L’intelligenza artificiale applicata alla sanità non è più una promessa, ma una realtà che però fatica a scalare. In Europa, fino all’80% dei progetti si ferma alla fase pilota: non per limiti tecnologici, ma per difficoltà di integrazione nei sistemi sanitari. È questo il punto di partenza emerso a Genova in occasione della conferenza AI for healthcare – longevity & wellness, organizzata da Fusion AI Labs, che ha riunito istituzioni, centri di ricerca e aziende per discutere il passaggio dalla sperimentazione all’impatto concreto.
Il quadro è quello di una pressione crescente sui sistemi sanitari europei, tra invecchiamento della popolazione, carenza di personale e aumento dei costi. E’ in questo scenario che l’IA può giocare un ruolo decisivo, ma solo se riesce a uscire dalla dimensione sperimentale ed entrare in una dimensione operativa.
“L’Europa ha un’occasione straordinaria, ma anche una responsabilità – sottolinea Andrea Pescino, CEO di Fusion AI Labs – Il settore sanitario è sotto pressione strutturale: in Italia abbiamo 64 infermieri ogni 10mila abitanti, contro una media europea di 80, e appena 1,5 infermieri per medico rispetto ai 2,2 del resto d’Europa. Il 30% dei medici europei ha più di 55 anni. Non è una crisi che si risolve solo assumendo più personale, ma una crisi che richiede un cambio di paradigma nel modo in cui organizziamo, supportiamo e potenziamo l’intero sistema. La ricerca applicata sull’IA in ambito sanitario non può limitarsi alle applicazioni cliniche, per quanto straordinarie. Pensiamo a quanto vale accelerare i processi operativi, ottimizzare la gestione dei reparti, migliorare la qualità dell’interazione tra strutture e pazienti. Ogni ora risparmiata in un processo amministrativo è un’ora restituita alla cura. Ogni sistema che supporta meglio un infermiere o un medico nella gestione del carico quotidiano riduce il burnout e aumenta la qualità dell’assistenza. È qui che Fusion AI Labs vuole contribuire: trasformare la ricerca in impatto reale, costruire ponti tra eccellenza scientifica, industria e sistemi sanitari, e dimostrare che fare ricerca applicata responsabile in questo settore non è solo possibile, è urgente per l’Italia e per l’Europa”.
Un tema che si lega direttamente alle strategie europee, sempre più orientate a colmare il gap tra studio e pratica clinica. In questo contesto si inserisce il progetto europeo AIDA, finanziato dal programma Horizon, che utilizza l’AI per la prevenzione del tumore gastrico e rappresenta uno dei casi concreti di applicazione.
“Piuttosto che concentrarci su una conferenza focalizzata su un singolo progetto, abbiamo fatto una scelta più ampia: utilizzare AIDA come dimostrazione di ciò che un’IA applicata in modo responsabile può già fare – spiega Stefano Sedola, responsabile ricerca e programmi formativi di Fusion AI Labs – L’obiettivo è allargare lo sguardo: non solo le potenzialità future, ma ciò che è già possibile oggi. Le barriere esistono, ma vanno affrontate come problemi risolvibili, partendo dalle opportunità”.
Tra queste, la diagnosi precoce e la medicina predittiva rappresentano uno degli ambiti più promettenti. “Con AIDA vogliamo cambiare il paradigma del tumore gastrico: non intervenire quando la malattia è avanzata, ma identificare i pazienti a rischio in fase pre-sintomatica – interviene Kiril Veselkov, professore all’Imperial College – L’IA consente di integrare grandi quantità di dati e supportare diagnosi più precoci, terapie personalizzate e strategie di prevenzione più efficaci”.
Ma sta emergendo anche una trasformazione più profonda che riguarda il ruolo stesso dell’intelligenza artificiale. Non più solo software che analizza dati, bensì sistemi capaci di interagire con il mondo fisico. “Stiamo passando da un’IA puramente digitale a sistemi che percepiscono, agiscono e apprendono attraverso un corpo – osserva Fulvio Mastrogiovanni, professore associato all’Università di Genova – Richiamando ricerche recenti pubblicate su Science sul ruolo del tatto e dei sistemi di sensing avanzati, l’intervento mette in evidenza come le capacità dell’IA debbano essere ripensate quando si passa da ambienti digitali al mondo fisico, dove incertezza, sicurezza e interazione umana diventano centrali”.
Resta però centrale il tema della fiducia e della governance dei dati, soprattutto in un contesto europeo che punta a un modello regolatorio basato su sicurezza e trasparenza. “Lo Spazio europeo dei dati sanitari si fonda su GDPR e dati anonimizzati, ma entrambe queste basi presentano criticità – evidenzia Ricard Martinez, dell’Università di Valencia – L’anonimizzazione è sempre più difficile da garantire e alcune scelte sono lasciate agli Stati membri, con il rischio di creare frammentazione normativa e compromettere l’interoperabilità”.
Insomma, la risultante è un ecosistema ancora in costruzione, dove tecnologia, regolamentazione e organizzazione devono evolvere insieme. La vera scommessa non è più dimostrare che l’intelligenza artificiale funziona, ma renderla scalabile, affidabile e integrata nei processi quotidiani della sanità.
In conclusione il messaggio che arriva da Fusion AI Labs è chiaro: l’innovazione non può restare confinata ai progetti pilota ma deve diventare una leva strutturale per garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari europei.
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