggi siamo in attesa di disposizioni e comunicazioni dal nostro ente vigilante (il Mise). Per tutti i soggetti, startup, spin off, team di ricerca con cui eravamo in contatto e in alcuni casi anche in una forma abbastanza avanzata di interazione, è stata una sorpresa”.

Con l’art. 31 il Ministero sta provvedendo a un riorientamento strategico con un focus sul biomedicale. L’art. 31 infatti è dedicato allo sviluppo di vaccini e farmaci, ma va oltre riguardando tutto il settore biomedicale, dalla ricerca applicata alla riconversione industriale passando per la produzione di dispositivi medicali, piuttosto che poli di eccellenza tecnologica. Ovviamente è tutto ancora da tradurre. Della nuova Enea Biomedical Tech non è ancora chiara la mission. È chiaro solo l’orientamento e che 200 dei 500 milioni del Fondo per il trasferimento tecnologico saranno dedicati al biomedicale.

In un post su Linkedin Gianluca Dettori, Presidente e Partner di Primo Ventures, ha affermato che “si smonta un gioiello in piena operatività come Enea Tech per tornare a politiche vecchie di trent’anni che non funzionano e affossano veramente la nostra economia”. Secondo anche le nostre fonti si tratterrebbe di una decisione politica, dei nuovi inquilini del Mise, legato sicuramente alla bocciatura di una settimana fa della Corte dei conti al finanziamento per Reithera.

“Siamo diventati operativi tra Natale 2020 e gennaio 2021 e da quel momento abbiamo ricevuto mille application, di soggetti che ci hanno girato i loro business plan, i loro pitch, che erano interessati ad avviare un dialogo con Enea tech, noi abbiamo sin da subito interagito con l’ecosistema utilizzando le eccellenze scientifiche del nostro Paese, quali Politecnici, Università, scuole superiori, centri di ricerca, grandi player industriali ed internazionali come Esa (European space agency, ndr), stavamo lavorando insieme, avevamo stilato accordi quadro, lavoravamo lungo la filiera per assicurare il massimo approccio aperto verso queste aziende”.

Enea Tech era un modello nuovo in Italia, e in parte anche in Europa. All’inizio erano chiare le differenze con il Fondo Nazionale di innovazione che “segue i Cdp, un approccio di Fondo dei Fondi, acceleratore; noi invece andavamo in investimenti diretti anche in fasi molto preliminari, molto lontane dal mercato: andare a pescare nel laboratorio”. Enea Tech era un unicum in Italia e in Europa, come anche ben delineato nell’articolo del World Economic Forum, perché, a detta delle nostre fonti “essendo una management company del Mise poteva operare anche nelle fasi più preliminari e più lontane dal mercato di esplorazione, e andare a costruire le tecnologie e aziende del futuro”.

L’art. 31 poi non riguarda solamente Enea Tech, ma anche la stessa Enea, unico centro di ricerca in Italia vigilato dal Mise e non dal Mur. Quale sarà la fine del sogno di Enea Tech ancora non sembra essere dato saperlo, nonostante che la governance molto probabile cambierà e le aziende che collaboravano ancora rimangono in standby, aziende che, come ha già detto Francesco Cerruti – direttore generale di VC Hub Italia, in una nota stampa, hanno perso tempo nell’avvio di un percorso che li avrebbe portati a quel finanziamento necessario per la crescita e sviluppo delle loro attività. In tali aziende rientra l’ecosistema delle startup e Pmi innovative italiane che in questi anni, nonché nella pandemia e post hanno dato dimostrazione di poter creare posti di lavoro e contribuire alla crescita economica.

Forse ci sarà qualcuno che prenderà in mano loro e la mission di Enea Tech. Ma un’ultima domanda rimane da fare: è stato il solito carrozzone all’italiana statale oppure un esempio di knowledge networking del technology transfer?

“È chiaro che sono di parte, ma noi tutto eravamo fuorché un carrozzone, date le cose che stavamo facendo e con quante poche risorse e certa velocità. A livello di trasparenza stavamo seguendo tutte le procedure lato compliance. Il Mise ci avrebbe sbloccato fondi di investimento e round alla fine della due diligence dopo aver presentato i nostri deal. C’erano tutte le rassicurazioni del caso. Una serie di requisiti cui dovevamo sottostare che riducevano il rischio del carrozzone”.

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