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Pickatale, come le filastrocche diventano realtà in un mondo appuntito

Mentre osservava i suoi bambini giocare con il suo iPad, Sigbjørn Dugal pensava a come avrebbe potuto educarli con mezzi moderni. Sigbjørn trovava l’editoria datata e soprattutto lenta a creare nuovi contenuti per bambini. Un giorno gli venne un’idea che è ora realtà. Sigbjørn è infatti il Ceo di Pickatale, una startup basata a Pechino.

Pickatale ha lanciato un’applicazione che insegna ai bambini nuove lingue (tra cui anche il cinese), e ad ampliare il loro lessico, divertendosi con le loro filastrocche preferite. Attraverso una sottoscrizione mensile i bambini possono scaricare tutte le storie che vogliono. “Siamo già stati soprannominati i Netflix o lo Spotify dei libri per bambini” dice Josh Chalm, il direttore operativo. Dopo il successo del lancio, la società sta ora lavorando a nuove partnership con scuole e compagnie aeree per i loro contenuti educativi.

Le storie sono normalmente di due tipi: quelle nuove e quelle rivisitate usando il metodo Pickatale. Lo slogan di Pickatale è: “Le illustrazioni colorate che parlano quando toccate sono sicuramente un metodo divertente per stimolare menti e dita curiose”.

L’aspetto più interessante di questa startup è il suo spirito internazionale e il suo modello moderno. Nonostante opera da Pechino, la società è norvegese. Sigbjørn Dugal è un imprenditore indiano-norvegese basato a Pechino e che lavora per un fondo di private equity quotato a Londra. I racconti di Pickatale sono il prodotto della collaborazione tra autori, illustratori, narratori e traduttori sparsi in giro per il mondo. Testi, suoni e immagini sono raccolti e mixati da un software che sforna due racconti digitali alla settimana.

Grazie al suo modello innovativo, questa startup potrebbe essere basata ovunque nel mondo. Tuttavia, Sig, come viene soprannominato dai suoi colleghi, ha scelto Pechino per due motivi ben precisi. Il primo è che la Cina è diventata uno dei mercati più interessanti per trovare talenti. Pickatale sembra una piccola sede delle Nazione Unite. Il suo staff arriva dalla Norvegia, Danimarca, Canada, Olanda, Israele, Brasile e ovviamente Cina. Diversamente da quello che scriveva Thomas Friedman nel suo libro : “il mondo è piatto”, John Hagel, responsabile del centro di studio dei trend mondiali di Deloitte e professore alla Singularity University, scrive nel suo libro: “The power of pull” che il mondo è invece appuntito. Esistono megalopoli e distretti (le punte di eccellenza) dove si concentrano talenti a caccia di idee originali e innovative. La Cina è diventata una di queste. Il secondo motivo è legato alla competitività. Dal punto di vista produttivo, la Cina rimane ancora un mercato con costi più contenuti, decisamente più economico di Silicon Valley per lanciare una startup. “In Cina tutto accade velocemente e si ottengono risultati” ci dice Josh che abbiamo incontrato alla Techcrunch conference di Shanghai.

Tuttavia, recentemente Pechino ha raggiunto livelli di inquinamento allarmanti diventando un posto difficile dove vivere. Grazie al suo modello di business modulare, Josh ha deciso di spostare tutta la squadra sulla spiaggia in Tailandia a Koh Samui. Pickatale si è così trasformata in una startup realmente cosmopolita. I racconti sono, infatti, costruiti mettendo insieme sforzi di collaboratori in giro per il mondo e non è necessario essere fisicamente presenti in un luogo preciso. Quello che serve è un telefonino, connessione e una buona dose di elasticità ai fusi orari.

La società ha ora in progetto di aprire un ufficio a San Francisco e di aggiungere nuove lingue alla proprie storie. Josh ci dice che l’obiettivo è di creare un ecosistema comprendente una biblioteca di storie digitali, puzzle e modi educativi di giocare usando la realtà virtuale”.

Sembra una filastrocca, ma la realtà è che le startup moderne possono essere basate in città e operare dalla spiaggia. L’importante è tenere il team unito.

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Pubblicato il:

07 dicembre 2013

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cina, startup


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