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Europa, nuovi record per il venture capital nel primo semestre 2021

Il report di Pitchbook sul Venture Capital europeo nel secondo trimestre del 2021 conferma la tendenza che vede una crescita degli investimenti in capitale di rischio che va verso il raddoppio dei risultati del 2020

26 Lug 2021

Il venture capital in Europa nel primo semestre 2021

Il VC europeo nel primo semestre 2021 ha superato il totale investito dell’intero 2020 (45,1 miliardi di euro) toccando i 47,1 miliardi di euro. Di questo passo vorrebbe dire chiudere l’attuale anno con quota 100 miliardi di investimenti complessivi. Inoltre il dealmaking europeo sembrerebbe avere la pelle dura nonostante l’incertezza che avrebbe potuto apportare la crisi pandemica nel 2020: secondo le stime anche quest’anno, il terzo consecutivo, si chiuderà con circa ottomila deal, come confermano i dati dell’European Venture Report Q2 2021 rilasciato oggi da Pitchbook.

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Nel primo semestre 2021 il capitale complessivo ha compreso per il 73,8% round late stage e per il 20% round early stage, mentre per il restante 5,4% round di angel & seed. Duque per i round lates tage c’è stato un aumento del 60,5% rispetto al 2020: ciò ha consentito alle aziende sostenute dal VC di completare round sostanziali nel solo primo semestre 2021.

Inoltre per la prima volta l’Europa in materia di VC ha visto megaround in favore di un’unica azienda: è il caso della svedese Northvolt sviluppatrice di batterie che ha ottenuto un finanziamento di 2,3 miliardi di euro. Una dimensione di deal mai vista prima in Europa.

Le società di private equity, hedge fund, fondi pensione e corporate venture capital da un decennio hanno aumentato investimenti nel VC europeo e anche quest’anno ne è la riprova: gli investitori non tradizionali sono stati desiderosi di sostenere aziende in rapida crescita nei settori tecnologici di tendenza. La pandemia non ha rallentato l’afflusso di capitale non tradizionale registrando un totale, al 30 giugno 2021, di 37,8 miliardi di euro. In oltre 1500 deal. Gli investitori internazionali starebbero infatti adescando e sostenendo le startup europee con cui competere contro quelle statunitensi: un esempio è MessageBird che ha chiuso un round da 838,6 milioni di euro nel secondo trimestre attirando investitori internazionali e non tradizionali. Il finanziamento ha visto la partecipazione di investitori con sede negli Usa, tra cui BlackRock, Accel e Y Combinator, nonché gli investitori europei Atomico ed Eurazeo. MessageBird compete con Twilio e ha utilizzato i fondi per acquisire la piattaforma di posta elettronica SparkPost per 503,2 milioni di euro, che dovrebbe aiutarla a essere presente negli Usa. Ciò evidenzia come gli investitori con sede negli Stati Uniti hanno sostenuto entità con sede in Europa negli ultimi anni, sperando di introdurli e scalarli nel redditizio mercato statunitense, per innescare una rapida crescita.

È l’ora della ‘Baltic valley’

Negli ultimi anni i Paesi del nord Europa, in particolare dell’area baltica, hanno sviluppato startup di successo tra cui Spotify e Klarna. La regione contenente Estonia, Lettonia e Lituania sta diventando un attraente ecosistema VC per investitori, fondatori e startup. Negli ultimi anni, valutazioni e flussi di capitale sono stati inflazionanti nei Paesi europei e statunitensi. Di conseguenza, gli individui e le organizzazioni hanno guardato a nuove aree e Paesi, in particolare in Europa, per sfruttare aree ricche di risorse che promuovono l’innovazione, talento altamente qualificato e miglior rapporto qualità-prezzo per gli investimenti. Ciò dimostra come anche le regioni meno conosciute in questo tipo di mercato possono ospitare startup con un enorme potenziale, valutazioni più basse e mercati dalle ottime prospettive. Anche se le nazioni baltiche potrebbero non possedere ancora il peso finanziario di altri potenti ‘Paesi VC’, gli ultimi valori evidenziano che la regione baltica potrebbe essere un’ottima strategia. Politiche governative come stock option e programmi per attirare talenti dall’estero sembrano invogliare e accontentare il VC. Anche i bassi costi della vita e del lavoro sono vantaggi per i fondatori che avviano un’impresa, società in cerca di assunzioni o investitori con risorse di capitale limitate nella regione. Di seguito i fattori che renderebbero tale regione una ipotetica Silicon valley europea: continuo sviluppo di unicorni come Bolt e Vinted, fino ai primi cinque mesi del 2021, il valore degli investimenti nella regione baltica ha superato il record annuale dal 2020 e si attesta a 431,9 milioni di euro, l’abbondanza di risorse sia digitali sia fisiche, infrastrutture, spazi di coworking, acceleratori, incubatori, network di angel ed eventi hanno aiutato a commercializzare la regione baltica e attirare operatori di venture capital ed investitori privati.

