Finanza alternativa in Europa, Italia ad alto potenziale

Il Centro per la finanza alternativa della Judge business school della Università di Cambridge ha pubblicato il secondo rapporto sull’industria europea della finanza alternativa, chiamato Sustaining Momentum. Si tratta di una ampia e completa analisi dell’andamento dei mercati del crowdfunding e del peer-to-peer lending nel corso del 2015. Il report è stato realizzato con il supporto di Kpmg, di Cme Group foundation e di 17 associazioni europee del settore, per l’Italia hanno collaborato l’Associazione italiana equity crowdfunding e il Politecnico di Milano.

finanza alternativa - alessandro lerro

Alessandro Lerro

Alessandro Lerro, presidente dell’Associazione italiana equity crowdfunding così commenta i dati del rapporto: “Nonostante il ritardo del mercato italiano, la ricerca di Cambridge dimostra che l’equity crowdfunding sta effettivamente decollando, soprattutto dopo le modifiche regolamentari recentemente introdotte dalla CONSOB. Per un decollo definitivo manca l’apertura del mercato a tutte le imprese, superando la limitazione alle sole imprese innovative, anche sulla base delle esperienze conseguite negli altri Paesi europei. Peraltro, l’apertura all’investimento in imprese non innovative, più facili da capire e da comunicare, avrebbe anche la funzione di educare all’investimento in economia reale un Paese tradizionalmente abituato a investire solo in mattoni e titoli di Stato”.

Ciò sarebbe ancora più importante in questo momento storico in cui i tassi di interesse molto bassi faciliterebbero lo spostamento di capitali da forme di investimento più tradizionali a quelle più nuove e l’investimento in imprese che fanno innovazione è certamente uno dei più promettenti. Serve quindi accelerare in questa direzione e definire strategie che consentano di accelerare questo spostamento con strumenti, oltre quelli individuati da Lerro, che per esempio consentano di superare uno dei grandi ostacoli che gli investitori oggi vedono nei confronti del sostegno alle imprese: quello della bassa liquidità. In questa direzione va per esempio il modello proposto da Intermonte (la principale investment bank indipendente sul mercato italiano) che consente agli investitori di alcune piattaforme di crowdfunding for equity italiane di poter, in caso di necessità o di desiderio, rimettere sul mercato le loro quote, un po’ come se si trattasse di azioni di aziende quotata in Borsa. Intermonte funge da fiduciaria e quindi consente di gestire queste operazioni, una volta trovato l’accordo da chi vende e chi compra, senza che sia ogni volta necessario eseguire un atto notarile per sancire il passaggio di tali quote. È uno strumento questo che mitiga il limite della liquidità dell’investimento e che fino a oggi è stato scelto da circa 50 investitori che rappresentano più o meno il 10% della popolazione totale di investitori italiani che ha compiuto, sempre fino a oggi, operazioni di crowdfunding for equity.

 

grafico report finanza alternativa europa

Fonte: report Sustaining Momentum

 

UK sorpassa tutti nella finanza alternativa

Ma cosa dice il rapporto della Cambridge University? Intanto fa una scelta netta in termini di analisi dei dati separando di fatto il mercato britannico dal resto d’Europa. Questo perché la Gran Bretagna è di gran lunga il mercato più dinamico e con i numeri maggiori: si consideri che includendo la Gran Bretagna si registra un valore complessivo pari a 5 miliardi e 431 milioni di euro pari a una crescita del 92% rispetto all’anno precedente, senza la Gran Bretagna la crescita risulta essere del 72% e il totale dei volumi nel 2015 pari a 1 miliardo e 19 milioni di euro. Spacchettando i dati relativi ai singoli Paesi l’Italia risulta settima per volume complessivo con 32 milioni di euro rispetto ai 319 milioni di euro della Francia, ai 249 milioni di euro della Germania, ai 111 milioni di euro dei Paesi Bassi, ai 64 milioni di euro della Finlandia, ai 50 milioni di euro della Spagna e ai 37 milioni di euro del Belgio. Il rapporto afferma anche che i Paesi del nord Europa insieme hanno generato volumi per 104 milioni di euro, mentre il dato aggregato dei Paesi dell’Europa centrale e orientale è pari a 89 milioni di euro. A ribadire la distanza la Gran Bretagna da sola pesa per l’81% del totale con un volume pari a 4 miliardi e 412 milioni di euro.

