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UniCredit Start Lab e CTE Roma, ESG e internazionalizzazione

A Roma un incontro organizzato dalla banca italiana, Casa delle tecnologie emergenti e Roma Capitale per presentare l’undicesima edizione del bando UniCredit Start Lab per startup e PMI Innovative del territorio

Pubblicato il 03 Mar 2024

Le Case delle tecnologie emergenti (CTE) sono centri di ricerca e sperimentazione che sostengono la creazione di startup e il trasferimento tecnologico verso le PMI a favore dell’utilizzo di blockchain, internet of things (IoT) e dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è quello di creare una rete di centri di eccellenza sul territorio nazionale, dedicati alla ricerca, all’innovazione e al trasferimento tecnologico in specifici settori emergenti. In questo articolo trovate gli ultimi approfondimenti.

UniCredit Start Lab è la piattaforma di business e innovazione del Gruppo bancario dedicata a startup e PMI italiane “Tech” ad alto potenziale.

“Nei suoi 10 anni di storia, ha valutato circa 8.000 startup innovative e di queste, 560 sono state attivamente supportate attraverso la piattaforma” ha dichiarato Roberto Fiorini , Regional Manager Centro Italia di UniCredit. “Dei 700 progetti presentati nel 2023, il 13% circa proviene dalla nostra region Region Centro (Lazio, Sardegna, Molise e Abruzzo), un’area geografica che esprime oltre 2600 startup e PMI innovative.”

“La piattaforma seleziona e accompagna le start up verso percorsi di crescita, aumentandone le opportunità di business, lo sviluppo manageriale e la visibilità sul mercato” ha sottolineato Giusy Stanziola, Start Lab & development programs UniCredit. “Mercato che sempre più richiede attenzione  alle tematiche ESG, sulle quali la banca ha da tempo un focus specifico”.

Anche sulle normative europee che a breve dovranno adottare le aziende in materia di sostenibilità, ce ne eravamo occupati in questo articolo.

Tra i partecipanti all’evento organizzato da Roma l’assessora alle Politiche della sicurezza, attività produttive e pari opportunità di Roma Capitale, Monica Lucarelli, sottolinea come la CTE della capitale è a tutti gli effetti “una vera e propria startup con l’obiettivo, non di andare a togliere ai soggetti privati il loro spazio, ovvero quello di accelerazione delle startup e trasferimento tecnologico, che svolgono da molto più tempo di noi e sicuramente meglio di noi, ma riuscire a mettere insieme, a creare quelle connessioni che di fatto servono al sistema per crescere e svilupparsi. Ma soprattutto, essendo noi una amministrazione comunale, il nostro obiettivo è di mettere insieme i soggetti che si occupano di innovazione: mondo delle imprese, acceleratori, istituzioni, come università e centri di ricerca. Soggetti che magari non erano abituati tra di loro a collaborare, e invece in questo spazio trovano degli elementi di interesse comune da poter sviluppare”.

Le opportunità

Massimo Carnelos, capo Ufficio innovazione tecnologica e startup, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, spiega le milestone del suo gabinetto, specificando come la sua “mission sia la stessa di quella del governo” ovvero “le imprese: dalle più grandi alle più piccole, dove le più grandi spesso riescono da sole e le più piccole hanno invece bisogno di un sostegno, e più sono piccole più hanno bisogno di aiuto e nel contesto economico aperto come il nostro l’azienda sopravvive soltanto se si nutre di esso”. Carnelos ha aggiunto come l’internazionalizzazione sia “uno degli imperativi di qualsiasi giovane imprenditore, sia esso una startup, una PMI innovativa”, e che “l’internazionalità è un dato che deve essere nel DNA dal giorno zero, perché senza estero neanche la startup ha un futuro”. Il suo ufficio, ha ribadito, si sta impegnando nel “portare verso l’Italia Paesi e aziende per far sì che l’Italia diventi un luogo dove si viene a fare innovazione, perché ci sono dei vantaggi”. E per farlo, dato che a oggi “per un fondo americano è difficilissimo investire in Italia” a detta di Carnelos “per essere attrattivi serve riuscire a portare – ai fondi internazionali – startup scalabili in fase avanzata con un VC italiano che funge loro da padrino, madrina”. Tra le startup da presentare ai fondi e con le quali competere con gli altri Paesi, Carnelos ha poi evidenziato come quelle del settore deeptech potrebbero rappresentare l’ennesimo treno che l’Italia non deve perdere.

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Startup

Massimo Calzoni, responsabile promozione servizi e accompagnamento, Invitalia, descrive come Invitalia non sia solamente un gestore di incentivi fiscali, ma anche uno strumento di servizi al cittadino, ricordando che al di là di strumenti come Smart & Start, ce ne sono tanti altri, per esempio Resto al sud. In merito agli incentivi in favore dell’imprenditoria giovanile, su Startupbusiness avevamo pubblicato tempo fa  un approfondimento dettagliato.

Cristian Perissinotto, responsabile tecnico gruppo di innovazione Cisco, interviene sulle sinergie tra corporate e startup, laddove quest’ultime devono assolutamente avere “un prodotto industriale con un approccio industriale che si configuri come un plug and play, con caratterizzazioni integrabili con una grande corporation e dove la cosa non è facile”.

Se l’internazionalizzazione è un elemento decisivo per una startup, per farla competere o presentare ad un fondo internazionale, il commento di Matteo Musa, CEO di Fitprime, unica startup presente al tavolo, traccia il trait d’union del tema: “Fitprime è un pochino una startup in controtendenza a quanto finora detto: Fitprime al momento è volutamente una startup a vocazione nazionale perché bisogna sempre fare i conti con le logiche di ogni Paese e a oggi avere un progetto estremamente personalizzato con le logiche italiane sta permettendo di scalare molto velocemente il nostro mercato. Spesso l’internazionalizzazione se non fatta al momento giusto è uno dei principali motivi di insuccesso delle startup”.

Già, se il prodotto non è maturo e non supportato da logiche finanziarie ben strutturate, se il motivo è quello di raccogliere finanziamenti perché il fondo è a vocazione internazionale, se il settore poi non lo permette, ecco che si finisce di bruciare la cassa e le opportunità.

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