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Platform revolution, intervista all’autore Sangeet Paul Choudary

Insieme a Geoffrey G. Parker e Marschall W. Van Alstyne ha scritto il libro ‘Platform Revolution, how networked markets are transforming the economy and how to make them work for you’ . È laureato in Technology e computer science all’Indian Institute of Technology Kanpur, con un master in Business administration all’Indian Institute of Management Bangalore, è imprenditore e consulente, fondatore e amministratore delegato di Platform Thinking Labs, e co-presidente del Platform Strategy Summit del MIT. Ex responsabile innovazione di Intuit e platform lead di Yahoo, ha collaborato con la Stanford University ed è stato consulente di 500Startups, principale acceleratore di startup della Silicon Valley. Si chiama Sangeet Paul Choudary ed è stato il keynote speaker al Social Business Forum 2016 dove Startupbusiness lo ha incontrato.

“Il modello delle piattaforme – dice – è innovativo perché consente a tutti l’accesso al mercato, consente di dare concretezza al concetto di integrazione e di monetizzare il valore del network. Grazie al modello delle piattaforme è possibile creare aziende, che chiamiamo ‘plat-firm’ capaci di operare utilizzando l’ecosistema in molti modi, per esempio come supply chain e come warehouse”.

Choudary enfatizza come il modello da lui decodificato si basa su quattro elementi strutturali che sono creation, curation, customization e consumption e che consentono di sviluppare business che fanno leva sul valore che si genera dai partner e dai clienti mettendoli in connessione.

Già oggi molte imprese, si pensi per esempio ai campioni della sharing economy come AirBnb, BlaBlaCar e a tutti gli altri business che fanno leva sulle community, quella dei fornitori e quella dei clienti, impiegano il modello della piattaforma. Ciò che serve è innescare la motivazione che da un lato può essere quella di guadagnare denaro e dall’altra quella di godere di un servizio del tutto nuovo, a un costo competitivo e semplice da acquistare.

Sangeet Paul Choudary“Nella impostazione del modello – continua Choudary – vanno osservate alcune regole: per esempio è fondamentale tenere conto delle regolamentazioni vigenti nei Paesi in cui si intende operare e costruire una solida reputazione perché questa è fondamentale sia per attirare i clienti sia per mantenere i fornitori fedeli alla piattaforma stessa”.

E’ già chiaro che il modello della piattaforma, unito a quello di altre forme di rivoluzione delle organizzazioni aziendali, si pensi alla olocrazia che sempre più sta diventando fenomeno diffuso, è in grado di produrre valore e di costituire base per la costruzione di aziende profittevoli che hanno anche il ruolo di disruptor, quindi di organizzazioni capaci di modificare le regole di mercati fino a ieri consolidati e magari anche poco aperti all’ingresso di nuovi operatori. Come sempre accade però anche in questo caso ci sono alcuni elementi che ancora vanno definiti perché potrebbero diventare fattori di criticità per lo sviluppo delle plat-firms.

“Uno dei maggiori rischi è l’eccessiva centralizzazione del controllo delle piattaforme le quali per natura tendono a consolidare le community e ad aggregarsi e quindi si rischia la creazione di monopoli di mercato, o monopoli di fatto, quindi monopoli che non sono generati da regolamentazioni ma da dinamiche di mercato, appare quindi chiaro che se è il mercato che genera i monopoli e non la normativa sarà più difficile, se non impossibile, disegnare e implementare regolamentazioni capaci di limitare tale deriva – prosegue Chouadry -. Dobbiamo quindi applicare modalità di gestione e di controllo che non siano centralizzate ma condivise e in questo ci possono venire in aiuto modelli come quello della blockchain”.

platform revolution

Altri rischi potenziali sono la non neutralità delle piattaforme e la manipolazione delle stesse, e sono due rischi reali che iniziano a mostrarsi nel modo in cui le principali organizzazioni di tipo plat-firm già oggi compiono esperimenti per capire fino a che punto possono spingersi. Benché questi elementi siano parte del processo di evoluzione del modello delle piattaforme, esse rappresentano comunque una opportunità imperdibile per qualsiasi settore. “Si è visto come i giganti delle telecomunicazioni e dei media non siano riusciti a cogliere questa opportunità lasciando così ampi spazi all’ingresso di nuovi player e questa è una lezione che altri settori non possono permettersi di non considerare, oggi per esempio è il settore della finanza e delle banche a essere al centro del processo e devono stare molti attenti e cercare di comprendere come cogliere l’opportunità tenendo presente che il processo di trasformazione corre su due binari paralleli: la trasformazione del business model e la trasformazione del modello organizzativo sui quali bisogna agire in modo efficace per potersi mettere in condizione di sfruttare al meglio il modello delle piattaforme”.

E poi c’è l’evoluzione tecnologica, in che modo il concetto di piattaforma sarà ulteriormente applicabile: Sangeet Chouadry prevede che vi sarà una diffusione esponenziale dei robot che collegati tra loro in cloud non solo saranno in grado di apprendere da se stessi ma anche da tutti gli altri robot e benché inizialmente vi sarà la necessità di addestrare tali robot, e quella sarà una opportunità di lavoro nei prossimi 5,7 anni dice, in seguito la piattaforma farà il grosso del lavoro. Lo stesso vale per esempio per le self driving car che saranno tra loro collegate sia per gestire il flusso del traffico ma anche per condividere l’apprendimento.

Emil Abirascid

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direttore
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Pubblicato il:

08 luglio 2016

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