Le exit

Il primo semestre del 2021 ha registrato un notevole record di 46,8 miliardi di euro in exit, battendo il precedente record annuale nel 2018. Un esempio è Monday.com, Ipo a 5,1 miliardi di euro pre-money la valutazione è stata la più grande exit nel secondo trimestre e ha spinto il valore di uscita complessivo del trimestre a 20 miliardi di euro. Tale exit segue quelle di Deliveroo e Auto1 Group del primo trimestre. Si attendono più aziende con valutazioni multimiliardarie per cercare liquidità nel 2021.

Una delle tre più grandi exit del secondo trimestre del 2021 ha coinvolto una startup biotecnologica per la salute mentale con sede a Berlino, Atai Life Sciences, con una valutazione anticipata di 1,7 miliardi di euro. In generale, il settore farmaceutico e l’industria biotecnologica hanno avuto molta attenzione finanziaria durante la covid-19 e la loro importanza è evidente, poiché i vaccini potrebbero finalmente fornire la rimozione permanente delle restrizioni imposte alla vita quotidiana.

Ma gli Usa nel guardare all’Europa non stanno con le mani in mano. La loro strategia si potrebbe spiegare con l’esempio di Accel: con sede negli Stati Uniti ha chiuso a 539,2 milioni di euro di fondi, uno dei più grandi veicoli del trimestre, che si concentra sulle startup in Europa e Israele. Accel ha una presenza di fondi in Europa da decenni, e la sua ultima raccolta fondi evidenzia il suo impegno per il continente nonostante l’interruzione dei viaggi. Inoltre, dimostra come gli investitori statunitensi continuino a prendere di mira gli asset europei nella speranza di sbarcare una quota in aziende che possono scalare con un marchio globale.

Nel mondo

Gli Usa continuano a correre: secondo Nvca i risultati del secondo trimestre 2021  mostrano che le transazioni, sia angel, seed che finanziamenti VC in fase iniziale, sono stati catapultati a livelli record, infrangendo le aspettative per raggiungere nuovi record trimestrali. Solamente le aziende statunitensi secondo il report di PitcthBook hanno attratto dai VC 150 miliardi di dollari nel 2021, oltre il 90% del totale record dell’anno scorso. Le Ipo e le Spac (di cui abbiamo scritto qui )  hanno contribuito a portare il valore di uscita delle società finanziate da venture capital a 372,2 miliardi di dollari nella prima metà del 2021. Insomma, il 30% in più rispetto al record storico del 2020.

In Italia secondo il report pubblicato il 19 luglio da Aifi – VeMtm, Venture Capital Monitoril semestre italiano 2021 rispetto al 2020 si è concluso con più di 100 round in startup italiane del valore di 399 milioni di euro. Crescono anche i round – da 6 a 12 rispetto lo scorso anno – di investitori italiani in startup estere del valore di 379 milioni di euro. Questi 778 milioni di euro complessivi sono stati investiti per il 37% nel settore Ict, 15% healthcare e per il 15% nel fintech. Fa riflettere il 2% nel settore ambientale ed energetico e l’1% nel tempo libero.

In Germania ( ne abbiamo scritto qui ) sono stati investiti 7,6 miliardi di euro, come riporta Handelsblatt da fonte Ey. La Germania ha investito quindi oltre 10 volte di più in startup rispetto a quanto ha fatto l’Italia. Il numero è impressionante se si considera che è più che triplicato rispetto al dato del primo semestre 2020 fermatosi a 2,3 miliardi di euro.

Secondo lo studio di Dealroom in Gran Bretagna gli investimenti hanno toccato i 20 miliardi di euro, in Israele hanno superato i 6 miliardi di euro, mentre in Francia hanno sfiorato i 5 miliardi di euro. La Svezia ha segnato 5 miliardi di euro e la Spagna 2 miliardi di euro.

A confermare quindi un apparente scarso rendimento nel VC italiano è stato anche lo Startup Ecosystem Report 2021: l’Italia è retrocessa di 4 posizioni quest’anno, slittando al ventinovesimo posto. E a livello mondiale, sul podio salgono nuovamente le startup di Usa, Gran Bretagna, Israele e Canada. Tra i Paesi della Ue il migliore è anche in questo caso la Germania.

Per i numeri italiani la situazione è piuttosto unica inquanto diversi deal vengono tuttora esclusi perchè taciuti i valori degli investimenti (una questione di cui abbiamo scritto qui ), nonostante ciò il risultato italiano, se contestualizzato, è tutt’altro che negativo: 650 milioni di euro investiti nella prima parte del 2021 (qui i dati sono stati rilevati direttamente da noi di Startupbusiness) segna una crescita di circa il 50% rispetto al 2020 e proietta il valore complessivo a superare abbondantemente il miliardo di euro sull’intero anno. Sarebbe la prima volta che in Italia si investe più di un miliardo di euro complessivo in startup e scaleup. Inoltre i segnali tendenziali anche per la seconda metà del 2021 dicono che arriveranno nuovi annunci di round anche importanti, in quanto sarebbero in partenza nuovi fondi e operatori che hanno già fatto la raccolta e sono pronti per iniziare a chiudere le prime operazioni, come per esempio BlackSheepTechshopArchangel venture. (Photo by Paul Gilmore on Unsplash )

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