Bending Spoons è quotata, partita da un prezzo iniziale di 29 dollari per azione, come avevamo anticipato, ha toccato quota 42,61 dollari alle 18 (ora di New York) del primo giorno di contrattazioni e attestandosi nel secondo giorno a metà della giornata, attorno alle ore 14 del 2 luglio a circa 35 dollari per azione, valore che si è mantenuto fino alla chiusura toccando 35,5 dollari e determinando anche la fine del periodo di offerta pubblica iniziale. I proventi lordi dell’offerta per Bending Spoons, al lordo di sconti e commissioni di underwriting e delle altre spese dell’offerta, sono stati pari a circa 953.917.285,50 dollari.
La società è indicata dal ticker BSP sul Nasdaq e ha offerto complessivamente 57.971.015 azioni ordinarie, di cui 34.398.640 offerte da Bending Spoons e 23.572.375 offerte da alcuni azionisti venditori da quali la società non riceverà alcun provento. Inoltre, Bending Spoons e gli azionisti venditori hanno concesso agli underwriter un’opzione per l’acquisto di un massimo di ulteriori 5.244.026 azioni ordinarie da Bending Spoons e di un massimo di ulteriori 3.451.626 azioni ordinarie dagli azionisti venditori al prezzo dell’offerta pubblica iniziale, al netto di sconti e commissioni di underwriting. I proventi lordi dell’offerta per Bending Spoons, al lordo di sconti e commissioni di underwriting e delle altre spese dell’offerta, sono stati pari a circa 953.917.285,50 dollari, il che porta il valore del flottante complessivo a poco meno di 2 miliardi di dollari su una valutazione complessiva dell’azienda a oltre 18 miliardi di dollari che rappresenta un significativo incremento rispetto alla valutazione pre-money da 11 miliardi di dollari che fu registrata nell’ottobre 2025 quando chiuse l’ultimo round, per un valore di 710 milioni di dollari, prima, appunto, dell’avvenuta quotazione.
Numeri stratosferici per un’impresa nata come startup in Italia che ha scalato in modo rapidissimo e che fin da subito ha dimostrato di essere decisamente promettente, già nel 2018 quando la portammo a ScaleIt già brillava come una delle gemme dell’ecosistema italiano.
Numeri che condiscono un fenomeno che è anche una grande opportunità, lo è perché o nuovi milionari, molti dei quali giovani e giovanissimi potranno contribuire al iniettare nuove risorse nell’ecosistema come abbiamo scritto qui, lo è perché i fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, Matteo Danieli, Francesco Patarnello, Luca Querella, hanno mostrato capacità di leadership in occasione dell’evento di quotazione lasciando spazio a tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento del risultato non solo portando un buon numero di membri dello staff a New York (insieme anche ad alcuni influencer), ma lasciando loro spazio al momento solenne della bell ringing ceremony che ha dato il via alla quotazione. Fondatori che nel corso del tempo hanno anche saggiamente e con lungimiranza costruito un modello azionario che consente loro di mantenere saldamente ancora oggi il controllo dell’azienda e di non essersi eccessivamente diluiti.
Operazione scintillante quindi sotto diversi punti di vista, ora naturalmente seguiremo l’andamento del titolo e le sue prestazioni anche dopo il momento euforico iniziale ma la portata di questa operazione è certamente significativo per l’intero ecosistema italiano. Forse non bene compreso da tutti perché comunque l’innovazione e le startup restano un ambito che ancora non trova grande attenzione di tipo generalista, quindi dai media non specializzati, salvo le dovute eccezioni, e dalle istituzioni che ancora fanno fatica a comprendere l’importanza di sostenere l’innovazione d’impresa. Bending Spoons vale oltre 18 miliardi di dollari, l’investimento dell’ultimo anno in startup in italia si è fermato a 1,7 miliardi di euro, certo qui sto mischiando pere con mele, ma serve per avere una idea delle forze in campo e sopratutto di quelle che potrebbero essere le potenzialità se solo ci si mettesse più energia.
Suona quindi così cacofonico che il giorno che Bending Spoons debutta al Nasdaq è il medesimo giorno in cui l’edizione italiana di Wired chiude definitivamente, stride come da un lato sia arrivato finalmente quel momento in cui in campioni dell’innovazione nazionali iniziano a farsi valere e vedere a livello globale (prima di Bending Spoons si è quotata al Nasdaq Genenta diventata Saentra Forge e la prossima sarà molto probabilmente Newcleo), dall’altro si tenti di dipingere l’ecosistema italiano come affetto da nanismo e marginale da parte di scellerate e miopi decisioni di editori americani.
Volendo trovare anche una chiave di lettura pure simpatica visto che la quotazione di Bending Spoons (cucchiai) avviene mentre arriva anche l’annuncio dell’intenzione di American Express di comprare TheFork (forchetta), potremmo dire che l’innovazione made in Italy sta apparecchiando il suo futuro e che chi è veramente interessato a sostenerla è opportuno che si accomodi al desco, anche se, e qui i puristi mi concederanno una licenza poetica, TheFork essendo di proprietà di Trip Advisor non può essere considerata italiana ma chi conosce la storia sa che l’attuale management è lo stesso che fondò in italia Restopolis che fu appunto acquisita da Trip Advisor nel 2015 come scrivemmo all’epoca e il CEO e co-fondatore di Restopolis Almir Ambeskovic è tutt’ora il CEO di TheFork.
In questo scenario è ora importante fare due cose: seguire e raccontare gli effetti diretti e indiretti che la quotazione di Bending Spoons avrà sull’ecosistema e sfruttarne al massimo la portata per dare spinta all’ecosistema italiano sia a livello istituzionale e finanziario sia a livello internazionale. Sono certo che per i quattro fondatori della società milanese sapere che la loro magnifica parabola porta vantaggi, reputazione, visibilità anche al resto dell’ecosistema può essere solo che un ulteriore punto di orgoglio. (immagine tratta dal profilo X.com di Bending Spoons)
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