Continua il viaggio alla scoperta delle aziende genovesi e liguri che fanno innovazione in collaborazione con Fondazione Genova Startup
Seguire gli eventi di Genova Startup permette di conoscere mondi sorprendenti. Chi avrebbe pensato di costruire un’azienda basata sulle mance? Eppure è così, funziona e anche bene. Matteo Tranchida era tra gli imprenditori che si sono presentati all’evento Be Digital a bordo di Costa Toscana, alla quale, come Startupbusiness, abbiamo presenziato.
“Ci sono gesti che sembrano piccoli, ma raccontano molto di come cambia una società. La mancia è uno di questi. Per anni è stata un gesto semplice e immediato: una moneta lasciata sul tavolo, una banconota consegnata a chi aveva offerto un servizio con cura. Un modo diretto per dire grazie. Poi il mondo è cambiato. I pagamenti sono diventati digitali, il contante è sempre meno presente, le esperienze si prenotano online e i clienti pagano con carta, smartphone o wallet. Ma la mancia, in molti casi, è rimasta legata a un’abitudine analogica. Così nasce una frizione silenziosa: il cliente vorrebbe lasciare qualcosa, ma non ha contanti. Il lavoratore perde un’entrata. L’azienda non ha uno strumento semplice per gestire quel gesto. E quel grazie che avrebbe potuto generare valore si perde”, dice il co-fondatore e CEO della startup (nella foto).
È da questa frizione quotidiana che nasce TackPay, startup italiana che ha costruito una piattaforma per inviare, ricevere e gestire mance in modo digitale, trasparente e personalizzabile. Ma le radici affondano in un’esperienza personale. Tranchida arriva da una famiglia di ristoratori, è cresciuto tra tavoli, clienti e lavoro di sala. Durante gli anni universitari ha lavorato come cameriere e ha vissuto direttamente un problema molto noto: la diminuzione delle mance, perché i clienti non avevano più contanti.
In molti casi, il cliente chiedeva di aggiungere la mancia al pagamento con carta. Ma per l’esercente questo apriva altri problemi: commissioni POS, confusione contabile, necessità di separare la mancia dal ricavo, distribuzione manuale allo staff, gestione fiscale e possibili tensioni interne. La soluzione più semplice diventava spesso rinunciare.
Da qui nasce la domanda alla base di TackPay: come si può salvare un gesto umano in un mondo sempre più cashless? La risposta sembra ovvia: permettere di lasciare una mancia digitale. Ma la vera intuizione arriva lì dove sta il vero problema, che non è accettare una mancia, ma cosa succede dopo.
È qui che TackPay ha costruito la propria differenza. La startup ha sviluppato una completa infrastruttura verticale per la gestione delle mance: dal momento in cui il cliente decide di lasciare una mancia fino alla distribuzione finale allo staff.
Il cliente può scansionare un QR code, avvicinare il telefono a un tag NFC, cliccare su un link ricevuto via email o WhatsApp, oppure utilizzare un flusso digitale integrato. Non deve scaricare app, non deve registrarsi, può pagare con carta, Apple Pay o Google Pay. In pochi secondi lascia una mancia e, se previsto dall’azienda, può scegliere il membro dello staff da premiare, lasciare un commento o inviare un feedback.
Per l’azienda, TackPay diventa una piattaforma di gestione end-to-end delle mance. La piattaforma permette di creare barattoli digitali, gestire mance individuali o condivise, impostare regole di divisione, monitorare transazioni, raccogliere feedback, separare la mancia dai ricavi aziendali e dare allo staff visibilità sui propri incassi.
È una differenza importante, perché ogni settore vive la mancia in modo diverso. In un ristorante, il momento della mancia coincide spesso con il pagamento del conto. Ma la gestione non è banale: la mancia può riguardare il cameriere, il bar, la cucina, il team di sala o l’intero staff. Se viene incassata tramite POS, rischia di confondersi con il ricavo dell’azienda o costituisce un costo in più per l’azienda.
TackPay separa il pagamento del conto dalla mancia e permette di definire regole chiare: il cliente può premiare una persona specifica oppure contribuire a un barattolo condiviso. L’azienda può scegliere come distribuire le mance e rendere il processo più agevole.
Lo stesso gesto, lasciare una mancia, assume forme diverse a seconda del settore. In un ristorante è spesso legato al conto. In un hotel è distribuito tra reparti e momenti del soggiorno. In un tour operator avviene dopo un’esperienza già pagata. In un salone premia una relazione personale. In una struttura multi-sede richiede controllo centrale e flessibilità locale. In un team stagionale deve funzionare subito, senza complessità. L’adattabilità è uno dei punti di forza.
Ma c’è anche un’altra prospettiva da considerare: in un settore complesso come l’hospitality una mancia gestita bene può incidere sulla motivazione, sulla percezione di equità, sul senso di riconoscimento e sulla relazione tra azienda e lavoratore. Può diventare un piccolo strumento di welfare, un incentivo quotidiano, un segnale immediato della qualità del servizio.
Per questo TackPay parla di gratitudine, non solo di transazioni. La missione della startup è anche rimuovere le barriere tra il desiderio di ringraziare e la possibilità di farlo davvero.
La crescita del progetto conferma che il tema non riguarda una nicchia. La digitalizzazione delle mance interessa ristoranti, hotel, tour operator, strutture ricettive, catene, professionisti, saloni e tutte le realtà in cui l’esperienza del cliente dipende dal lavoro umano.
TackPay è partita dall’Italia ma ha già fornito il proprio software ad aziende in diversi Paesi europei, in Canada e negli Stati Uniti, adattando la piattaforma a contesti operativi e culturali differenti. La stessa esigenza assume forme diverse a seconda del mercato: in Europa può essere centrale la gestione condivisa e trasparente delle mance tra team e reparti; in Nord America pesano maggiormente l’abitudine al tipping, la velocità dell’esperienza e l’integrazione nei flussi già esistenti di strutture e operatori turistici.
Questa capacità di adattamento è uno degli elementi che rende TackPay una piattaforma costruita per scalare in mercati dove la gratitudine è universale, ma dove le regole operative cambiano da settore a settore e da Paese a Paese. In questo spazio, la startup si colloca all’incrocio tra fintech, hospitality tech e people experience.
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