Altri valori che il report ha rilevato riguardano il valore pro capite che vede svettare, sempre escludendo il Regno Unito, l’Estonia con 24 euro seguita da Finlandia con 12 euro, da Monaco con 10 euro, in Italia questo valore è pari a 0,52 euro, in Spagna 1,08 euro, in Germania 3,05 euro, in Francia 4,76 euro, nei Paesi Bassi 6,53 euro.

Finanza alternativa in Italia

L’Italia è prima nel ritmo di crescita passato tra il 2014 e il 2015 da 8 milioni di euro a 32 milioni di euro, quindi il 287% anche se il delta di crescita tra i due anni precedenti del 580%, tecnicamente quindi si potrebbe parlare di rallentamento anche se, considerando che il mercato italiano è ancora piuttosto piccolo rispetto alle similari economie del continente, il mantenimento di un tasso di crescita sostanzioso resta un indicatore promettente. Andando maggiormente nel dettaglio nel nostro Paese i 32 milioni di euro totali sono stati generati per 10,4 milioni di euro dal peer to peer consumer lending, per 8,9 milioni di euro dal reward based crowdfunding, per 5,4 milioni di euro dall’equity based crowdfunding, per 3,9 milioni di euro dall’invoice trading, per 2,3 milioni di euro dal donation based crowdfunding e per 0,6 milioni di euro dal peer to peer business landing.

A titolo di confronto con altri Paesi dell’Europa continentale prendiamo il dato del valore dell’equity based crowdfunding che è quello che maggiormente è aderente all’investimento in startup: in Francia il volume è stato di 75 milioni di euro, in Germania di 23,7 milioni di euro (era 29,8 milioni di euro nel 2014) , nei Paesi Bassi di 16,6 milioni di euro, nei Paesi nordici (Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda) di 12,7 milioni di euro, in Spagna di 5,3 milioni di euro (anche qui con una contrazione rispetto ai 10,5 milioni di euro del 2014), nei Paesi dell’Europa centrale e orientale (Albania, Armenia, Austria, Bielorussia, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Georgia, Ungheria, Kosovo, Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ucraina) di 7,7 milioni di euro.

Italia ad alto potenziale

Relativamente all’Italia il rapporto conclude che il volume complessivo è ancora molto piccolo, pensando per solo il 3% del totale dell’Europa, sempre escludendo la Gran Bretagna, e troppo piccolo è ancora il valore pro capite (0,52 euro) che la pone al 19evisimo posto sul totale delle 32 economie esaminate. Il nostro Paese è però visto come ad alto potenziale sia per via del momento di difficoltà delle banche tradizionali sia per via delle progressive modifiche, si auspica sempre migliorative, delle regolamentazioni. Si nota inoltre che nel 2015 il peer to peer consumer landing ha superato per volume il reward based crowdfuding che era primo per valore nel 2014. Relativamente all’equity based crowdfunding si osserva che vi è stata una crescita elevatissima, pari al 941%, passando dagli 0,5 milioni di euro del 2014 ai 5,4 milioni di euro del 2015 anche se, nota il report, va analizzato con maggiore approfondimento il peso dei mini bond su queste cifre. Il report si compiace infine della nascita anche nel mercato italiano delle attività legate all’invoice trading e al peer to peer business landing che nel 2014 non erano presenti.

Puoi scaricare qui il report

2016-european-alternative-finance-report-sustaining-momentum-2

 

E.A.

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Pubblicato il:

17 settembre 2016

Categorie:

Editoriali, Report


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